villa pallavicinoMutazione genetica: il Pd (partito dissolto) si è democristianizzato come mostra chiaramente la discussione sui pacchetti di tessere di poco chiara provenienza. Quando ero giovane erano i democristiani che giocavano con le tessere, non i comunisti (sono stato iscritto ad entrambi); i comunisti oggi non esistono più mentre i democristiani paiono ben floridi anche se camuffati.

Renzi, aggiungo, non è la mutazione genetica del Berlusca? parlantina, battuta pronta, uso sapiente dell’immagine, mi sembra nient’altro. Lo inviterei a riflettere sui destini dei cosiddetti “potenti” in Italia; mi riferisco solo a Craxi e Berlusconi, massacrati giudiziariamente. L’Italia non riesce a reggere uno statista o comunque un potente per troppo tempo: deve annientarlo, quasi avesse allergia all’idea di congedare con rispetto chi l’ha guidata per un certo tempo.

Penso anche al povero Monti: da salvatore della patria, desiderato da tutti i poteri che contano ad inutile politico, emarginato e ridicolizzato con la vicenda del cagnetto “smollatogli” da una giornalista in TV.

Non faccio il profeta, ma questo successo di Renzi (con tutti quelli che sono saliti sul carro del vincitore) mi fa temere che anche il belloccio comunicatore non sfuggirà a tale hybris.

Non che la destra stia meglio: le divisioni intestine sono sotto gli occhi di tutti, con Alfano potenziale parricida ed un nugolo di cortigiani che strepita per dimostrare la propria esistenza.

Dei pentastelluti che dire? il breve stralcio di intervento che ho sentito sul caso Cancellieri mi suggerisce che l’invidia regna sovrana da quelle parti. Non mi sono mai piaciuti e continuo di questa opinione.

Della lega ho perso le tracce salvo la riesumazione di Bossi che si ricandida a segretario…

L’impressione diffusa e sovrana è lo squallore di gente che racimola brandelli di un potere che non c’è.

Sentendo la radio, le telefonate che arrivano sono tutte di accusa ai politici, equamente divisi tra governanti ed oppositori; le ragioni non mancano come non v’è chi non veda, tuttavia non viene dall’astiosa critica  la possibile uscita da questo senso di paralisi che attanaglia il paese.

Urlare che la colpa è di altri serve soltanto a negare la possibilità di pensare ad altro.