Correva l’anno 2017, il 31 dicembre, iniziavo la mia avventura in quel di Parma, un viaggio che dura tutt’ora.

Era una notte che pioveva, c’era il concerto in piazza e bisogno di avere un ufficiale in più; è ovvio che non avrei mai potuto rifiutare, né lo feci.

Non conoscevo nessuno.

Quella notte rimasi a piedi con l’auto, causa batteria e fortunatamente, mi diede un passaggio Kung fu Panda (giovanotto piccolo, grasso e peloso), un simpatico collega, anche lui agli inizi quella sera e non più in forze da noi da poco tempo.

Di quella sera non ricordo nulla se non uno scambio di battute con uno dei tanti volti che allora non conoscevo; quelle parole mi lasciarono perplesso ma mi fissarono nella memoria il buon Benny, quel collega sovrappeso che è diventato uno dei miei più stimati compagni di lavoro.

Dopo tre anni che bilancio trarre?

Professionalmente sono rinato rispetto allo scorso anno; finalmente non mi occupo più di quel settore che ho sempre schifato, la cosiddetta territoriale, in favore dell’ufficio contenzioso, ambito professionale in cui mi ritrovo molto più a mio agio.

Ho anche una serie di colleghe e colleghi coi quali mi trovo in sintonia e, nonostante il super lavoro, sono soddisfatto.

Resta in ombra l’aspetto umano perché non sono riuscito in quel che sempre mi riprometto, di ampliare le buone conoscenze, ma pazienza.

Devo dire che, come non mai, sono stato subissato di regali, in particolare cioccolato e cioccolatini, oltre ad un bel cestino, del tutto immeritato, da parte di un gruppo di cortesi colleghi.

La mia gratitudine va ad  ogni collega che contribuisce a farmi vivere bene e, se non sono tanti, sono tutti davvero buoni.

Per il prossimo anno, cioè questo 2021, mi auguro di riuscire ad abbandonare la divisa e transitare in qualche amministrazione “civile”, questa è la speranza per cui ho già iniziato a darmi da fare, seppur con i miei modi blandi.

Nel frattempo dedico il massimo dell’impegno per far bene quel che ogni giorno mi capita.

Quest’anno,  differenza dei precedenti, mi sono concesso la Messa vespertina, col canto del “Te Deum”: pessima esperienza, canti in generale brutti e Te Deum in italiano, che non si può ascoltare.

Una volta l’anno, un bel canto in latino come Dio comanda no, eh?

Pazienza, quel che c’è di bellissimo nella liturgia della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio è i testo della prima lettura, la grande benedizione tratta dal Libro dei Numeri.

Ne ho parlato in varie occasioni perché è un testo che trovo davvero di straordinaria bellezza e che ho fatto mio nelle preghiere di ogni sera.

Nel Libro dei Numeri, al capitolo 6 Dio si rivolge a Mosè e gli detta le parole che Aronne e i sacerdoti dovranno utilizzare per benedire il popolo di Israele:

«22 Locutusque est Dominus ad Moysen dicens:

23 “ Loquere Aaron et filiis eius: Sic benedicetis filiis Israel et dicetis eis:

24 “Benedicat tibi Dominus et custodiat te!

25 Illuminet Dominus faciem suam super te et misereatur tui!

26 Convertat Dominus vultum suum ad te et det tibi pacem!”.

27 Invocabuntque nomen meum super filios Israel, et ego benedicam eis ” ».

Che in italiano si traduce:

« [22] Il Signore aggiunse a Mosè:

[23] “Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:

[24] Ti benedica il Signore e ti protegga.

[25] Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.

[26] Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.

[27] Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”».

Benedire, essere propizio, concedere la pace: tutte azioni di un Signore che comportano l’idea di rapporto, di profitto e di mancanza di conflittualità.

Benedire: dire bene, parlar bene ma anche augurare che le cose vadano bene, si realizzino secondo i desideri, le intenzioni di colui che viene benedetto.

Essere propizio: che ci sia un guadagno, un aiuto perché si consegua un risultato di incremento, qualunque sia la materia oggetto del lavoro.

Concedere la pace: giungere alla conclusione dei pensieri e delle azioni in modo da poter esprimere giudizio di gradimento e soddisfazione, con possesso legittimo dei beni, senza impoverimento altrui.

Tutte azioni particolarmente complicate per l’uomo, vittima (non incolpevole) della nevrosi che è maledizione, perdita e guerra civile e non solo.

Come ho ripetuto in svariate occasioni, non amo la festa di capodanno, ma approfitto della liturgia per augurare a tutti e a ciascuno di essere a un tempo oggetto e artefice della benedizione di Mosè, questo è il lavoro quotidiano cui ogni uomo è chiamato, l’unico lavoro di essere svolto, come Gesù, Sigmund Freud e Giacomo Contri ci hanno mostrato.

Parma, 31 dicembre 2020, memoria di san Silvestro I, Papa