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	<title>Malatesta Novello Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<description>Was du ererbt von deinen Vätern hast, / Erwirb es, um es zu besitzen</description>
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		<title>biblioteca malatestiana e Wildt</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 05:46:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Approfitto dell’ormai tristemente consueta inaffidabilità delle ferrovie (scioperi, carrozze inadeguate, mancanza di riscaldamento) che stavolta mi hanno soppresso il treno (misterioso il motivo) per spostarmi in auto ed andare a visitare una delle tappe da tempo pensate e da molto in attesa: le Biblioteche Malatestiana e Pïana di Cesena (costo del biglietto 5 € con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.panciutello.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-10-001.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1409" title="Wildt" src="http://www.panciutello.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-10-001-168x300.jpg" alt="" width="168" height="300" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-10-001-168x300.jpg 168w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-10-001-574x1024.jpg 574w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-10-001.jpg 1832w" sizes="(max-width: 168px) 100vw, 168px" /></a>Approfitto dell’ormai tristemente consueta inaffidabilità delle ferrovie (scioperi, carrozze inadeguate, mancanza di riscaldamento) che stavolta mi hanno soppresso il treno (misterioso il motivo) per spostarmi in auto ed andare a visitare una delle tappe da tempo pensate e da molto in attesa: le Biblioteche Malatestiana e Pïana di Cesena (costo del biglietto 5 € con visita guidata).</p>
<p style="text-align: justify;">Ambienti che meritano la visita: la biblioteca malatestiana è di un’austera (come si confà ad una biblioteca) bellezza, sobria ed insieme elegante, a forma basilicale con tre navate di cui la centrale a botte e le laterali a crociera, coi plutei decorati con gli stemmi del Malatesta ed i preziosi volumi incardinati ai banchi, il tutto racchiuso da un prezioso portone intagliato di grande bellezza, aperto e chiuso da due chiavi (un tempo, mi racconta la guida, in mano al potere civile ed a quello ecclesiastico).</p>
<p style="text-align: justify;">L’altra biblioteca, certamente meno suggestiva, ma non meno interessante, contiene una serie di volumi esposti di straordinaria manifattura: le miniature hanno una fresca ed incisiva espressività che raccontano il valore e l’importanza dei libri in un’epoca in cui la stampa aveva ancora da venire alla luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale davvero la pena visitare questo piccolo gioiello custodito da una provincia italiana che conserva non sempre con attenzione (ma non è questo il caso) un patrimonio che è ormai banale definire straordinario.</p>
<p style="text-align: justify;">Simpatica anche la guida anche se un po’, come dire, ingenua, ma ben venga … visita assolutamente soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringalluzzito da cotanta esperienza decido di fermarmi a Forlì dove si tiene una mostra dedicata a Wildt, autore a me del tutto ignoto ma che mi incuriosisce almeno nell’immagine che pubblicizza l’evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ne resto deluso, anzi: mostra bellissima, ne sono incantato.</p>
<p style="text-align: justify;">Wildt è stato sicuramente messo da parte per via delle sua simpatie fasciste e tuttavia ha un’abilità nel lavorare il marmo che è fantastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Emergono dunque queste sculture a volte sottili da sembrare diafane, altre volte massicce e muscolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Come può essere rivisitato l’ideale classico ai tempi del fascio: una potenza vitalistica che mi ricorda il quartiere dell’Eur seppure con influenze simboliste.</p>
<p style="text-align: justify;">Uomini muscolosi e massicci ma anche con espressioni strazianti a manifestare un dolore di vivere che non trova risposta (gli autoritratti) oppure esaltati in un delirio di potenza che li trasfigura ed eternizza, trasformandoli in icone e svuotandoli della loro individualità (Dux).</p>
<p style="text-align: justify;">Donne assorbite dalle loro meditazioni, in un tempo che pare dissolversi, vedove addolorate, fanciulle e madri e bambini: tutta l’umanità passa tra le mani di Wildt per essere rielaborata e riproposta come icona di un’epoca che ha vissuto e condiviso l’angoscia di uno smarrimento che ancora non ha trovato un termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Influenze simboliste poi che mi ricordano il Klimt del fregio della Secessione (La nona sinfonia) e quel raffinato estetismo che affascina proprio per l’estrema attenzione al dettaglio e che mi rimanda ad una Vienna nel massimo del suo splendore culturale anche se sull’orlo della crisi (la Vienna di Freud, Musil, Klimt, Kafka, Schiele, Schniztler).</p>
<p style="text-align: justify;">Wildt non credo abbia trovato risposta a quel che cercava.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra è dunque da visitare: piacevole e ben disposta, addetti gentili, bei laboratori di lavorazione di bronzo e marmo con un gentile e competente signore che è riuscito, in brevi tratti, a farmi capire come lavora uno scultore (Canova nel caso), attività che per me era inimmaginabile: mi credevo il genio con martelli e scalpelli ad aggredire una massa di granito guidato dal suo estro, mentre ho scoperto la lunga opera di preparazione e avvicinamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora un prodotto di qualità.</p>
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