Necessità burocratiche mi hanno condotto a Rimini: ci ho messo ben 4 ore e mezzo causa incidente a Bologna (soccorsi? polizia?).

Toccata e fuga che mi ha permesso di godere di un’ottima carbonara preparata appositamente per me (avevano già pranzato) da quella cuoca, amica e meravigliosa ragazza che è Luana; 4 chiacchiere con lei e Umberto e di corsa a salutare un altro amico, Stefano Brunori consigliere comunale, spina nel fianco dell’attuale amministrazione (santo subito), quindi un breve saluto a Don Piero e via di corsa verso casa.

Avrei voluto vedere e trattenermi con tanti altri amici, ma il tempo tiranno…

Mi mancano le persone che mi hanno onorato della loro amicizia, è l’unica cosa che, effettivamente, mi manca, il resto non mi suscita rimpianto alcuno, non è una bella città e nemmeno a misura d’uomo.

Il solo ricordare gli amici riminesi mi fa venire voglia di prendere iniziative perchè possa accadere qualcosa di simile anche dove mi trovo ora.

Ricordando varie persone mi viene da fare un parallelismo, tra le varie realtà che ho incontrato: tutte sono accomunate da un tratto, il ripetersi di certe “figure” caratteristiche tipo il burlone, la supergnocca (magari in via di difficile invecchiamento), l’assatanata, il tirchio, il latin lover de noantri, il narcisetto amoroso (“sono fico”), il puntigliosetto, l’intellettuale, l’arrivista (sia uomo che donna)… insomma stereotipi ben descrivibili.

Le soluzioni date, insomma, variano ma non di troppo, variazioni sul tema si potrebbe dire.

Fino a che ognuno resta concentrato nel suo essere quella tal caratteristica non si ha che ripetizione e noia (non faccio eccezione e non scaglio pietre).

La mia tentazione (o tentativo di soluzione) è sempre stata il farmi da parte, l’allontanarmi più o meno discretamente, ma è sbagliato perchè, rimane comunque fossato al solo “lui è…”, ma le definizioni possono essere armi (come i sassi per l’adultera).

Che valga anche per i luoghi?