Sogno di stanotte, diviso in tre parti, che ha la peculiarità di vedere, tra i protagonisti il mio carissimo, non dimenticato Federico Buzzi.

Ma eccomi al sogno:

“mi trovo in casa e ci sono i ladri, non li vedo ma ne percepisco la presenza; ad un certo punto, nella mia camera, sembra che ormai non ci sia nessuno ed invece avverto qualcosa, che è poi qualcuno, lo capisco dalla mia gamba che tocca la sua, che si sta nascondendo o cercando di scappare, è un ladro: la situazione è di tale tensione e angoscia che mi sveglio gridando “mamma”.

Ora sono prigioniero dei nazisti, forse davanti a Hitler stesso, questi stanno esaminando i prigionieri; in quel momento stanno osservando uno poi chiamano me, forse sono in mutande.

C’è un nazista che, con un frustino, mi esamina, forse mi tocca le ginocchia, mi tocca la pancia, chissà, forse per decidere se devo finire in camera a gas.

Si alza Federico, si pone al centro della scena ed inizia a parlare in mia difesa, forse fino ad arrivare ad offrirsi al posto mio o, forse, soltanto per perorare la mia causa, in ogni caso mi difende, cerca di difendermi.

All’ingresso di una chiesa c’è un cadavere, disteso in mezzo alla strada, forse ne viene gettato un altro o comunque qualcosa di nero, indistinto; entro, c’è una gran fila (e ressa) di gente; parlo con qualcuno di questi ragazzi (sono tutti uomini e abbastanza giovani) e chiedo se ce ne siano ancora (alludendo, penso, ai cadaveri); alla risposta negativa io sono molto contento perché avevo l’idea di fare la pace, che scomparisse la divisione tra i nemici.

In realtà la mia idea è che ci sia una pacificazione senza eliminazione di altre persone e così pare che accada, per cui sono contento, mi sveglio con un bel senso di soddisfazione.”

Curiosamente l’episodio di Federico sembra riprodurre quanto compiuto dal santo che si festeggia proprio il giorno entrante della notte del sogno.

Il ladro in casa mi ricorda il detto che i romagnoli riferiscono ai vicini di regione: “meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”; lo scontro tra le gambe mi fa pensare ad un dolore acuto ed alla rottura di ossa ma anche alle ossa incrociate della bandiere nere dei pirati.

Sotto il letto si nascondono gli amanti nelle migliori (?) commedie boccaccesche.

L’ambiente famigliare della casa e della camera mi fanno venire in mente il freudiano “das unheimliche”, “il perturbante”, quel senso di pericoloso estraniamento che caratterizza luoghi fino a poco prima famigliari.

A Federico avevo pensato perché il giorno precedente, il 12, ricorreva il nono mese dalla sua morte, l’ho poi sempre presente nelle mie preghiere serali.

Il frustino mi viene da una collega che mi ha minacciato appunto con un frustino, visto che la stavo importunando, mentre i nazisti mi ricordano le Sturmtruppen (che adoravo) ed un personaggio dei fumetti che non riesco ad identificare (pensavo a Dick Dastardly ma, ecco che mi viene in mente, potrebbe essere Jo Condor, il bieco disturbatore della Valle Felice, negli sketch di Carosello).

Jo Condor è, per definizione, il guastafeste ed il cattivo che, però, non vince mai; arriva il Gigante buono (in teoria il protagonista della storia) che rimette le cose a posto e punisce severamente il malcapitato briccone.

La scena è molto inquietante, mi ricorda il mercato delle vacche, quello degli schiavi dell’antica Roma e, ovviamente, le selezioni per i forni crematori (io, con la mia inutillima laurea in filosofia sarei finito subito a fare la doccia eterna).

Guardato, esaminato in mutande e col frustino, non è il massimo del comfort.

Ma c’è un aiuto, un amico, che mi difende con le parole, prende la mia parte: di fronte all’incapacità di difesa ecco sorgere un difensore (siilo sempre Federico), quello che in ebraico potrebbe essere il goel e, nell’ebraico freudiano, lo psicoanalista.

Un sogno in cui si parla di minacce e di difesa; di minaccia si trattava anche nel sogno precedente.

Parma, 14 agosto 2020, memoria di san Massimiliano Kolbe