Nella notte tra il 26 e 27 ottobre:

Mi trovo su una corriera, da solo e mi avvio verso la chiamata alle armi, ad un corso per ufficiali, perché ci sarà la guerra.

Non ricordo se canto o sento in sottofondo la canzone (che mi gira in testa in questi giorni) “Addio mia bella addio”.

Il mezzo su cui mi trovo è molto luminoso, permette una visuale intorno come se non ci fosse la carrozzeria.

Lungo la strada vedo svariate persone che stazionano, forse anche altri militari; tra questi una donna, per prima, inizia a salutarmi ed io contraccambio i saluti, a lei e agli altri che, dopo di lei mi salutano.

Uscito dal centro, mi faccio un segno di croce solenne ed uno, non meno lento e solenne, lo rivolgo all’esterno, come se volessi benedire ciò che mi circonda.

Arrivo a destinazione, in un posto dove c’è già un gruppo di persone, uomini e donne; io indosso una felpa rossa con cappuccio ed una giacca azzurra, quella che ho utilizzato per andare al convegno ANCI di Rimini, il 25 ottobre.

Devo avere pensato che sono privo di qualunque bagaglio e mi chiedo come farò a cambiarmi la biancheria intima se non ho portato nulla con me.

Parlo con alcuni, poi ci mettono in fila, dobbiamo andare non so bene dove e mi trovo a parlare con un giovanotto, giovane giovane, che mi dice che doveva andare a ritirare l’arma poiché era previsto che fosse assunto da noi; gli replico che deve andare, non deve perdere l’occasione, poi se ne riparlerà, ma deve assolutamente andare.

Quindi penso a qualcosa che ha a che fare col trattamento di noi che siamo già ufficiali, se mi metteranno in prima linea oppure, vista l’età, mi metteranno nelle retrovie o nei servizi logistici.

C’è poi qualcosa che ha a che fare col passare per una cucina, dove forse ci danno indicazioni perché abbiamo sbagliato percorso all’interno di questo grande centro.

Toriamo sui nostri passi (forse) ed entriamo in un cortile dove c’è l’istruttore di riferimento; in questo cortile c’è qualcosa che non ricordo ma da lì passiamo in altro locale dalle cui finestre vedo un posto dove ci sono vari uomini che camminano per file parallele, indossando un caschetto e delle protezioni e agitando dei bastoni con le estremità bombate (come se fossero enormi bastoncini per le orecchie), forse in allenamento per gli scontri corpo a corpo.

Infine ci mettono davanti a delle impugnature appese in alto, prendendo le quali è possibile camminare contro la parete, sollevando i piedi ad altezza della testa ed oltre; osservando chi lo sta facendo dico che io non riuscirò mai a fare una cosa del genere.

L’istruttore mi spiega che il risultato in questo esercizio, la performance o qualcosa del genere è del 4,82% e comunque io devo provare ed in effetti ci provo con scarsi risultati, non che non ci riesca del tutto ma ottengo scarsi risultati.

Commento dicendo (o forse è l’istruttore a dirmelo) che mi serve molto allenamento, devo fare molti addominali; io concordo o forse mi vedo intento a farli, in un gruppo molto numeroso e questo mi piace perché sarei in compagnia ma poi mi rendo conto che dovrei comunque farli in solitaria e questo non mi garba affatto.

Questo è il sogno.

Una ripresa della canzone risorgimentale che era già spuntata in occasione del sogno precedente e una riflessione sulla guerra, alla quale, probabilmente, sento di dover partecipare, ma quale guerra?

Il sogno segue alcuni giorni molto speciali per via della visita di una carissima amica, l’unica donna cui abbia chiesto, invano, di sposarmi; questa amica ha potuto dormire nel mio letto, prima volta che mia madre accetta di avere un ospite per la notte (finalmente una casa ospitale).

Prima volta, infine, che mi ha viso protagonista di un incidente stradale ma su questo transeat.

Del lavoro meglio non parlare se non per notare una veloce trasferta in quel di Rimini, purtroppo senza aver avuto occasione di salutare nessuno degli amici, con la mia comandante, per presenziare ad un convegno dell’ANCI.

Questi gli antefatti, spero di ricavarne qualcosa di buono.

Parma, 26 ottobre 2018 memoria di san Folco Scotti vescovo e dei santi Luciano e Marciano e Rogaziano e Felicissimo martiri