Il 31 dicembre si chiude l’anno, come da consuetudine di calendario, ma, nel mio caso, ricorre anche l’anniversario, il secondo, del mio trasferimento a Parma; normalmente non amo fare bilanci in corrispondenza delle date del calendario civile, tuttavia ritengo utile farlo.

Rispetto al passato resta confermato l’aspetto positivo della breve distanza dal luogo di lavoro, il che non è poco.

Di positivo non ho nient’altro da rilevare e questo mi intristisce molto ma ho perso ogni speranza.

Oltre a essere morto professionalmente quel che mi inquieta è la quasi totale assenza di rapporti di amicizia, cioè di rapporti profittevoli: le cene e le uscite riminesi e modenesi mi mancano, sebbene anche in quei luoghi conducessi vita molto riservata.

Esperienze come la vacanza a Madrid o a Cracovia, rispettivamente coi colleghi di Rimini e Modena sono qui impensabili.

Una nota di colore, giusto per rallegrare lo spirito: un collega, tempo fa, mi ha esposto questa considerazione: “non ti conviene andar via da Parma, altrove saresti uno qualunque, qui sei l’ispettore più glamour del comando”.

Mi ha molto colpito, questa affermazione, perché ha ben colto l’aspetto istrionico, teatrale, eccessivo, del mio carattere, tuttavia l’essere glamour (che altri hanno interpretato in modo non esattamente benevolo, ma lasciamo perdere) non ha prodotto alcuno dei risultati che mi propongo quotidianamente.

Nonostante tutte le contraddizioni del caso, il mio lavoro quotidiano, quando mi è possibile, è quello del pontifex, non che voglia fare il papa, sia chiaro, sarebbe un’occupazione troppo faticosa, preferirei il ruolo di cardinale, ma tralasciamo.

Pontifex era il sacerdote che presiedeva alla costruzione dei ponti e questo tento di fare, edificare ponti cioè incontri proficui, ma a a Parma senza esito.

Ovviamente non ho intenzione di emigrare, ma prendo atto che qui non c’è modo di seminare (salvo rarissime occasioni).

 Tutta questione di merci e mercato: è evidente che la mia merce non interessa oppure sbaglio mercato, è dunque opportuno ripensare ad alternative di mercato o a cambiare prodotto, operazione non semplice ma irrinunciabile.

Aggiungo una breve considerazione: essere glamour è come essere intelligente, colto e tanti altri appellativi del genere, un modo per “sterilizzare” l’altro, per chiuderlo in una definizione che è obiezione al lavoro di pensiero ed impedisce ogni possibile produzione di beni.

Ne faccio un esempio concreto e banalissimo nella sua quotidianità: alcuni giorni or sono un collega, non ricordo in riferimento a quale episodio, si rivolse a me, in presenza, di altri, dicendo: “dicci qualcosa di profondo in merito”, l’apparente cortesia celava (neanche tanto) un evidente comando come ai leoni del circo.

Chiudo non facendo gli auguri perché capodanno non è una festività cui riconosco valore; la festa (compulsiva) dell’ultimo dell’anno è celebrazione che appartiene al regno di kronos (l’allegria forzata come formazione reattiva della malinconia), mentre io cerco di prestare attenzione al kairos di cui parlava spesso il mio amatissimo maestro, il professor Maurizio Malaguti, di venerata memoria.

Parma, 31 dicembre 2019 memoria di Santa Caterina Labouré