Le elezioni amministrative, il primo turno, si sono concluse con quello che mi aspettavo, la sconfitta del mio candidato.
Dario Costi non è arrivato al ballottaggio, com’era forse prevedibile sebbene auspicassi un diverso risultato, ma le urne sono sovrane e mi devo rassegnare ad altri 5 o forse 10 anni di vacche magre.
Non sono in grado di analizzare i motivi della sconfitta; da parte mia sono mancati alcuni voti per la trasferta al concerto di Vasco Rossi a Roma da parte di parenti ed il covid che ha bloccato alcuni amici, ma non sta qui il punto.
Sicuramente è mancata la notorietà del candidato, uscito troppo tardi dall’ombra in cui era ripiombato dopo la precedente comparsa (mi dicono, allora non avevo seguito, alle primarie col candidato del PD di allora); sicuramente la lista di giovani (di cui non conosco nessuno) è stata un flop perché, per quel che ho visto e documentato io (senza pretesa di scientificità), i giovanotti mi sono sembrati molto autoreferenziali e compiaciuti di loro stessi, piuttosto che proiettati a coinvolgere altri (ma magari mi sbaglio) e poi il giovane in sé è una qualità insignificante.

Ammetto anche che qualche candidato (ho scoperto di conoscerne uno) mi ha fatto venire l’acidità di stomaco, mentre sono convinto della scelta fatta, di votare l’avvocato Matteo Ferroni.

Inizia adesso un nuovo cammino: mi aspetto dal candidato e sicuramente consigliere Costi un atteggiamento di implacabile e leale opposizione, così come spero che i vari candidati che non ce l’hanno fatta non spariscano nel nulla ma diano continuità all’azione degli eletti e del leader nazionale, Carlo Calenda. Me lo auguro soprattutto per l’avvocato Ferroni, che mi è sembrato persona equilibrata e coi piedi per terra.

Il giorno del ballottaggio credo che bisserò il comportamento del primo turno, ovvero sarò il primo a votare (non votare è contro la mia religione) ma la scheda sarà tristemente nulla, nessuno dei due contendenti avrà il mio sostegno.

Ne ho discusso con un amico, che intende, invece, sostenere un candidato per evitare la sciagura più grande in caso di vittoria dell’altro: poiché non credo a questa logica preferisco che siano altri a sporcarsi le mani, io mi metto in disparte e ripenso alla massima, famosissima della nutrice di tal tiranno di non ricordo quale paese siculo che, alla morte del crudele sovrano, piangeva disperata.

La popolazione, stupita, le chiese conto di tale stranezza, quasi ella non avesse visto coi propri occhi le crudeltà e le efferatezze del defunto, ma ella, lapidariamente rispose: “non piango pensando a chi è morto, ma piango pensando a chi verrà”.

Parma, 15 giugno 2022 memoria del Beato Tommaso Scryven, monaco certosino, martire