Anche quest’anno è arrivato Natale: in questo medesimo momento, unico in tutto l’anno, noi celebriamo insieme la Nascita di Nostro Signore e la Sua Passione e Morte sulla Croce. Carissimi, secondo il mondo, questo modo di comportarsi è strano.

“Ma pensate un po’ al significato di questa parola « pace ». Non vi sembra strano che gli angeli abbiano annunziato la pace, quando il mondo incessantemente è colpito dalla guerra e dal timore della guerra? Non vi sembra che le voci angeliche si siano sbagliate, e che la promessa fu una delusione e un inganno?
Riflettete ora come parlò della pace Nostro Signore stesso. Egli
disse ai Suoi discepoli : «Io vi lascio la mia pace, vi do la mia
pace». Intendeva Egli dire pace come noi la intendiamo: il regno
d’Inghilterra in pace con i suoi vicini, i baroni in pace col Re, il
capofamiglia che conta i suoi pacifici guadagni, il focolare ben
pulito, il suo miglior vino per l’amico sulla tavola, la sua donna
che canta ai suoi bambini?

Inizio con l’interludio di un’opera che mi accompagna dai tempi del liceo: Assassinio nella cattedrale di Thomas Stearns Eliot.

L’ho anche vista, rappresentata, non riesco a ricordare dove e quando ma rammento la profonda emozione che provai, così come, ancor oggi, quando mi rimetto a scorrere le pagine: ammetto che mi sarebbe piaciuto fare teatro per impersonare l’arcivescovo Becket (ma anche Hamlet dell’amatissimo Shakespeare), sogno irrealizzato, pazienza.

Ma torniamo al Natale: sfrondato di tutte le inutili sovrapposizioni che ne hanno deturpato il valore di festa, ricordo e riprendo come una bella rappresentazione l’immagine di Banksy con Gesù in croce che regge pacchi regalo; recupero quel che hanno detto vari eminenti rappresentanti della Chiesa: è il momento giusto per riscoprire il festeggiato, Gesù Cristo.

A questo ha pensato, da anni, Giacomo Contri, inutile che stia a dirvi chi è; sul Natale ha scritto poche righe, da far tremare le vene ai polsi: “si tratta di un pensiero per il quale il corpo umano (la cosiddetta “incarnazione”) è un profitto soddisfacente, non un onere da reggere, se possibile con dignità supportata da illusori diritti umani.”

Nei primi secoli si è molto dibattuto sulla figura di Gesù e molti, moltissimi, ne hanno negato l’Incarnazione, uno scandalo inammissibile per “Dio”.

L’idea di un “Dio”, io preferisco parlare di “Signore” (Dio è nato col peccato originale), che pensa a un profitto soddisfacente è un’idea del tutto nuova ed ancora inesplorata.

L’amico Gabriele Trivelloni, nel bel volume edito da pochi mesi (e che consiglio vivamente di leggere e regalare), “Per un pensiero non sospeso”, fa propria l’identica questione: «Poi verrà un altro tempo. Ma sarà altro se io avrò un pensiero tale da renderlo altro. Altrimenti torneremo a lamentarci come abbiamo sempre fatto».

Quale questione? La stessa che si è trovato davanti il Signore che, in un passato remoto, ha avuto la tentazione di fare un po’ come i pentastellati delle origini, ha fatto fuori l’intera umanità, salvando solo alcuni eletti, alcuni “buoni” (il diluvio universale), salvo avvedersi che punire l’uomo è inutile, come lo è tentare di addomesticarlo, perché la sua peculiarità è quella di essere ad immagine e somiglianza, cioè privo di istinti, ma dotato della facoltà di essere legislatore, nel male come nel bene.

Nei secoli abbiamo doviziosamente esplorato la competenza nel male; Gesù, in poca ma buona compagnia (Freud, tra gli altri) ha proposto una via alternativa: pensiero produttivo in vista della soddisfazione.

Natale, dunque, come festa del profitto, Incarnazione come guadagno.

Il messaggio degli angeli (Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis), ci accompagni per il prossimo anno, ci tenga vivo il pensiero dell’Incarnazione.

Natale è occasione per scambiare gli auguri e, come ogni anno, non vengo meno a questo piacere; è una buona occasione per ricordare, davanti al Signore che viene, gli amici.

Auguri, dunque, innanzitutto a mia mamma e mio fratello Graziano, ai nipoti Simone e Laura, e alla cara cognata Silvia, alla mia amatissima zia eponima e al “nonno” Ermes, ai miei cugini Liliana, Luca, Davide, Andrea, Alice e Martina, a mio padre, ai cugini Barbara ed Andrea e così chiudo la lista dei famigliari.

Auguri agli amici, partendo, in ordine di distanza geografica e privilegiando lo Stato della Chiesa, al caro Danilo, romano de Roma, che ha bisogno di un 2021 che lo compensi delle fatiche e dei dolori che sta ancora patendo: che il Santo Natale gli sia luce, stella cometa nella ripresa.

Sempre nello Stato Pontificio c’è la cara Rimini, non cara come città ma per le persone che la abitano: auguri ad Umberto Farina, sempre primo per stima ed affetto, con Luana Zaccheroni e a tutti i loro famigliari, auguri ad Angelica Costa, a Fabio Montebelli, preziosa perla per chi ha la fortuna di frequentarlo come a me è precluso dalla distanza, con Sondra e tutta la famiglia, auguri a Roberta Beradi (e tutta la famiglia), ad Andrea Rosa, Marco Guerrieri, Davide Zavatta, Massimiliano Vergine, Massimo Schiaratura, Piero Munaretto, Ivano Savoretti detto Ivanello, a Lorenzo Grossi, Matteo Bardelli, Jader Bonanni, Cristian Rocchi, a Stefano Brunori (ragazzo d’oro), a Silvia Semprini e Riccardo, alla mitica WonderDanielina, ai miei coinquilini e in particolare ad Andrea Morolli. 

Auguri in particolare a Stefano Muratori, Stefanino, cui devo enorme gratitudine: ora che ha iniziato a fare carriera spero non dimentichi o trascuri gli obblighi che ha verso il sottoscritto.

Sempre Stato Pontificio è Ravenna, splendida città, che amo molto, dove gli auguri vanno a Daniele del Fabbro, persona di squisita cortesia, cordialità ed umanità, a Nicola Rossi, Valentina Gubitta, splendide persone e grandi professionisti; auguri a Sergio Menegatti, che mi ha sempre accolto con squisita cortesia.

Auguri ad Alessandro Scarpellini e Roberta, da Cesena, a Claudio Rimondi da Ferrara e con loro direi che chiudo con la Romagna ed il rimpianto Stato della Chiesa.

Discorso a parte per Agostino, cui rivolgo un augurio speciale perché è un amico davvero speciale.

Ed auguri speciali a San Roberto Mastri, amico che stimo come una delle migliori persone che abbia mai conosciuto, nonostante mi trascuri clamorosamente e pervicacemente.

Venendo verso la mia città Natale è bene far tappa nei dintorni di Bologna, per salutare Andrea Piselli, Claudio Balboni e verso Modena, Cristian Cosimo (mio consulente d’immagine), per arrivare nella seconda città, per importanza, nelle mie buone relazioni, la bellissima Modena.

Qui gli auguri vanno innanzitutto ad Elisa Fancinelli (con Mario), a Miranda Corradi, a Paolo Piccinini (la mia balia asciutta), Claudio Castagnoli con Fiorella, Sabrina Menghini, Enrico Marongiu, Chiara Luppi, Gianluca de Simone (detto Tortello), Alberto Cuoghi, Francesco Lo Muzio (king of the paraculs), Federico Coratella, Alberto Sola, altri ne dimentico, spero mi perdoneranno …

Venendo verso la mia città Natale ci sono da salutare i reggiani, sebbene da Reggio nulla possa venire di buono, come dice da sempre la saggezza popolare.

Piero Catellani è il primo da ricordare, specie dopo il pranzo assieme in quel di Roma, a settembre, assieme a lui saluto Lazzaro Fontana e Lorenzo Cristofaro, mio spacciatore dei video covid.

Auguri a Marco Gatti, detto Telegattone, Stefania Lodi Rizzini, Luca Falcitano (detto Luchino), Gianluca Ferretti (il mio video covid fan più sfegatato), Marco de Marchi e con loro lasciamo il reggiano per venire in quel di Parma.

Auguri innanzitutto a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Enrico Solmi, Vescovo di Parma e Abate di Fontevivo, che mi ha più volte onorato della Sua paterna attenzione.

Auguri a Paolo Fabbri, persona di squisita cortesia, che mi onora da anni di un’amicizia generosa e sovrabbondante ogni mio merito.

Auguri a Guido Menozzi, che è ormai un anno da che ci siam detti che dovremmo rivederci, ma verrà il tempo…

Auguri anche al mio carissimo Federico Buzzi, a Don Piero Sancisi, al professor Maurizio Malaguti, a Freddy, ad Attilio che con Gesù possono parlare direttamente e che, spero, non si dimentichino dei loro amici.

Auguri a Giovanni e Gianluca con relative famiglie, che incontro ogni tanto alla Messa in San Benedetto, mia avita parrocchia.

Auguri innanzitutto al mio carissimo Loris Montanari (e all’intera famiglia di recente aumentata di una splendida bambina), uno dei miei “cuccioli”, che mi onora da anni di cordiale amicizia che mi scalda il cuore.

Auguri a Giuseppe Zani, che, pur a distanza, rimane sempre un cordiale amico ed Francesco Gallina (e famiglia) ed a Francesco, mio assicuratore (ebbene sì la salvezza è possibile anche per assicuratori, avvocati e bancari), e ad una fantastica ragazza che non riesco a frequentare quanto meriterebbe e dovrei, Cristina Favalli.

Auguri alle mie Cocorite, babbioncine e pupattole varie, ai funzionari e colleghi che lavorano con me, che dividono con me le migliaia di pratiche che smaltiamo continuamente senza posa: non faccio nomi per evitare inutili e magari malevoli pettegolezzi, ma grazie di cuore e auguri ai tanti che contribuiscono a rendere migliore il nostro luogo di lavoro e in particolare a tutti coloro che mi hanno subissato di cioccolata (sanzione per la mia riconosciuta dolcezza e mansuetudine o invito ad essere più dolce?).

Auguri anche ad alcuni che lavorano all’esterno e che, purtroppo, non posso frequentare e vedere come vorrei.

Auguri a Michele Tegoni e Stefano Bonini e auguri al mio medico curante, il dottor Francesco Zaccaro, persona e professionista splendido.

Auguri a Serena, Michele kung fu Panda, in quel di Fontevivo, ed auguri anche al sindaco, che da troppo tempo mi ignora, ma è fatto notorio che i politici sono dei farfalloni (ed io un vecchio barbogio).

Auguri a Gabriele e Silvia, amici di una vita, per i quali spero, ogni giorno, tutto il bene che meritano, ed auguri a Lulù, altra splendida persona in quel di Borgo San Donnino.

Auguri a Giacomo Contri e a tutti “gli amici del pensiero” grazie al lavoro dei quali anch’io cerco di avere cura del mio pensare.

Auguri alla mia amatissima Marta, ed ormai siamo al confine della penisola, il mio viaggio tra gli affetti può dirsi concluso.

Chiudo con gli auguri alla dottoressa Angelica Sikokis, al dottor Roberto Berretta, a tutti i medici e loro collaboratori che ho frequentato in questi anni: ho avuto la fortuna di conoscere persone splendide e professionisti di grande serietà e competenza.

A tutti e a ciascuno l’augurio che sia un Santo Natale, occasione per lavorare perché accada un altro tempo, non più quello della lamentela.

Parma, 25 dicembre 2020, Solennità del Natale di N.S. Gesù Cristo