Sono stato colpevolmente assente per un bel po’ di tempo, sopraffatto dagli eventi che mi hanno assillato come in poche altre occasioni; mi sono sentito nella condizione di chi agitur, non agit, sbattuto tra i marosi di imprevisti non controllabili.

Debbo, dunque, recuperare una serie di questioni ed eventi che intendo cristallizzare nello scritto, ma con calma.

Nell’ordine quel che mi ha particolarmente “scosso” è stata la pessima conclusione del contratto di locazione col mio ormai (fortunatamente) ex inquilino riminese, cosa che mi ha costretto a correre nell’amena città balneare a sistemare un po’ di questioni.

Questo evento, peraltro, è accaduto mentre vari problemi di salute angustiavano i miei famigliari ed un persistente e sordo dolore ad un fianco turbava la mia lucidità; questo dolore non è ancora passato e nessuno dei medici che mi ha visitato ha capito di cosa si tratti. 

Mi imbottisco di medicinali ma il risultato resta il medesimo, dolore e fastidio; spero di avere qualche informazione in più una volta effettuata l’ecografia che mi attende a giorni mentre le analisi del sangue … beh prima o poi le farò.

In quel di Rimini ho trascorso alcuni giorni in una strana condizione psicologica: dopo almeno 6 anni sono tornato a dormire nel mio letto, ad usare il mio bagno, a viverci come se fossi in casa mia.

L’ho trovata fredda, maltrattata, rovinata: il mio ex inquilino si è comportato come non avrei mai immaginato ed ha accampato delle scuse talmente inconsistenti da sembrare una raffinata forma di sarcasmo, involontario.

Giusto una per tutte: la plafoniera in camera da letto era rotta, priva del vetro; alla mia domanda sul come mai non l’avesse sostituita, mi ha risposto di non essersene accorto; risposta straordinaria per chi, ogni sera, su quel letto, sotto quella luce, si è coricato.

Ma chiudiamo il capitolo inquilino cui resta tutto il mio disprezzo.

Il rivedere i luoghi, le strade che percorrevo ogni giorno mi ha riempito di un senso indicibile di angoscia, ma è risaputo che l’angoscia mi è fedele compagna di vita.

Ci sono state due luci che hanno illuminato quelle poche e tristi giornate: la cena con gli amici e … ma procediamo con calma.

La prima sera ho avuto la possibilità di uscire a cena con alcuni amici: il ritrovo è nell’ormai solito “covo”, il “ristorante pizzeria del toro” a Miramare; ne ho già intessuto le lodi e rischio di diventare ripetitivo ma la squisita cortesia con la quale sono accolto ogni volta è tale da meritare di essere sottolineata e ripetuta; cortesia unita ad un’ottima cucina, manco a dirlo.

Organizzatore della serata è l’arcinoto Umberto Farina, famoso presso chi mi conosce come una delle persone che più hanno inciso sulla mia vita professionale e non solo quella.

Con lui l’altra certezza, la mia ottima Roberta Berardi, una deliziosa amica da decenni che, come il vino, non invecchia ma migliora.

Mi hanno onorato altre due persone che stimo ed apprezzo in maniera speciale, Andrea Rosa e Marco Guerrieri, persone tra loro diverse ma unite da una serie di qualità che sarebbe lungo e noioso elencare.

Se penso al paradiso, sul quale avrei bisogno di qualche chiarimento, ebbene, se avessi la fortuna di potervi accedere, vorrei avere come compagni amici del genere (non soltanto loro ma non senza di loro).

Altra presenza di rilievo, come gli amici di cui ho appena parlato, è stata quella di Stefano Muratori, detto Muratorello, ma di lui parlerò in altra occasione.

Non mancava un altro amico, da ormai decenni, il buon Davide Zavatta che è stato probabilmente il mio primo cucciolo, termine con cui gratifico i giovanotti che ho avuto tra le grinfie durante la preparazione ai concorsi.

Lui è stato il mio primo capolavoro, costatomi una certa fatica iniziale ma ripagata con abbondanti interessi; dopo di lui ci sono stati Loris e Jader buon ultimo, almeno per ora: tre persone di cui sono particolarmente fiero.

Chiudo con due persone speciali, per motivi diversissimi: la prima è una deliziosa collega, Francesca, che è entrata nella squadra di Umberto e che mi sembra un ottimo acquisto sia umano sia professionale; spero di avere altre occasioni per frequentarla.

L’ultimo è l’amico Stefano Brunori, Stefanino, che mi ha dato una grossissima mano, cioè un aiuto concreto, significativo, risolutivo, importante: ci sentiamo poco ma lo ritengo persona degna della massima stima e da apprezzare sotto ogni punto di vista, con tutte le particolarità che rendono ciascuno unico e speciale.

Sono anni che lo conosco ed apprezzo; unico cruccio, come per tutti gli altri, il poco tempo che abbiamo condiviso, ma l’amicizia non è questione di tempo.

L’altra consolazione l’ho incontrata nel mio coinquilino Andrea Morolli che non soltanto mi ha fornito utili e preziose informazioni burocratiche ma è venuto in casa ad aiutarmi a sostituire la famigerata plafoniera della camera da letto.

Con spontaneità e generosità mi ha dato una mano, in un momento di bisogno (e sconforto).

Altri e pressanti problemi incombevano ed il ritorno urgeva; oltre ai vari problemi di salute l’incontro sul nuovo decreto in materia di etichettatura si avvicinava con angosciante  implacabilità.

Il bilancio di quei giorni di marzo è stato economicamente negativo, mentre è stato positivo per gli incontri, il saluto, ad esempio, di svariati colleghi riminesi che non rivedevo da anni.

Mi porto al seguito la questione dell’angoscia che, oltre agli impegni, è responsabile del silenzio di questo periodo: quando il mio pensiero è in difficoltà tutto assume una tinta oscura e non mi vengono pensieri che valga la pena esplicitare.

Parma, 12 aprile 2019 memoria di San Giuseppe Moscati