Considero Philippe Daverio mio amico, come Chiara Frugoni, senza conoscerlo nè essere conosciuto, semplicemente per le iniziative che fa venire voglia di prendere.

Mi è capitato di cogliere frase una sua frase, sintesi del diverso atteggiamento di un italiano ed un americano di fronte a non so quale edificio: l’italiano, dunque, si chiederebbe “quanto vale?”, l’americano “quanto rende?”, utilizzo questa differenza valorizzandola perchè mi ricorda la differenza che esiste tra il possesso feticistico di una cosa, che abbia reale valore o meno, in fondo poi non importa e il suo utilizzo come modo di investimento; in un caso il possesso del bene chiude la vicenda, nell’altro la apre a possibili sviluppi.

Qualsiasi cosa è trattabile secondo i due ordinamenti che ho descritto, lo stesso sapere, l’intelligenza (il QI in fondo è il feticistico “quanto vale?”), la bellezza, il sesso, le abilità professionali.

Si ripropone la questione delle perle e dei porci ed anche dell’amore; parlando oggi con un amico, è emerso proprio questo: accade che uno passi la vita inseguendo protezione (od offrendo protezione, non vi è differenza) ovvero amore in modo da essere protetto dalle tremende richieste del lato oscuro (il superio lo chiamava Freud).

Le scelte scolastiche ed universitarie, la carriera tutto ad inseguire e mantenere per quanto possibile un amore che non esiste o ad evitare i rimproveri del superio: l’importante e lo scopo è il possesso, nella stasi, dell’oggetto amore col correlato rischio (angoscioso e per evitare l’angoscia sappiamo bene cosa si è disposti a fare o subire) di perderlo.

Così anche ogni errore, magari anche il più banale, diventa onta, macchia che espone alla possibile perdita d’amore e quindi da nascondere e negare (a se stessi prima che agli altri).

Sono possibili alternative: nel suo allontanarsi da casa il figliol prodigo ha fallito (non è fallito) ma ha fatto tesoro dell’errore (qualunque valore avesse, era ridotto a mangiare carrube contendendole ai porci – ricorrenti sti simpatici animali – quindi aveva certamente valore ma ciò non importa più che tanto) e lo ha fatto rendere, dal padre riceve l’anello ed il vitello grasso sappiamo che fine ha fatto.

Mi vengono in mente altri riferimenti: “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con dio”, Gesù non era feticista, ma anche il gatto con gli stivali che non è trattato come un fenomeno da baraccone (da esibire come bestia rara) e che renderà eccome al “proprietario” (nella bella versione della favola di Angela Cavelli http://www.angelacavelli.it/fiabe).

Direi che è un bivio di civiltà