La Pinacoteca Ambrosiana è stata le terza ed ultima tappa della trasferta milanese: un luogo fantastico, meraviglioso, commovente.
Uno dei tanti luoghi che costellano questa disgraziata penisola come le stelle rendono luminoso ed affascinante il cielo.
Il Cardinale Federico Borromeo ne decise l’istituzione nel 1607 e nel 1618 le donò tutte le sue collezioni d’arte, da allora queste sono aumentate con contributi successivi di grande valore ed il gioco è fatto: Milano è dotata di questo luogo magico.
Le opere più famose sono quelle che meritano maggiore attenzione, considerazione alquanto scontata lo confesso, ma quando uno si trova davanti al naso il Cesto di frutta di Caravaggio non può venirgli che una riflessione: “ma disgraziato e farabutto di un Caravaggio, non potevi tenere la testa un po’ a freno, combinare qualche casino in meno e campare (e dipingere) un’altra trentina d’anni?”
Uno resta incantato così come lo sono restato per i vari dipinti di un fiammingo straordinario, Jan Brueghel coi suoi vasi di fiori o le allegorie.


Sono nature morte, non sono rappresentazioni storiche o ritratti da cui indovinare la psicologia dei personaggi o espressioni di chissà quale ideologia rivoluzionaria, solo delle “semplici” rappresentazioni di frutti, figlie o fiori; ne ho visti a centinaia di dipinti del genere eppure in questi (non solo in questi, ovviamente) c’è un forza, una maestria che li fa spiccare tra gli altri.
C’è Botticelli, che con la Madonna del padiglione ci abbaglia gli occhi per lo splendore della protagonista e per la bellezza degli angeli che le fanno da contorno ed una non meno splendida Adorazione del Bambino della bottega del Ghirlandaio in cui i volti dei protagonisti sono di commovente delicatezza.

La Madonna col Bambino è protagonista anche in Pinturicchio: sono sempre i volti a conquistarmi ed infatti non sfuggo all’attrazione di quello di Sant’Antonio abate opera di uno (per me) sconosciuto Giovanni di Francesco.

Ma tornando a tempi più recenti, Bartolomeo Vivarini ci propone una serie di santi tra i quali spicca il mio immancabile san Sebastiano, anche lui incantevole per il viso, tristemente assorto, immune dal dolore delle frecce che penetrano le sue carni.

Tiziano fa bella mostra di sé con un’Adorazione dei Magi ma è il cartone della Scuola d’Atene di Raffaello che richiede l’attenzione, con il suo splendore e le differenze rispetto poi all’affresco che rende uniche le stanze della Segnatura apostolica in Vaticano.

Ecco di seguito i capolavori di Brueghel, tutte quelle opere ricchissime di dettagli minuti eppur precisissimi, una delizia assoluta; cito un esempio su tutti: il lampadario dell’Allegoria del fuoco.

Un personaggio che incontro spesso, nelle mie peregrinazioni, è il buon san Pietro martire, il domenicano che ha una splendida tomba proprio a Milano e che qui è immortalato da Paul Bril.

Ci sono anche delle curiosità, in Pinacoteca Ambrosiana, ad esempio, una teca che custodisce una ciocca di capelli di Lucrezia Borgia oppure i guanti indossati da quell’arcidelinquente di Napoleone, a Waterloo; una nota a margine, vagamente umoristica: nel sito della Veneranda Pinacoteca Ambrosiana si legge: “La battaglia di Waterloo ebbe luogo il 18 giugno 1815 e segnò la definitiva sconfitta di Napoleone, cui fece seguito il suo esilio sull’isola di Sant’Elena, ove morì il 5 marzo 1821.”

Quel “5 marzo” proprio non si può leggere, e proprio nella patria del Sciur Lisander: non c’è italiano di almeno 40 anni di età che non abbia studiato a memoria la celeberrima ode Il cinque maggio, nessun italiano degno di tal nome non può non pronunciare d’impulso, senza manco pensarci “Ei fu siccome immobile/ dato il mortal sospiro/ stette la spoglia immemore …”

Per citare una famosa battuta di un comico: “Veneranda Biblioteca Ambrosiana, questo non me lo dovevi fare!”; ho scritto perché pongano fine a cotanto scempio storico che è, evidentemente, soltanto un errore di digitazione divertente.

Ma andiamo avanti: la quantità di oggetti che, negli anni, sono stati la passione dei collezionisti è di tutto rispetto, tra questi una pregevolissima collezione di ritratti in miniatura che ho apprezzato moltissimo.

Parlando di dettagli ecco rispuntare l’insana passione, dovuta ad uno splendido dipinto di Hendrick Avercamp, un Paesaggio invernale, che è una delizia per gli occhi.

E vogliamo tralasciare Le nozze di Peleo e Teti di Francesco Albani? No che non lo voglio ed il motivo è presto detto: la freschezza spensierata di questo tema giocoso.

L’allegrezza scompare ben presto, seguita dalla brutalità delle scene cruente come quella tra Giaele e Sisara, opera di Giuseppe Vermiglio.

Anche la scultura è ben rappresentata, ad esempio dalle opere di Bertel Thorlvaldsen, Ercole ed Ebe, Venere e Cupido o Ermete affida Bacco ad Ino o, ancora l’Autoritratto che fa il paio con quello del nostrano Antonio Canova.

Fantastiche le opere di Francesco Hayez, tra le quali una versione, in acquerello, del famoso Il bacio.

Chiudo col Musico di Leonardo da Vinci e col Codex Atlanticus, straordinaria raccolta di disegni, schizzi e fantasie del genio del rinascimento.

L’avrete capito e mi ripeto ancora una volta: un luogo di Milano da non perdere.

Milano 22 maggio 2022 memoria di santa Rita da Cascia