In questi giorni di forzata assenza dal lavoro (ma me lo sono portato a casa) oltre a dedicarmi alla cura dell’orto (lo scorso autunno avevo trapiantato 495 piantarole, così si chiamano da noi le piantine che vengono messe a dimora), cioè alla vangatura, ma magari riprendo dopo questo argomento. ho cercato di sfuggire al pensiero dominante che non dà tregua: il coronavirus e tutti i suoi addentellati.

Non si parla d’altro: tv, giornali, colleghi e amici, tutto  e tutti dedicati a questo argomento; sembra che non esista spiraglio per pensare ad altro.

Non ne sono rimasto immune, anzi lo trovo un “ottimo” terreno di coltura, il che non è cosa buona.

Ho scoperto casualmente che è deceduto, a causa di questo virus, un amico di un tempo, mi permetto di chiamarlo così, Don Fausto Torresendi, padre stimmatino, conosciuto ai tempi in un cui ero un baldo giovanotto e frequentavo la parrocchia delle Sante Stimmate in quel del quartiere Montanara; non sono rimasto in rapporti con nessuno di quel periodo. 

Lo ricordo come un sacerdote intelligente, cordiale, disponibile, una persona vivace; sono certo che quel che ha fatto non andrà perduto, lascia sicuramente un’eredità preziosa.

Gli verranno sicuramente riconosciuti molti meriti, perché ha molto bene operato.

Un forte abbraccio, caro don Fausto.

Tornando a noi e alla vangatura: questa attività mi ha permesso di incontrare, anche se con molto ritardo rispetto al tempo consueto, il mitico rospetto che, solitamente in estate, compare nell’orto, verso sera; trovandosi nei pressi la peste nera, ovvero la mitica Stella, abbiamo provveduto a mettere le opportune protezioni per evitare un infausto incontro tra il rospetto e la gattina padrona di casa.

Ma a parte le avventure bucoliche, il fiorire delle viole dei vari colori e tonalità, dei narcisi, delle fragoline e del ciliegio, è il virus che incombe e rende obbligatoria la clausura.

Dal mio isolamento, interrotto solo dal turno pomeridiano di domenica ho potuto osservare solo una gran confusione normativa, con un governo imbarazzante; mi sono trovato addirittura d’accordo col grande imbonitore (M. Renzi), il che è ulteriore motivo di disperazione, quando ha rimbrottato il premier per i suoi comunicati via social media.

E che dire di Vincenzo De Luca, governatore della Campania? Non l’ho mai apprezzato ma dopo averlo sentito minacciare di sterminio col lanciafiamme i partecipanti ad una festa di laurea, beh la prossima volta potrei anche votarlo.

Ne scrive anche Antonio Polito, sul Corriere di oggi, e ben più autorevolmente di me: l’ansia di comunicazione (probabilmente per i politici vale l’adagio: comunico ergo sum) crea problemi di non facile gestione; non parlo solo dell’Italia, ma di tutte quelle realtà ove la necessità impellente di comunicare ingenera confusione (gli Usa di Donald Trump, ad esempio).

Taccio del sovrapporsi se non inseguirsi di normative statali e regionali che dispongono, il sabato per la domenica, la chiusura di tutte le attività di commercio al dettaglio dimenticando, ad esempio, gli esercizi commerciali che vendono mediante distributori automatici.

Nel mio piccolo mi sono trovato a rispondere ad una serie infinita di quesiti, era già successo con un altro decreto non molto tempo fa (quello dell’esodo verso il sud): la gente chiama la Polizia Locale e chiede informazioni, chiarimenti, indicazioni; che risposte serie, motivate è possibile fornire quando si hanno a portata di mano delle presunte bozze di futuri decreti che non si sa se e quando saranno pubblicati e in che forma?

Dal mio osservatorio traggo la conclusione che il famoso buonsenso fa molta fatica ad emergere; certo ci sono esempi di grande abnegazione, dedizione al proprio lavoro e dovere, ma la stessa definizione che di questi viene data, angeli o eroi, serve ad isolarli a sterilizzare quella normalità di senso civico che dovrebbe essere vanto di ogni cittadino.

Infilo una famosa citazione molto adatta ai tempi: “Il buon senso è la cosa del mondo meglio distribuita: ciascuno infatti pensa di esserne cosi ben provvisto che perfino quelli che sono più difficili a contentarsi in ogni altra cosa, non sogliono desiderarne più di quanto ne posseggono. A questo proposito non è verisimile che tutti si ingannino; ciò prova piuttosto che la capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso — ciò che propriamente si dice buon senso o ragione — è per natura uguale in tutti gli uomini e, quindi, che la diversità delle nostre opinioni non deriva dal fatto che gli uni sono più ragionevoli degli altri, ma soltanto dal condurre i nostri pensieri per diverse vie e dal non considerare le stesse cose. Non basta infatti esser dotati di un buon ingegno; importa soprattutto applicarlo bene. Le anime più grandi sono capaci dei più grandi vizi come delle più grandi virtù: e chi cammina molto lentamente può far molta più strada, se s’attiene sempre alla via giusta, di chi corre, ma se ne allontana.” (Cartesio, Discorso sul metodo)

Da buon paese “burocratizzato”, si nota come l’italiano comune (sempre che ne esista uno) non aspetti che una norma scritta per comportarsi di conseguenza e per conseguenza intendo il cercare, per quanto possibile, una scappatoia per aggirare le limitazioni.

Ribadisco: non sono tutti così ma se mettiamo assieme chi pretenderebbe il pugno di ferro (una signora mi ha consigliato di indire una riunione con polizia e carabinieri per inventare una misura straordinaria che permettesse di ingabbiare chi se va in giro senza motivo perché, sosteneva accalorata: “se li denunciate e basta, dopo 5 minuti sono di nuovo in giro e quindi è inutile) e chi non riesce a rinunciare ad una camminata sul greto del torrente e si arrabbia pure se lo si ferma, beh immaginate chi sta nel mezzo …

Ci stanno poi i legulei querulomani come il tipo che chiama perché deve restituire l’auto a noleggio, chiedendo se può farlo; gli ho risposto positivamente (andiamo indietro al primo emanando decreto) anche se lo invitavo a riflettere sull’opportunità di uno spostamento che comportava il rientro in treno da Bologna; questo giovane signore per tutta risposta pretendeva che io (non personalmente, ha precisato, ma come pubblico funzionario) avrei dovuto ricevere l’auto e custodirla per tenerla a disposizione dell’autonoleggio che sarebbe poi venuto a recuperarla con comodo; convintissimo e con certa pretesa mi dice: “l’autorità pubblica ha creato il problema e lei (cioè io in quel caso come funzionario supremo della Pubblica Autorità) me lo deve risolvere”: ineccepibile.

Ci sarebbe da scrivere un romanzo, per non parlare del consueto trattamento riservato alla Polizia Locale, per il quale rimando alle circolari della prefettura di Milano (a proposito quando la smettiamo di appellare i prefetti col titolo di eccellenza?) che è stato costretto ad una capriola simile a quella di Trump negli Stati Uniti.

Chiudo con alcune considerazioni banali: tralasciando i nostri agguerritissimi no vax di alcuni mesi fa, pensavo a chi propugnava la decrescita felice di un paese senza industrie ed a coloro che delocalizzare è meglio perché il costo del lavoro è più basso; certamente le mascherine turche costano meno … e non aggiungo altro, chi vuole si documenti.

Seconda considerazione: io ho sempre sostenuto e amato l’idea di un’Europa unita, finalmente unita in un unico stato (confederato?); non mi è parso di vedere nulla del genere all’opera in questo momento di crisi, sono sfiduciato anche sul futuro del vecchio continente.

Parma, 23 marzo 2020 memoria di San Turibio de Mogrovejo, Vescovo e dei Beati Edmondo Sykes, Metodio Domenico Trcka, Pietro Higgins, martiri