Ho trovato sull’ANSA un articolo in cui Paul Mc Cartney racconta un’esperienza con la dimetiltriptammina: assunta la sostanza, il cantante avrebbe visto Dio.

Una tale esperienza porta acqua, copiosa, a due posizione contrapposte: gli atei potrebbero sostenere che la religione è la dimetiltriptammina dei popoli, con indubbio aggiornamento dell’usurato motto marxiano, mentre i credenti potrebbero sostenere che Dio esiste e basta una dose di dimetiltriptammina per incontrarlo.

Paul Mc Cartney potrebbe divenire il nuovo protagonista del Racconto dell’anticristo di Vladimir Sergeevic Soloviev, mettendo d’accordo finalmente tutti; qualcuno di casa nostra potrebbe riesumare  vecchi slogan elettorali, “più dimetiltriptammina per tutti”, e la vittoria alle prossime elezioni è gioco fatto.

Incuriosito, ho voluto capire cosa avesse visto il notissimo cantante ed ecco la sesquipedale (scusate mi sono “fatto” con un ottimo gelato pistacchio, malaga e zabaione – ognuno assume quel che può) – sesquipedale mi piace tantissimo chissà mai perchè, forse a causa della sensazione che lascia in bocca, come quella di un gelato alla crema; dicevo, sesquipedale delusione:  «Dio, prosegue, era “enorme”, come “un muro enorme di cui non riuscivo a vedere la cima, ed io ero in fondo… Abbiamo avuto la sensazione di avere visto una cosa più grande di noi”.»

Dunque Dio sarebbe un muro: che tristezza, che delusione, che mancanza di poesia; ed aggiunge che era più grande di noi, bello sforzo per uno che è Dio, delusione murale.

Un muro enorme, più grande dell’uomo, questo il Dio di Mc Cartney; mi viene subito un consiglio, non richiesto, da offrirgli: meglio cambiare urgentemente sostanza, sicuramente il mercato ne offre di migliori.

Senza necessità di spendere soldi in sostanze, tuttavia, potrebbe essere utile andarsi a leggere un libro, non sempre leggero e agevole, non sempre politicamente corretto ma di sicuro valore: la Bibbia, comprendendo anche quei quattro libri che si chiamano Vangeli.

Anche lì si parla di Dio, che non è un muro ma una persona (anche tre persone, ma non mi dilungo ora su questo).

Nell’Antico Testamento questo sedicente Dio (Dio è nato col peccato originale, prima c’era il Signore, che è tutt’altra cosa) prende l’iniziativa verso l’uomo, al quale conferisce un potere, forse sarebbe meglio dire facoltà, inimmaginabile per qualsiasi altra creatura.

Di cosa si tratta? Della mancanza di istinti che devono essere suppliti da una legge: l’uomo è costituito come ente metafisico e giuridico, non vi è nulla nel mondo naturale che gli sia simile (la questione della soddisfazione, della conclusione del moto di pensiero e corpo non esiste in natura).

L’uomo è istituito come quella creatura che vive di appuntamenti, che sono atti giuridici, il primo dei quali è stato proposto dal Signore.

Questo Signore, peraltro, nutre una certa allergia verso la sua definizione come Dio (questo nei Vangeli), non ama essere considerato Dio, né si comporta come tale.

Il Signore possiede il creato, legittimamente e pacificamente (legittimità e pace vanno a braccetto) e tale possesso lo condivide con l’uomo che ha nominato suo “partner”, in un rapporto di regalità ed eredità.

Gesù, infine, ha eliminato ogni possibile residuo di religione ancora presente nell’ebraismo, chiamando quel tal Signore Padre.

Prosegue Paul Mc Cartney il suo racconto, informandoci di un altro epocale avvenimento occorsogli in occasione di un grave lutto: «L’apparizione di Dio è stata “un indizio”, ha proseguito l’ex Beatle che ha poi raccontato un momento “emozionante” successo dopo la morte della sua prima moglie Linda. Si trovava in campagna quando vide uno scoiattolo bianco: quell’animale, è convinto il musicista 76enne, era “Linda, tornata per darmi un segnale”.»

Nel massimo rispetto di quel che ciascuno desidera credere, mi permetto di obiettare che uno scoiattolo bianco non mi pare sia il più indicato vettore di segnali all’umanità.

Ancora una volta mi soccorre la Bibbia, l’episodio di cui parlo è famoso e ne ho già trattato: la storia del povero Lazzaro e del ricco Epulone.

Quest’ultimo chiede a Dio di inviare Lazzaro ai suoi parenti perché si convertano e salvino dalle fiamme in cui lui stesso si trova ma Dio gli obietta che i parenti hanno Mosè e i profeti; non credendo a quelli si precludono qualunque possibilità di conversione.

Questo mi sembra un buon pensiero; ovvio che Dio può permettersi deroghe e scegliere diversi modi di rapportarsi all’uomo, ma sempre, oso attribuirgli questa caratteristica, in un’ottica di appuntamento tra persone; non è un Dio miracolistico (se non nella misura minima richiesta, in certi casi, dalla testardaggine dei coinvolti) ma un Signore che fissa appuntamenti.

L’accettarli o meno è affar nostro, così come il fissarne altri a nostra volta; quel che è in gioco è la ricchezza dell’intero universo.

Un nostro appuntamento modifica in maniera sostanziale l’intero universo (che non ci preesiste ma è da noi statuito, in virtù di ogni singolo atto, di pensiero in primis).

L’accontentarsi di un Dio Muro, più grande di noi, mi sembra ben misera riduzione.

Che le visioni artificiali di un divo della canzone abbiano questo risalto dice molto sullo stato attuale del pensiero e della società che su questo si fonda.

Parma, 9 settembre 2018 memoria di San Pietro Claver Sacerdote e del Beato Giorgio Douglas Martire