neve a ParmaAncora neve, stamattina scende copiosa, veloce come se avesse urgenza di arrivare a terra e coprirla e renderla immacolata.

Da sempre la neve suggerisce l’idea del candore, tutto diventa ovattato ed un po’ surreale.

Non ho mai amato la neve, nonostante le due stagioni – lunghe – trascorse a Livigno, ne ho sempre avvertito i disagi che provocava, i pericoli di caduta (ed i relativi problemi di assistenza).

Oggi la guardo con atteggiamento diverso, mi sembra di vivere emozioni perdute, forse di quando ero bambino (ma non ricordo nulla in proposito) ed un’intensa commozione si affaccia ad accompagnare i fiocchi che vedo affrettarsi dalla finestra, sempre più grossi e numerosi.

Non inizia bene questa giornata, come tutte le altre da quando sono andato a vivere a Modena.

Porto il peso di problemi che miei non sono ma di cui non posso liberarmi e che sono irrisolvibili: tra poco andrò dal medico e forse in ospedale per l’ennesima crisi di una persona cui sono molto legato.

Questa è una delle mie tartarughe, una di quelle che uccide ma lentamente, giorno dopo giorno soffoca, stordisce, angoscia.

Non è una buona giornata, oggi e la neve non aiuta, nonostante lo spettacolo sia suggestivo.

La neve mi suggerisce alla memoria un verso, bellissimo, di Ungaretti: “lieta dove non passa l’uomo”.

Non ricordavo il contesto, che ho recuperato dopo, mentre ero in ambulatorio, in attesa.

Quello che mi tornava alla memoria è l’ultimo verso di una poesia intitolata “non gridate più” che cito tutta per la commovente bellezza:

Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

Il mio ricordo era scorretto poiché il riferimento era all’erba e non alla neve, ma anche a questa si può applicare, nel suo essere immacolata custode del terreno, sotto il quale, almeno una volta, i contadini sapevano crescere, protetto e nutrito, il grano.

Ripropongo ancora Ungaretti, nella poesia “Natale”

Non ho voglia
 
di tuffarmi
 
in un gomitolo
di strade
 
 
Ho tanta
 
stanchezza
 
sulle spalle
 
 
Lasciatemi così
 come una
cosa
 posata
 in un
 angolo
 e dimenticata
 
 Qui
 non si sente
 altro
 che il caldo buono
 
 Sto
 con le quattro
 capriole
 di fumo
 del focolare

Riuscirò mai a sfuggire alla mia tartaruga?