La natività con i santi Francesco e Lorenzo

Si avvicina il Natale: voglio approfittare di questa occasione per salutare e fare gli auguri a tutte le persone che quest’anno sono state, in qualche modo, importanti per me.

M piace usare, in questa occasione, per ricordare gli amici, un paio di criteri che, purtroppo, spesso mi dimentico per strada, anzi non procedo per nessuna strada, quando li dimentico.

Il primo è un criterio ontologico: “l’albero si giudica dai frutti”, il secondo, più direttamente giuridico, riguarda la costituzione del regime dell’appuntamento.

Due slogan quasi, ed in effetti è bene fare attenzione a che non diventino pedissequa ripetizione di pensieri altrui (il pensiero cui faccio riferimento è quello del dottor Giacomo Contri), cioè slogan appunto.

Natale è memoria e possibilità di incontro con quell’uomo che, sin dalla nascita, non è stato trattato con un bambinello, ma come un sovrano e che, una volta cresciuto, ha parlato di un buon rapporto intrattenuto con un certo Padre.

Quel Padre, per gli Ebrei  il Signore, che invitava, dopo sei giorni di duro lavoro con tanto di sudore della fronte, a dedicarsi ad altro lavoro, rispetto al quale, per primo, mi ritrovo sfaticato (ci si sobbarcano immani fatiche pur di evitare di pensare ad un lavoro che la fatica non la contempla proprio, senza escludere a priori anche gli sforzi fisici).

Il sabato ebraico, come la domenica dei cristiani, rappresenta l’occasione per trattare gli altri, le cose, l’universo tutto, in maniera diversa da quella che è subentrata dopo il peccato originale.

Dio disse a Mosè: “Per sei giorni lavorerai, ma nel settimo riposerai; dovrai riposare anche nel tempo dell’aratura e della mietitura”,(Es. 34,21) non è un ordine, anche se poi spesso è stato vissuto in questo modo, ma un’alleanza: “sulla base di queste parole io ho stabilito un’alleanza con te e con Israele” (Es. 34,27) che istituisce un patto.

Il Signore non vuole essere trattato da Dio, non vuole comandare ma offrire una modalità di rapporto che ricostituisca ciò che si è guastato in conseguenza del peccato: questo criterio, giuridico in quanto alleanza, è valido universalmente, non solo nei confronti del Signore.

Pensando allora al giudizio sull’albero in base ai frutti voglio ricordare le persone che in quest’anno per me particolarmente pesante e difficile, sono state occasione di arricchimento, crescita, stimolo, lavoro: ognuna meriterebbe una pagina dedicata; per motivi di concisione (che non è una mia virtù) mi asterrò e mi limiterò a ricordarli,più brevemente di quanto meritino.

Debbo gratitudine dunque al già citato Giacomo Contri, a Maria Delia Contri, Raffaella Colombo, Maria Gabriella Pediconi, Glauco Genga, Loris Presepi per le opportunità di correzione del pensiero che mi hanno propiziato.

Ringrazio Gabriele Trivelloni, Silvia Sangiorgi, Don Piero Sancisi, Umberto Farina, Marta del Dosso, Roberto Mastri, che da anni mi onorano della loro amicizia e che hanno contribuito, e non poco, ai cambiamenti che sono riuscito ad apportare ai miei limitati modi di vedere e pensare.

Ringrazio ancora varie persone, qualcuna che dimentico mi perdonerà, che, a diverso titolo, mi sono state compagne di cammino per più o meno lunghi tratti ed ai quali sono obbligato da un sincero legame di riconoscenza: Agostino Babbi, Federico Buzzi, Fabio Montebelli, Ivano Savoretti Ivanello), Marco Guerrieri, Davide Zavatta (Zavattisha), Roberta Berardi (la mitica Robina), Maria Grazia Verni, Roberta Tamburini, Daniela Capelli (Wonderdanielina), Silvia Semprini (Piccola Porky’s), Luana Zaccheroni, Daniela Adorni, Angelica Costa, Andrea Rosa, Massimo Schiaratura, Paolo Faedi, Stefano Brunori.

Ognuna di queste persone è stata occasione di lavoro ed arricchimento: sarei molto più misero senza ciascuno di loro.

Analogo discorso vale per le più recenti conoscenze modenesi: Paolo Piccinini, Andrea Piselli (il commissario Superpiù), Claudio Castagnoli, Sabrina Menghini, Cristian Cosimo (guanciotte flaccidotte), Giuseppe Monaco, Alessandro Ottolini, Roberto Vaccari, Marcello Galloni (Galloncino), Giorgio Pintaudi, Gilda Caridi, Antonio Dinapoli (comunistaccio fetoso), Giuseppe di Napoli, Fiorella Artioli, Serenella Ferrari, Elisa Fancinelli, Nicola Barozzi, Micaela Testi (la Michetta, buona come il pane), Antonio Collmann, Rossella Relandini, Claudia Casarini, Alberto Cuoghi, Fabio Pestilli, Stefano Crotti, la Tigrotta … altri ne dimentico, mi perdoneranno.

Ricordo ancora Miranda Corradi, Alessandro Scarpellini, Tiziana Scarabelli e gli amici ravennati Sergio Menegatti e Claudio Fucchi.

Ad ognuno di questi rivolgo un pensiero di gratitudine, ad altri che vorranno aggiungersi, do fin da ora il benvenuto.

Ringrazio, in particolare, chi mi ha donato una elegante sciarpa di seta (un po’ troppo sobria per i miei gusti anche se molto bella), la sciarpa la utilizzerò il giorno di Natale: sono molto lieto di questa manifestazione d’affetto (e del cioccolato che la accompagnava).

Grazie anche a Claudio e Fiorella che mi hanno rimpinzato di cioccolatini: la mia solitudine è meno pesante con dei colleghi così.

A tutte le persone che ho incontrato, che sono state occasione di crescita, ancora grazie e un augurio cordiale: che sia per ciascuno un Santo, fruttuoso, Natale (ed in effetti sarà Natale, kairos, se vi saranno frutti altrimenti resterà un semplice trascorrere del kronos, caratterizzato solo dal frenetico consumismo coatto di massa).

Un ricordo specialissimo ai miei famigliari: da mia madre a mio padre, a mio fratello Graziano, con mia cognata Silvia, ai miei nipoti Simone e Laura, per passare agli zii Luciana ed Ermes, a Liliana, Davide e Andrea, così come ancora a Barbara ed Andrea: vorrei poter frequentare tutti di più, non potendolo, per varie difficoltà, vorrei far arrivare loro il mio affetto.