Nabucco la conoscevo soltanto per il famoso coro e nient’altro, né ho fatto in tempo a leggermi il libretto ma l’invito ad andare a sentirla era ghiotto e così ho accettato di buon grado.

Biglietti in loggione esauriti, abbiamo rischiato di restare fuori se non ci fosse stato un provvidenziale signore che ci ha svenduto tre biglietti in platea (posto 17b); seduto comodo e in posizione ottima, ho potuto ascoltare con attenzione le vicende del re di Babilonia e del popolo ebreo.

La prima nota va alla regia: la scelta di ambientare il dramma in un 2046 che è già dietro l’angolo e in una nave sottomarino, con tanto di giubbotti arancioni di salvataggio e azioni sceniche di affogamento, è a dir poco patetica.

Capisco che per lavorare, oggi ma non solo oggi, nel mondo dello spettacolo si debba essere politicamente ortodossi e quindi allineati e coperti nelle folte schiere della sinistra culturale, ma questa aberrazione mi sembra decisamente fuori luogo.

Tutto è puntato sulle povere vittime del tiranno dimenticando, però, che la perfida Abigaille, usurpatrice, è una schiava, il che si potrebbe interpretare sostenendo che quando gli ultimi diventano i primi le cose non è che cambiano poi tanto, sempre sopraffazione, violenza e tirannia restano i protagonisti della scena.

Ho dedicato sin troppa attenzione alla regia che è comunque  riuscita ad ottenere applausi scroscianti per i poveri attori che hanno subito le intemperanze e le contumelie di un pubblico insoddisfatto: durante una delle azioni sceniche di intermezzo, ad esempio, c’erano due soldati intenti a strappare e inserire in distruggidocumenti elettrici le pagine di alcuni libri, immagino metafora della censura; orbene questa azione, ripetitiva e scandita da particolare lentezza, è stata applaudita a scena aperta con tanto di richieste di bis.

Onore agli attori che sono stati bravi e professionali e mi sono molto piaciuti; vorrei rivederli in qualcosa di più adeguato alle loro capacità.

Veniamo alla musica: eccellente la direzione del maestro Francesco Ivan Ciampa, bravo, bravissimo nel condurre un’orchestra altrettanto all’altezza del cimento; li abbiamo applauditi con calore.

Grandissimo il coro, diretto dal maestro Martino Faggiani; entusiasmante il “Va’, pensiero” di cui è stato concesso il bis.

Amartuvshin Enkhbat è stato un grande Nabucco così come Saioa Hernández una magnifica Abigaille, bravi anche gli altri interpreti, insomma un’opera che mi ha soddisfatto appieno, salvo la regia.

Si conclude così il Festival Verdi 2019, con la mia presenza a ben due opere come mai era accaduto in precedenza.