Domenica pomeriggio libera; per non cadere nella solita accidia decido di dedicarmi ad una visita che meditavo da un po’: il museo dedicato a Renato Brozzi, in quel di Traversetolo, alla riscoperta, anzi alla scoperta della provincia di Parma, con i suoi piccoli angoli di bellezza spesso ignorata.

Arrivo agevolmente al centro civico “La corte” che ospita il museo; l’ingresso non è così intuitivo come uno vorrebbe ma lo scopro tutto sommato abbastanza velocemente: sono accolto da una cortesissima addetta, di modi squisiti, tanto che mi stupirò e non poco quando scoprirò, a fine visita, che è proveniente da Parma.

Visita in solitaria: non c’era un’anima viva nelle accoglienti sale del piccolo museo; se da un lato la mia snobberia ne è rimasta molto gratificata, dall’altro sono dispiaciuto che un piccolo gioiellino costato soldi e fatica, venga ignorato.

Ignoravo che Renato Brozzi fosse un così abile incisore, tanto da avere coniato, tra le altre cose, una moneta da 10 centesimi di lira, che ha avuto corso dal 1919 al 1937 oltre che essere stato fornitore ufficiale ed in ottimi rapporti con Gabriele d’Annunzio.

Quando ebbi occasione di visitare il Vittoriale, ricordo di avere visto la famosa tartaruga Cheli, esposta nella stanza della Cheli, cioè in sala da pranzo, ebbene questa tartaruga, famosa per essere morta di indigestione (chissà) ha il carapace modellato in bronzo proprio dal nostro Renato Brozzi che, per il Vate preparò gioielli di vario tipo, utilizzati come regalo per gli ospiti (una Cheli in oro, ad esempio, venne regalata a Tazio Nuvolari).

La prima curiosità relativa al Nostro riguarda gli esordi: fu grazie alla sovvenzione di alcuni benefattori e ad un sussidio del comune di Traversetolo che Renato Brozzi potè recarsi a Roma a studiare; in segno di riconoscenza, alla sua morte, le opere in suo possesso vennero donate al comune, davvero un gesto encomiabile.

Tornando al museo: il posto è raccolto e accogliente, vi sono esposte opere anche dei suoi mentori, tra tutte segnalo Il giuramento di Pontida di Daniele de Strobel che mi è molto piaciuto.

I disegni per i gioielli, ma anche i busti in gesso delle varie persone cui Renato Brozzi ha dedicato un ritratto, sono tutti belli, segno di una mano abile. Ci sono poi molti animali rappresentati, tra i quali ho prediletto le papere, animale da sempre tra i prediletti (ora che è arrivata Stella i volatili è bene che si tengano lontani da casa mia, unico neo collaterale al suo arrivo), ma a varietà non manca.

Interessanti, come testimonianza del gusto di un periodo storico non tra i più felici, la culla disegnata per Romano Mussolini e la Spada d’onore per il generale Armando Diaz.

Belli anche i vari trofei (in copia) ed i disegni preparatori.

Chiude (o pare, dipende) l’esposizione uno splendido ritratto di Renato Brozzi di Amedeo Bocchi, opera davvero pregevolissima che suggerisce, però, almeno a mia impressione, un’idea di Brozzi come di un raffinato viveur, cosa che non ho percepito guardando le sue opere.

Un museo assolutamente da visitare, abbinandolo, giusto per fare una proposta scontata ma valida, con la Fondazione Magnanni Rocca, a Mamiano, altro gioiello imperdibile.

Avevo parcheggiato l’auto di fronte all’opera più famosa, in paese, del Nostro, La vittoria angolare, sul bordo del municipio, una tra le prime rappresentazioni della vittoria in forme femminili, utilizzata per ricordare e celebrare i caduti della Grande Guerra.

Ho scoperto una breve storia di questo monumento, decisamente interessante e che potrete approfondire a questo link.

Ho chiuso la visita, seguendo le indicazioni di un collega tra i miei prediletti, ma di cui evito di pubblicare il nome non avendo chiesto il permesso e che prenderò quanto prima a pedate, visitando il cimitero di Traversetolo alla ricerca della tomba di un non meglio precisato importante prelato, presumibilmente un cardinale: con grande sconcerto ho scoperto che nessuna personalità di spicco della chiesa cattolica è sepolta in questo cimitero che non ha niente di particolare se non la tomba di Renato Brozzi, proprio all’ingresso, sulla sinistra, all’interno di una cappella di famiglia in lamentevole abbandono.

Del cimitero, tuttavia, ho apprezzato una tomba in cui sono riprodotte le professioni dei coniugi (credo): due lapidi sono dedicate a rappresentare l’attività di addetto (non saprei meglio precisare) ad una locomotiva Ruston e l’attività di casalinga o lavandaia della donna, rappresentata mentre lava i panni all’interno di una capiente tinozza, mentre altri fanno bella vista di sé stesi ad asciugare lì accanto; decisamente un imperituro elogio del lavoro ben connotato secondo il diverso sesso, com’era consuetudine agli inizi e a metà del secolo scorso.

Parma, 15 settembre 2019 memoria della Beata Vergine Maria Addolorata e dei beati Camillo Costanzo Gesuita, martire, Ladislao (Wladyslaw) Miegon Sacerdote e martire, Pasquale Penades Jornet Sacerdote e martire