Nel mio peregrinare romano una delle tappe che mi mancava era il Museo Carlo Bilotti: essendo scontato che non poteva sfuggire alla mia ben nota mania di vedere tutto, eccomi a visitare anche questo piccolo scrigno di arte contemporanea.

Il luogo in cui è ospitato è l’Aranciera di Villa Borghese, una palazzina destinata in precedenza ad ospitare, per l’inverno, le piante di agrumi, da qui il nome, com’è abbastanza ovvio.

In realtà in questo luogo ci sono state varie costruzioni, l’ultima delle quali, riccamente affrescata, venne distrutta durante gli scontri in difesa della repubblica romana, peccato.

L’edificio attuale ha avuto varie destinazioni: da abitazione privata ad uffici comunali a sede di un istituto religioso, infine è divenuta sede di questo piccolo museo.

L’esterno è un invito ad entrare: le statue di Ettore e Andromaca, opera di Giorgio de Chirico, fanno bella mostra di sé assieme ad una delle mie debolezze (da sempre ho un dichiarato debole per tutto ciò che ha a che fare con questa figura di principe della chiesa), la statua di “Cardinale”, un calco in bronzo di un originale del 1965 di Giacomo Manzù.

Altre volte avevo proseguito la marcia in direzione del più famoso museo di Villa Borghese, stavolta no: sono entrato ed ho gustato una bella esposizione.

La gran parte delle opere è di Giorgio de Chirico, un autore che mi piace a fasi alterne: trovo interessante il richiamo alla classicità greca ma, nel contempo, c’è una vena di inquietudine che lascia in un alone di solitudine irrequieta.

Se è vero che de Chirico è stato un maestro del Novecento lo iscriverei tra i maestri da non seguire, come quasi tutta la cultura novecentesca (e non solo).

Le sue opere, specie alcune sculture, sono comunque, molto piacevoli.

C’è poi un’opera di Andy Warhol, parlando di cattivi maestri …, “Madre e figlia: Tina e Lisa Bilotti”, un bel ritratto a due che, se è tecnicamente molto valido, con la scelta di ritrarre le due donne col volto girato a sinistra ed il lungo collo che valorizza il volto, tuttavia l’espressione della figlia non è proprio tranquillizzante.

Curioso il ritratto di Carlo Bilotti, opera di Larry Rivers, un autore americano di cui, nella mia sconfinata ignoranza, ignoravo totalmente l’esistenza: il committente è rappresentato davanti ad un’opera di Dubuffet, con una posa ed una tecnica molto particolari che, insieme, immortalano il soggetto sdrammatizzando l’importanza del ritratto.

In occasione della visita ho trovato anche “Cruor” di Renata Rampazzi, una mostra dedicata al tema della violenza sulle donne: il tema merita assoluta attenzione (nessuna violenza, mai, a danno di nessun essere vivente), la mostra, a mio parere, ma sono ignorante, è cosa notoria, molto meno, nel senso che non mi ha esaltato, ma, lo ripeto a scanso di equivoci, solo dal punto di vista artistico.

Diciamo che alcune tele mi sono anche piaciute, altre poco o niente.

Altra temporanea in corso, all’interno di “Back to Nature. Arte Contemporanea a Villa Borghese” un’esposizione di opere di Benedetto Pietromarchi.

  Tre grandi installazioni costituite da alberi sradicati: un ulivo, una quercia e un cipresso, su queste ci sono manufatti vari, tra i quali uccelli verdi molto simpatici.

Ci sono anche alcune tele interessanti, niente di straordinario ma gradevoli.

Museo che merita la visita.

Roma, 16 ottobre 2020, memoria di Santa Margherita Maria Alacoque