Mi hanno invitato gli amici di sempre, Silvia e Gabriele, a Milano, al Piccolo Teatro, dov’ero già stato per il Macbeth, sempre con Franco Branciaroli; l’occasione ghiotta è Medea, di Euripide.

L’avevo letta anni fa e ne ricordavo sommariamente la trama ma ce l’ho presente perchè ne ha spesso parlato Giacomo Contri, individuando in questa figura la donna tradita e ridotta al ruolo di procreatrice, di mamma, ruolo che rifiuta eliminando il frutto del suo ventre, sottraendosi al suo ruolo di fattrice.

Secondo il regista, Luca Ronconi, in un’intervista rilasciata in occasione della prima, alcuni decenni fa, Medea rappresenta, invece, un mostro, con un pensiero maschile, un personaggio che deve pagare il suo abbandono del vecchio mondo (che definirei pre-civiltà) per entrare in quello della civiltà che tuttavia la rifiuta.

Corinto è visto come il luogo dei potenti, dove regna conformismo e prevaricazione da parte della classe dirigente che rifiuta l’accoglienza non tanto alla straniera quanto all’arcaica”, pericolosa portatrice di caos.

Una figura complessa che Franco Branciaroli rende con la consueta straordinaria capacità.

Il primo effetto è la voglia di andarmi a rileggere l’opera.

Parma, 25 marzo 2018 domenica delle palme