Storicismo hegeliano, millenarismo luterano e darwinismo sociale sono stati il terreno di coltura dell’ideologia militarista che ha dominato la Germania. È sempre Emilio Gentile che parla ed aggiunge : “L’idea della nazione in armi, che nella cultura del nazionalismo democratico era intesa come volontaria mobilitazione permanente di uomini liberi a difesa della patria, nel nazionalismo della Germania imperiale fu concepita come disciplinata organizzazione della società sotto la guida della gerarchia militare in vista di una politica di potenza e di espansione. Il culto tedesco per l’uomo marziale portò alla militarizzazione della vita civile e della borghesia, come non accadeva allora in nessun altro paese europeo, mobilitando anche le classi popolari sotto le bandiere di un nazionalismo orgoglioso e minaccioso.”

La guerra diventa l’orizzonte inevitabile di un paese che si ritiene incaricato dalla storia di una missione di civilizzazione contro il rischio delle degenerazione.

Scrive il generale Friedricht von Bernhardi: “dobbiamo suscitare nel nostro popolo il sentimento della subordinazione dell’individuo lo Stato e infondergli la determinazione a sacrificare sull’altare del patriottismo non soltanto la vita e la proprietà, ma anche gli interessi e le idee personali, in favore del bene comune. Soltanto allora potremo assolvere ai nostri doveri verso il futuro, diventare una grande potenza mondiale e imprimere lo spirito tedesco su una larga parte dell’umanità.”

L’idea di degenerazione della razza era un pensiero molto diffuso, all’epoca, una di quelle idee dominanti che trovano sempre gli intellettuali di un certo tipo bendisposti.

Così anche l’impero britannico non ne è esente ed il generale Baden Powell, fondatore dei boy scout (sigh) gli affida come motto “essere preparati” che, “significava per esteso: essere preparati a morire per la patria”.

I sintomi sono i soliti: “la diminuzione della natalità, l’urbanesimo, l’abbandono delle campagne, l’edonismo del benessere, il diffondersi di comportamenti ribelli, immorali, isterici e nevrotici, il vizio del bere e del fumo, l’effeminatezza dei costumi, l’indolenza del carattere, l’egoismo e l’anarchia delle lotte sociali”.

Anche l’America degli Stati Uniti non sfuggiva all’ideologia guerresca nonostante “nella cultura delle colonie puritane, la guerra era considerata una manifestazione della depravazione dell’uomo e della sua irrazionalità, una delle piaghe della vecchia e corrotta Europa”; ancora darwinismo sociale e razzismo sostengono l’idea di una missione di rigenerazione universale.

In Europa, intanto le teorie di Nietzsche sul  Übermensch, il “soprauomo” come credo andrebbe tradotto il termine tedesco fanno proseliti…

La Russia non è da meno ed abbonda di catastrofisti che pensano ad una palingenesi dell’umanità, prendendo a prestito anche il mito di Prometeo, con la nascita di un uomo superiore.

Il sindacalismo rivoluzionario di Sorel, i futuristi italiani, Nietzsche, gli apocalittici russi, tutto sembra condurre verso l’idea di una rinascita della civiltà che non può prescindere, però, dalla morte violenta della vecchia e consolidata civiltà europea.

Le nazioni diventano depositarie di una civiltà che deve dimostrare la sua forza per essere degna di vincere sul degrado che regna fuori dai confini: scuola ed esercito “avevano inculcato in schiere sempre più numerose di futuri combattenti il principio dell’eticità della guerra per la difesa della grandezza della nazione, additando nell’eroe caduto il modello sublime di dedizione civica”.

“Dio era alla testa dei loro eserciti in Cristo fra i soldati nelle trincee”: le chiese non si sottraggono all’ideologia corrente e diventano le ancelle della nascente religione civile della patria.

“Attraverso la propaganda della crociata santa, la grande guerra contribuì in modo decisivo alla sacralizzazione della politica, conferendo il massimo di sacralità alla nazione in guerra, alla definizione del rapporto fra amico e nemico in termini religiosi come contrapposizione fra le forze del bene le forze del male, alla demonizzazione e alla bestializzazione del nemico, come incarnazione strumento del maligno.

Altra fonte della propaganda fu l’uso dell’analogia cristologica, per sublimare metaforicamente la lotta della nazione in guerra come novello sacrificio del Cristo per la salvezza dell’umanità. Non solo la guerra fu rappresentata da ogni nazione combattente come una crociata contro il male per il trionfo del bene e la rigenerazione dell’umanità, ma la nazione stessa acquistò, come mai era accaduto nel passato, una sacralità laica, diventando oggetto di culto, dedizione e sacrificio. I caduti in guerra furono trasfigurati in martiri e santi della religione della patria, che si erano immolati anche per la salvezza e la redenzione dell’umanità.”

In Germania: “la guerra era una nuova riforma, una crociata dell’anima contro la materia, della Kultur contro la Zivilisation, dell’idealismo contro l’utilitarismo, della sana modernità germanica contro la perversa modernità francese e inglese.

Era una guerra fra le idee del 1914 – sentimento profondo della vita, spirito di sacrificio e di eroismo, solidarietà comunitaria, forte coscienza nazionale, senso del dovere – e le idee del 1789 – egoismo, individualismo, materialismo, edonismo, egualitarismo democratico, cosmopolitismo.”

La politica viene sacralizzata: “La nazione acquistava così, attraverso il misticismo comunitario e la santificazione della guerra, una più intensa dimensione religiosa, come unità morale e ideale suprema, consacrata dal sangue dei caduti, trasfigurati in martiri e santi della religione della patria in una guerra nel corso della quale l’interpretazione della modernità come epoca apocalittica fu grandemente favorita da una frenetica ripresa delle profezie che consideravano la grande guerra, in senso propriamente biblico, la battaglia di Armagheddon.”

Occultismo, spiritismo, teosofia, non manca nulla nell’uovo cosmico che deve portare alla nascita della nuova umanità.

Questo il pensiero di Gentile, in questo volume da leggere assolutamente.

Ma che nuova umanità nasce dalla Grande Guerra e dall’ideologia che dominava in quel periodo?

Una prima banale considerazione mi viene dalla Bibbia: Dio si arrabbia, per dirla con pietoso eufemismo, con l’umanità e scatena il diluvio universale, quale migliore occasione per la nascita di un uomo nuovo? I sopravvissuti sono pochissimi ed hanno esperienza di quel che ha portato all’immane catastrofe eppure…

Dopo la creazione, il primo assassino appartiene alla seconda generazione, dopo Adamo, è suo figlio Caino; l’umanità non ci ha impiegato molto tempo a dar cattiva prova di sé; dopo il diluvio tutto torna velocemente come prima.

Negli anni della Belle Epoque in Austria lavora un uomo, tal Sigmund Freud che della guerra e dell’uomo ha certe idee.

Le idee che Emilio Gentile ha ottimamente riportato nel libro andrebbero messe sotto processo.

Giacomo Contri ha chiamato Tribunale Freud il lavoro di giudizio delle teorie che ammorbano “il pensiero individuale, ossia la legge di moto del corpo e in definitiva il corpo stesso”.

Gentile ha individuato molte teorie, ciascuna andrebbe portata in tribunale ed esaminata nella sua lesività del pensiero individuale.

La modernità ha abbandonato il cristianesimo, dopo averlo fagocitato a supporto di questa o quell’ideologia dominante, ma non ha abbandonato la religione, anzi, queste sono aumentate esponenzialmente come anche noi oggi, figli e nipoti di quell’epoca, possiamo leggere, vedere, ascoltare ogni giorno.