“Le religioni della politica” è un volume di Emilio Gentile, uno dei miei storici preferiti.

Opera molto interessante che affronta il rapporto, in molti casi molto stretto, tra religione e politica e specificamente studia quelle forme di ideologia politica che hanno assunto un aspetto anche religioso.

Riferendo di un dibattito in corso da decenni, Emilio Gentile distingue tra religioni politiche e religioni civili, definendo le prime come “la sacralizzazione della politica che ha un carattere esclusivo e integralista; impone l’osservanza dei suoi comandamenti e la partecipazione al culto politico, santifica la violenza come legittima arma di lotta contro i nemici; assume nei confronti delle religioni istituzionali tradizionali o un atteggiamento ostile, mirando a eliminarle, oppure cerca di stabilire con esse un rapporto di una convivenza simbiotica, nel senso che la religione politica mira ad incorporare la religione tradizionale nel proprio sistema di credenze e di miti, riservandole una funzione subordinata e ausiliare.”

Le religioni civili, invece sono definite come “la sacralizzazione di un’entità politica, che non si identifica in modo esclusivo con un movimento politico; accetta il sistema democratico; convive con le religioni istituzionali tradizionali senza identificarsi con nessuna di esse; e fa appello al consenso spontaneo per l’osservanza dei comandamenti dell’etica pubblica.”

Ovviamente delle prime fanno parte fascismo, nazismo e comunismo (nelle declinazioni russa, coreana, cinese), mentre delle seconde gli Stati Uniti.

L’autore conclude aprendo a futuri sviluppi perché il rapporto tra religione e politica pare mettere in crisi quello che sembra l’inesorabile secolarizzazione della società contemporanea che emargina sempre più il sacro dalla vita sociale ma, nello stesso tempo è aperta a imprevedibili nuove commistioni definite come “di religionizzazione della politica e di politicizzazione della religione” e, ancora, “nuove forme di politicizzazione delle religioni tradizionali, che egualmente tendono a coniugare, in forma integralista, esclusiva e totalizzante, fede e tecnologia, tradizione e modernità, la politica e il sacro”.

La questione è, dunque, se l’uomo possa vivere socialmente senza avere bisogno di un collante come quello religioso: può esistere Cesare senza clero?

Un interessante articolo di Rodolfo Casadei intitolato “Religione e politica non saranno mai separate”, pubblicato su “Tempi” del 3/9/19, sostiene che è impossibile separare religione e politica proprio perché Cesare non può vivere senza il sostegno della religione; due sono i motivi, secondo il giornalista: «la religione ha da sempre svolto anche la funzione sociale di tenere insieme una comunità umana: religione viene dal latino “res ligare”, cioè legare insieme le cose, e la cosa pubblica, la repubblica, è la prima delle cose che hanno bisogno di coesione»; secondo motivo, invece, sostiene che «la politica si fonda sul governo di entità che sono necessariamente territoriali, i territori hanno confini e i confini, per essere preservati, hanno bisogno di essere sacralizzati».

In effetti la storia pare insegnarci che Cesare è sempre debole (anche quando è prepotente – leggasi totalitario -) e bisognoso del sostegno di qualche forma di clero, come Sigmund Freud ha ben compreso.

Che sia l’unica soluzione possibile?

Parma, 7 marzo 2020 memoria delle sante Perpetua e Felicita martiri