Il 19 ottobre è una data speciale perché si ricorda santa Laura da Cordova, badessa e martire, per avere rifiutato di abiurare la propria fede, durante l’occupazione musulmana della Spagna.

Santa Laura è la protettrice della mia super nipote ed ecco spiegato il perché di tanta attenzione.

A mia nipote, che so per certo che non frequenta questo blog, i miei auguri, sperando che, chissà, un giorno … abbia il desiderio di divenirmi erede (così come lo spero di suo fratello, il mitico Simone)

Correva l’anno 2017 ed in questo giorno, fino ad allora rallegrato da questa lieta ricorrenza, un collega ed amico ha commesso uno dei gesti più gravi che uomo possa compiere: ha alzato la mano contro se stesso, ponendo fine, in modo tragico, alla sua vita.

Ricordo che quando lo venni a sapere rimasi incredulo, poi mi misi a piangere, è però vero che sono facile alle lacrime, ed avvisai chi lo conosceva.

Ne rimasi molto turbato anche nei giorni successivi perché mai avrei pensato che Attilio potesse compiere quel gesto.

Ho cercato di capire, di spiegarmi, perché un uomo possa arrivare a prendere una decisione simile: non ci sono riuscito; ho raccolto solo alcune considerazioni, sparse.

Quel che è certo è che il suicidio è un omicidio praticato sulla propria persona.

Altra certezza: il pensiero non può suicidarsi, “per toglierlo di mezzo si può solo affidare il corpo alla natura (morte naturale, suicidio), sottraendolo così al pensiero che ne fa la legge, e allora il pensiero, agenzia del corpo, va come è venuto” (Giacomo Contri, Think 22/06/2017).

Nel suicidio c’è, da un lato la volontà di morire a modo proprio, dall’altra, credo, un pensiero che viene coltivato in modo tale da divenire talmente tirannico da non lasciare spazio a nessuna alternativa.

Non so se si possa definire narcisismo od ostinazione ma è sicuramente una forma di vendetta, il suicidio non è mai pacifico (tralascio i casi in cui può esserlo per motivi medici): qualcuno la deve pagare, in primis il suicida stesso.

Mi viene in mente Caino, fratricida, scacciato dal consorzio umano, ma preservato in vita dal Signore; ebbene questo Caino diviene fondatore di città. La vendetta provoca morte, l’elaborazione del peccato commesso può portare alla vita (che è sempre sociale, fondatrice di città/civiltà).

Credo possa dipendere da questo giudizio l’antica “scomunica” della chiesa ed è, comunque, per qualcosa che con questo ha a che fare che è necessario pregare per Attilio, perché sia sostenuto nel suo lavoro di correzione in quel “luogo” che si chiama purgatorio.

Da là Attilio arriverà a dire: “che sciocco che sono stato”, per questo prego ogni giorno.

Nel ricordare i miei defunti, ogni sera, parto da Emilio, il primo che io ricordi, un giovane che ha lavorato con me all’Italgel, per passare a Roberto, compagno delle scuole medie, Giacomo, un collega nelle campagne del pomodoro da Greci a Ravadese, per arrivare a un certo numero di altri.

Tra tutti, però, riservo un posto particolare a tre persone: don Lino Bin, parroco di san Benedetto, Freddy (come avevo soprannominato il compagno di palestra riminese Gianfranco Ricci) di cui ricorrerà a breve l’anniversario e Attilio, preferiti senza sminuire gli altri.

Segno di stima e di speranza di poterli rivedere; nel frattempo sono di ricordo e testimonianza che l’uomo è una costituzione (come la costituzione italiana) a due gambe e che ogni costituzione ha effetti nei confronti di tutto il mondo, che può esserne arricchito o impoverito.

A me e a ciascuno di coloro che conosco l’augurio di “approfittare” anche di questi eventi terribili per correggere le falle della propria costituzione perché chi è senza peccato (trasgressione della costituzione) scagli la prima pietra.

Parma, 19 ottobre 2018, memoria di santa Laura di Cordova, badessa e martire e di san Paolo della Croce