Stamattina ho ricevuto uno di quei messaggi che si preferirebbe non ricevere mai e che, tuttavia, sono inevitabili, nella vita di ogni uomo.

Un mio carissimo amico, che purtroppo vedo molto raramente perché abita a Rimini, mi informa che sua mamma è venuta a mancare ieri.

Ieri era una data fausta poiché ricorreva il compleanno di un altro amico romagnolo, trapiantato a Parma, l’ottimo mio dentista che conosco ormai di quasi 40 anni, Paolo; in verità anche oggi è una data rilevante, ricorrendo l’onomastico del mio superfantanipote Simone: a entrambi tantissimi auguri.

Due liete ricorrenze rattristate da questo orribile evento.

Ma torniamo ad Andrea: non ho mai conosciuto la mamma di Andrea quindi non posso parlare di lei che di riflesso, guardando il figlio.

Questo giovane uomo l’ho conosciuto alcuni anni fa, se non ricordo male in occasione di uno sgombero della scuola occupata di una località riminese di cui non ricordo il nome.

Eravamo in ausilio così ci fu detto di attendere nei pressi dell’edificio a distanza di sicurezza; in quell’occasione mi fermai vicino ad Andrea ed iniziai a scambiare 4 chiacchiere; inutile dire che mi piacque subito per due caratteristiche: il parlare franco, non narcisista, e lo sguardo limpido.

Non ricordo nemmeno se era, all’epoca, ancora una burbetta stagionale o già nei ranghi definitivi del corpo, ma ricordo che mi adoperai presso il mio capo, per averlo nella nostra squadra di lavoro.

Non ci riuscii ma lo tenni, per quanto possibile, sott’occhio, approfittando delle occasioni che capitavano per conoscerlo meglio.

Ne parlavo bene in giro (mi torna in mente la frase di san Paolo di cui ho trattato alcuni giorni fa “fate a gara nello stimarvi a vicenda“) perchè ero convinto che fosse un giovane virgulto da coltivare.

Non mi sbagliavo.

Non trascorse molto che venne incaricato di importanti e delicate mansioni, che ha svolto con la dedizione, la competenza e la serietà che gli sono caratteristiche.

In ogni occasione che ho avuto di incontrarlo ne ho ricevuto sempre uno squisito trattamento di grande cortesia, disponibilità, lealtà.

Mi ha sempre trattato bene ed ha sempre avuto un approccio costruttivo e positivo, senza ignorare tutto quel che è ostile o negativo, insomma non uno sprovveduto.

Questo, in brevi tratteggi, è Andrea; come dicevo in precedenza, di sua madre ignoro tutto ma non che ha avuto un figlio così.

Figlio cioè frutto di un buon trattamento, non qualcosa di mistico: Andrea è stato, a mio parere, ben trattato da sua madre (parlo di lei senza escludere altri) e di quel lavoro materno ha saputo profittare.

Il che non esclude che anche in lui, come in ogni altro, non vi sia traccia di quel male comune dell’umanità che è la nevrosi ma penso di poter affermare che, in questo caso, l’eredità che Andrea ha ricevuto è stata cospicua epositiva, positiva come si scrive nei bilanci, cioè entrate che superano le uscite.

Ho parlato di eredità ma a mamma viva, l’eredità che si riceve ogni giorno da chi si incontra, non solo dai genitori biologici che spesso e volentieri sono protagonisti in negativo quanto ad eredità.

Pur a distanza, in questo momento sono vicino ad Andrea, dispiaciuto di non poter fare altro.

Sono sicuro che una mamma così non avrà un gran lavoro di correzione da fare in quel luogo che i cristiani, come indegnamente sono anch’io, chiamano purgatorio

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