Il Mausoleo di Teodorico è una delle tappe obbligate uando si visita Ravenna; nel mio caso ricordo molto vagamente di esserci stato una prima volta durante una gita scolastica ma non saprei definire meglio quando sia avvenuta.

Ci tornai, anni fa, ma ne conservavo, comunue, un vago ricordo, così ho deciso di rinfrescare la memoria e sono tornato a visitarlo, il 22 novembre, terminato il mio incarico professionale presso il Comando della Polizia Locale.

Ci sono arrivato facilmente, ho trovato subito da parcheggiare, visto che non c’era una cane in giro, ho fatto il biglietto, 4 €, e via a visitare questo monumento che rappresenta un unicum nel territorio ravennate.

Innanzitutto devo far un cenno al bellissimo parco che lo circonda, che rende il Mausoleo come un cammeo incastonato in un broccato intessuto coi colori dell’autunno: tutto trasmette un’idea di pace e tranquillità.

Del Mausoleo si nota subito che è una costruzione a due piani, realizzata in pietra (e non in mattoni com’è consueto in zona); la forma è decagonale, molto affascinante, ed alla sommità è ricoperta da un monolite dodecagonale suddiviso in 12 ance che ospitano i nomi di 8 apostoli e 4 evangelisti.

La cupola ha un peso stupefacente, oltre le 200 tonnellate, ed ancora non è chiaro come sia stato possibile installarla.

La stanza inferiore è cruciforme e si ritiene fosse utilizzata per scopi liturgici, mentre quella superiore (le due stanze non hanno accesso in comune) contiene una enorme vasca in porfido, forse la tomba del sovrano ostrogoto, il cui corpo sarebbe stato rimosso dai bizantini.

L’esterno ha decorazioni “a tenaglia” che sono tipiche dell’oreficeria “barbara”, in un interessante miscela di stili e decorazioni diverse.

La parola Mausoleo ci parla di tombe ed infatti questa costruzione è stata pensata come la tomba del re Teodorico, sovrano degli Ostrogoti.

Figura curiosa, questa di Teodorico, che è stato allevato presso la corte bizantina, come ostaggio.

Dai romani, i bizantini erano i romani, ha appreso la cultura e sebbene non sia riuscito ad amalgamare i romani d’Italia con gli ostrogoti, tuttavia ha lavorato per la pace ed ha prodotto sia nel campo del diritto, col famoso Editto di Teodorico, sia in ambito artistico, con l’edificazione di Sant’Apollinare Nuovo, del Battistero degli ariani e del Mausoleo.

Certo, aveva aderito all’arianesimo e condannato a morte Severino Boezio, Simmaco e papa Giovanni I, ma ha vissuto in tempi difficili.

Teodorico, il suo popolo, gli Ostrogoti, sono assimilabili a profughi in cerca di una vita migliore? Non so rispondere a questa domanda, quel che è certo, però, è che la loro venuta in Italia era sicuramente frutto del fascino di una civiltà che non intendevano distruggere, ma di cui subivano l’attrazione.

Ravenna, 22 novembre 2018 memoria di santa Cecilia, vergine e martire