Il colore degli affetti è il titolo della seconda esposizione che ho visitato nell’afosa domenica estiva del 19 agosto; come già detto, ero l’unico visitatore.

Dedicata alle opere di due illustri (?) artisti parmigiani, Amedeo Bocchi e Renato Vernizzi; conoscevo vagamente il primo mentre il secondo mi era del tutto ignoto.
In entrambi i casi sono privilegiati i ritratti, tema che non mi dispiace affatto, anzi uno di quelli che apprezzo moltissimo perché il ritratto è in grado di suggerire ed esprimere il carattere della persona oltre che quello dell’autore.

Amedeo Bocchi era figlio di un pittore, quindi uno che ha imparato quasi per osmosi, come si maneggiano colori e pennelli, con mia grande invidia.


Gli influssi degli austriaci, Klimt sopra tutti, è abbastanza evidente ma al di là dei riferimenti quel che mi ha colpito è che non c’è una donna sorridente, tra quelle ritratte.

I ritratti dei genitori mi ricordano, invece, Giovanni Pascoli ed una campagna emiliano romagnola ricca e concreta.

Di Renato Vernizzi ho trovato poco o nulla; le sue opere non mi dispiacciono ma preferisco di gran lunga Amedeo Bocchi.

Molto belli, anche in questo caso, i ritratti, e molto famigliari, quasi domestici; al contrario quelli di Bocchi sono decisamente più “pubblici”.

Le donne rappresentate da Bocchi, non tutte però, sono decisamente appartenenti a quel clima di belle epoque che trovo tanto interessante quanto inquietante, donne che esprimono una dimensione di acquisita sicurezza che non può che turbare il maschio fino ad allora padrone assoluto della scena.


La femme fatale che a quell’epoca si affacciava alla ribalta sembrava minacciare l’uomo, ponendosi come misterioso “oggetto del desiderio” e contemporaneamente enigma inquietante: la soddisfazione femminile diventava un tema pubblico ma nelle vesti oppositive di uno scontro di potere.


Tornando ai due artisti, entrambi sono, di fatto, emigrati professionalmente, uno nella mia adorata Roma ed uno nella non meno amata Milano, per poter emergere perché la dimensione parmigiana stava evidentemente stretta e tuttavia, almeno nel caso di Amedeo Bocchi, anche Parma ha saputo riconoscerne le doti, come si vede dall’importante commissione della sala riunioni della Cassa di Risparmio.


Un’esposizione, anche questa, che merita una visita ed un’ulteriore testimonianza di come Parma possa essere fucina di intelligenze ma anche madre matrigna, come si usa dire.

Di questi giorni un episodio a dir poco odioso di violenza sessuale di cui forse tratterò altrove.

Il sito del comune di Parma che pubblicizza la mostra, forse preso dall’emozione anticipa la morte di Amedeo Bocchi a prima della nascita, ma è un errore veniale: “Amedeo Bocchi (Parma 1983 – Roma 1976)”.

Parma, 4 settembre 2018 memoria dei Beati Bernardo da Lugar Nuevo de Fenollet (José Bleda Grau) Religioso e martire, Francesco Sendra Ivars  Sacerdote e martire,  Giuseppe Pasquale Carda Saporta Martire, Scipione Gerolamo Brigeat de Lambert Martire