I due Foscari è un’opera di Giuseppe Verdi, tra quelle considerate giovanili e che forniranno numerosi spunti per la produzione successiva: questo è quel che mi ha insegnato l’ottimo Gabriele Trivelloni che tenta disperatamente – senza successo – di erudirmi musicalmente.

Incuriosito e nonostante avessi pochissima voglia, ho deciso di concedermi il lusso di starmene in piedi, in loggione, per quasi tre ore a vedere I due Foscari al Teatro Regio di Parma.

I due Foscari nasce da un’opera di Lord Byron dedicata alle romanzate vicende di Jacopo Foscari e del padre, il Doge Francesco Foscari, costretto poi all’abdicazione: com’è ovvio, entrambi destinati a morte precoce.

Storia ambientata nel XV secolo nella Venezia dove si scontra il Consiglio dei Dieci ed un Doge che si trova schiacciato tra l’amore paterno e i doveri di stato, uno di quei dilemmi che si ritrovano spesso raffigurati nelle opere di Jacques-Louis David – ad esempio Gli Orazi e i Curiazi – e dai quali non è possibile uscire senza danni.

Non conoscevo nulla di quest’opera, se non il titolo: mi è piaciuta, tutto sommato, nonostante non abbia temi coinvolgenti, insomma non va a toccare nervi scoperti.

Gabriele mi ha spiegato che l’opera è stata sottotono, con la seconda parte decisamente migliore della prima, un buon baritono mentre tenore e soprano non entusiasmanti: ho gradito perché io non avevo colto queste notazioni (né pare il pubblico, che ha applaudito con convinzione).

Mi è piaciuta molto la scenografia, molto minimale ma, nel contempo, capace di valorizzare la drammaticità degli eventi.

Si trattava di esilio, separazione e morte e questo mi ha suscitato un po’ di angoscia; nello stesso tempo mi ha affascinato la teatralità, la manifestazione pubblica dei sentimenti ma mai in modo spontaneo, tutto sempre mediato dalle parole in rima che richiedono un lavoro di riflessione non indifferente.

La voglia di frequentare un corso di teatro si è risvegliata, credo che sarebbe una bella esperienza anche se tempo di non potermela permettere.

Giornata, dunque, positiva e chissà che non mi conceda anche il Nabucco, tra non molti giorni.

Parma, 6 ottobre 2019 memoria di san Bruno