Dopo l’esposizione dedicata a Giacometti mi sono trattenuto nei locali della G.A.M. dove ho scoperto varie opere di grande interesse.

Innanzitutto la statuaria; le opere di Canova sono bellissime, una meglio dell’altra: Ebe, l’erma di vestale, il busto di Napoleone, poi Minerva che infonde l’anima nell’automa di Prometeo di Camillo Pacetti, la filatrice di Rudolph Shadow, Amore e Psiche di Giovanni Maria Benzoni solo per far qualche nome, o l’Alpe di Leonardo Bistolfi e la dea dei fiori di Francesco Barzaghi o infine il ritratto di Maria Morozzi di Tranquillo Cremona. Chiudo con Alessandro Puttinati ed il suo Paolo e Francesca che sa ben manifestare la languida disperazione dei due sfortunati amanti che a dir il vero sembrano  tutto fuor che amanti: lui disperato sembra voler fuggire un destino che non lo abbandonerà mai e lei assomiglia ad un peso che si avvinghia, quasi a voler essere rassicurata e confortata.

C’è poi una statua, anzi un’erma straordinariamente bella, una testa virile di Adolfo Wildt che scopro ogni volta come autore di grandissimo rilievo, misconosciuto ingiustamente per le sue idee politiche fasciste (un errore perdonabile in un artista).

Ancora… le opere di Medardo Rosso, inquietanti nel loro fondersi con la materia di cui sono costituite.

Le opere pittoriche, non tutte pregevoli o comunque gradite: l’arte del settecento, ad esempio, mi sembrano vuote, snervate, quasi affettate e senza carattere. Ci sono anche quadri decisamente belli o comunque interessanti come quelli dei fratelli Domenico e Gerolamo Induno, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Giacomo Balla, Arturo Tosi, Francesco Hayez, Francesco Fidanza. Non condivido le idee di questi autori, che peraltro, poco correttamente per i criteri scientifici, unisco in un unicum improponibile, tuttavia di alcuni apprezzo le capacità tecniche e l’abilità nel rendere lo stile di vita di un’epoca molto interessante come quella che precede la Belle Époque fino all’avvento del fascismo in Italia. Periodo in cui si pone il problema dell’entrata in scena, nella politica e nella storia, delle masse con la conseguente loro gestione sempre più “scientifica”. Anche per le donne è un momento di sussulto: la lotta per i loro diritti crea sconcerto e preoccupazione come traspare da molti dipinti che le ritraggono come misteriose e pericolose, sebbene attraenti come traspare, ad esempio dai disegni di Paul-César Helleu. Ben rappresentato il futurismo, dalle opere di Balla, con l’esaltazione della velocità ed i miti ingenui e “dannosi” da questo movimento propagandati.

Nella G.A.M. c’è custodito anche un bel dipinto di Van Gogh anche se, al momento, in prestito a Palazzo Reale.

Bella visita davvero.