Dopo un lungo periodo di inedia onirica, finalmente l’astinenza è cessata ed in due notti consecutive mi sono permesso due sogni, uno dei quali particolarmente articolato; eccoli:

Sogno tra il 22 e il 23 giugno

Ho sognato di morire, esattamente questo, quindi mi preparavo pensando a chi lasciare l’orologio e non mi ricordo cos’altro.

Poi credo mi compaia davanti agli occhi un articolo di giornale che annunciava la mia morte: “muore prematuramente giovane ispettore della polizia municipale di 53 anni”,; subito penso che bisogna assolutamente impedire che ciò accada, la pubblicazione di quell’articolo, perché non deve sapere nessuno del mio decesso.

Provo un senso di tristezza per qualcosa che si conclude e che non potrò più fare, poi c’è un’altra parte di sogno che però non ricordo per niente.

Sogno tra il 23 e il 24 giugno

Devo andare in qualche posto che non saprei identificare, in divisa, ma io sono in borghese; mi trovo a casa mia a Miramare a cercare tra le cose che ci sono all’interno.

Ad un certo punto Silvia Sangiorgi, aprendo un’anta dell’armadio, trova delle camicie ed esclama qualcosa del tipo: “questa potrebbe andare bene”, in realtà è estiva e quindi le obietto che sotto la giacca potrei congelare perché ha le maniche corte.

Continuiamo la ricerca e troviamo camicie adeguate, con le maniche lunghe, allora ragioniamo sull’abbigliamento e vediamo che le scarpe, essendo nere vanno comunque bene, il problema è la giacca e non so come risolverlo, forse penso di lavorare al buio o comunque in modo che non si veda.

Immagino che potrei essere l’unico in borghese e mi vedo un gruppo che sta lavorando o facendo non so cosa rispetto al quale io sono isolato.

Ora sono in cucina ed apro i vari pensili che trovo pieni di prodotti alimentari mentre c’è Marco Ronchei, seduto al tavolo, che sta mangiando un dolce con della banana, mi offre di quel dolce ma io lo rifiuto dicendo che è roba vecchissima.

Tutta la roba che trovo negli scaffali è vecchissima, sigillata, c’è molta pasta e altre derrate ed io penso che sia uno spreco e comunque, dovunque apra, trovo sempre la stessa situazione.

Ora mi trovo davanti a casa su una spianata sopraelevata rispetto alla terra, ho un tondino di metallo in mano, che pianto in terra, da quel buco zampilla acqua ed io grido: “acqua, ho trovato l’acqua”.

Poco distante c’è un tizio che mi dice che mia cugina ha trovato 50 € e in effetti la vedo con una banconota in mano che dice: “Che sia vera la storia di Leonardo o di Van Gogh (o chissà chi altro) che porterebbe fortuna?”.

Mentre mi sto avvicinando a lei mi accorgo che l’acqua sta aumentando di livello, a quel punto mia zia entra da dietro come se avesse percorso le scale di una casa in costruzione; assieme ad altra gente arriva dove c’è l’acqua e invita a chiamare i vigili del fuoco oppure a parlare con qualcuno, non mi è chiaro.

L’acqua peraltro sta raggiungendo un livello dove contro la parete, c’è infissa una fila di oggetti tipo bicchieri, brocche, anfore o non saprei che altro dire, io ne estraggo una, la porgo ad una donna e le dico che dobbiamo parlare con non so chi perché dobbiamo trovare una soluzione per quest’acqua che continua ad aumentare e quindi rischia di andare a finire chissà dove.

C’è qualcuno che sostiene che abitiamo vicini ma io rispondo che in quel posto ci ho abitato in precedenza, almeno credo, poi mi parla di una via in cui mi dice che metteranno tutto a divieto quando finiranno i lavori, al che rispondo che è impossibile perché d’estate quella via è molto frequentata, ci sono le macchine parcheggiate una sopra l’altra, per cui anche se venissero a controllarla, d’estate, poi smetterebbero subito.

Lui non sembra molto convinto della cosa e io non mi ricordo altro.

Unico riferimento alla vita quotidiana recente, lo zampillo d’acqua provocato dalla rottura dell’impianto di irrigazione dell’aiuola del cosiddetto “Petitot”; per il resto l’abitazione di Miramare risale ad ormai direi una ventina d’anni or sono, come le scale di un’abitazione in costruzione mi ricordano il condominio di fronte a casa mia e sono già direi 40 anni o forse più.

Le derrate alimentari polverose, custodite all’interno dei pensili della cucina mi hanno fatto pensare allo spreco di risorse (ne sono testimonianza vivente, come tanti altri) e al famosissimo film “Psyco”, in particolare alla scena della madre imbalsamata.

Il tutto si è mescolato ad un tema sul quale sto meditando da tempo, quello di rompere gli schemi: attività molto faticosa.

Sapere di ripetere schemi consolidati è sicuramente un’ottima cosa ma del tutto insufficiente poiché la ripetizione, coatta, di procedure mentali porta, ed è ovvio, un certo sollievo, chiamasi beneficio secondario, la scoperta che il beneficio secondario è una forma di rinuncia è a rischio di inutilità se non ci sono a portata di mano (cioè di pensiero) alternative che permettano di mettere sotto i denti qualcosa di più sostanzioso.

A questo discorso si lega un’idea che mi è venuta tempo fa e che è rimasta nel cassetto per un bel lasso di tempo; niente di straordinario ma, a prima vista, sembra una provocazione, il che non è né intende essere.

L’idea è questa: lo psicoanalista non può essere un antifascista militante perché la lotta al fascismo (che oggi è soltanto una banale arma di lotta politica che copre la debilità di pensiero in maniera speculare a quella degli avversari) implica la fissazione al regime che si intende contrastare, si alimenta di quello e lo sostiene.

Lo psicoanalista è un costituente, uno che lavora perché l’individuo recuperi per il meglio quella facoltà che ha utilizzato fino ad un istante prima per il peggio; la scoperta del fascismo che c’è in ognuno è utile ma non porta a nulla se non c’è un cambiamento di discorso, esattamente come per la zizzania e il buon grano: il fascismo come zizzania è una buona scoperta ma quel che nutrirà e arricchirà il contadino è il buon grano.