Sono stato il primo del seggio, come da consuetudine degli ultimi anni: ho vinto le migliaia, che dico migliaia, triliardi, di scrupoli ed ho adempiuto al dovere civico di esprimere le mie volontà politiche.

Mi è venuto in mente, peraltro, che i miei nonni erano convinti che andar a votare fosse un dovere ma non solo o tanto morale, quanto giuridico e soprattutto economico: se non lo avessero fatto ritenevano ci sarebbero state ripercussioni sulle loro pensioni; non ho mai indagato, ed ho fatto male, sulla veridicità di affermazioni di quel tenore e da quale fonte provenissero (anche se ritengo che l’origine fosse da una certa sinistra comunista cui i nonni aderivano per tradizione famigliare).

Come avevo scritto in precedenza, l’orientamento di voto era equamente diviso tra i moderati di Lupi ed il centro di Calenda: qualche tempo fa, quando sembrava che con quest’ultimo si candidasse il non rimpianto sindaco di Parma, avevo escluso la possibilità di sostenere una siffatta lista, poi, scongiurato il pericolo, ho riaperto la questione.

Ho conosciuto personalmente, anche se per interposta persona e di sfuggita, il candidato Matteo Ferroni che non mi è affatto dispiaciuto e che avevo già sostenuto convintamente alle elezioni comunali; non verrà eletto, la sua sicuramente è una candidatura di servizio, ma meglio un voto di testimonianza che sostenere il PD con le sue insopportabili battaglie sui diritti e l’inconsistenza delle sue proposte.

Gli agglomerati che stanno a sinistra del PD non sono da perderci tempo e non spreco più di due righe per confinare nella più totale ed assoluta insignificanza quei five stars che hanno rappresentato, sin dalle origini, il peggio del peggio dell’invidia politica.

Al centro Forza Italia dovrebbe perdere il fondatore, ormai una maschera che mi ricorda la madre mummificata di Norman Bates; fino ad allora, alla nascita di una classe dirigente degna di questo nome, anche quella formazione politica non avrà il mio sostegno.

Avrei votato, e le mie simpatie guardano anche in quella direzione, Noi moderati, ma troppo piccoli, a rischio di totale irrilevanza.

Dall’altra parte dello schieramento Salvini è ormai inascoltabile; dai 30 miliardi di debito, alla posizione nei confronti della Russia, sto aspettando che l’ala moderata e governista (i governatori delle regioni del nord est) lo scalzi dalla posizione di segretario e cominci a costruire un partito conservatore e moderato.

Quanto a Fratelli d’Italia, quel che mi preoccupa non sono le stucchevoli polemiche sul fascismo (agitate da una sinistra senza idee) ma il non conoscere la classe dirigente che andrà a governare: credo (e temo) che molti saliranno sul carro del vincitore e non so come verranno selezionati.

Ho lanciato il cuore oltre l’ostacolo, nella speranza che il mio voto non venga stravolto con improvvide alleanze con la sinistra: mi aspetto da Calenda e Renzi che pungolino chiunque si troverà a governare per spingerlo a realizzare le opere di cui il paese ha urgente necessità, dalle riforme istituzionali alle pensioni, alla transizione ecologica all’energia.

Iniziative concrete, realistiche e non furiosamente ideologiche.

Parma, 25 settembre 2022 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO