La campagna elettorale è in pieno svolgimento, manca poco più di un mese alle elezioni politiche e tutti i partiti sono in fibrillazione.

Per il comune cittadino quale io sono cambia poco se non il profluvio di promesse più o meno mirabolanti che tutti fanno, giurando e spergiurando quello che sanno benissimo non potranno mantenere; quel che mi assale è il solito dubbio amletico: votare o non votare?

Il non voto è certamente la prima opzione: una ragionata scelta di sfiducia verso un’intera classe politica incapace di offrire prospettive interessanti.

Se dovessi, invece, votare, ecco subito un altro dilemma: chi votare?

E qui, come si diceva un tempo: nebbia fitta in Val Padana.

Ho saputo ieri che a Parma verrà candidata, per il PD, Lucia Annibali, avvocato marchigiano, vittima di un odioso (qualunque aggettivo dispregiativo è comunque poco per descrivere l’odiosità di un tale gesto) attentato con l’acido.

A Parma è stata curata e ne è divenuta cittadina onoraria. bene fece la città a sostenerla nella sua difficile lotta ed è stato un bel gesto conferirle la cittadinanza ma addirittura candidarla… beh mi sembra decisamente fuori luogo, salvo sfruttarla per fini puramente elettorali.

L’avvocato Annibali, infatti, se non ho letto male le notizie online, è candidata in altri collegi, dal Piemonte all’Abruzzo: immagino che riconosca ad ogni collegio in cui è stata candidata, un qualche merito e sicuramente si farà portavoce dei territori, già ma quali?

Se personalmente ha tutta la mia solidarietà e sostegno, politicamente mi sembra che si sia prestata ai soliti giochi dei soliti politici ovvero il nostro beneamato rottamatore, quello che aveva promesso di ritirarsi a vita privata dopo la sconfitta del referendum costituzionale, ha ben imparato la lezione dai predecessori rottamati e non arretra di un passo dal tentativo di riprendersi il potere romano.

Voterei PD se fosse segretario Calenda e ci fossero soltanto Gentiloni (che è comunque persona che il senso delle istituzioni) Minniti e Padoan, il che è a dir poco irrealistico.

La vergognosa firma dei contratti degli statali, con pagamento degli arretrati a febbraio è giusto l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso di una gestione a dir poco elettoralistica delle forze attualmente al governo: dopo 9 anni 9 di vacanza contrattuale (questo lunghissimo periodo assolutamente vergognoso) mi puzza lontano chilometri che si sia arrivati, chissà come mai, a trovare accordo e risorse a due mesi dal voto.

Dunque il PD non lo considero degno e non aggiungo altro.

Veniamo al centro destra: Forza Italia un annetto fa circa era praticamente scomparsa dalla scena politica, del tutto irrilevante, poi è stata miracolosamente riesumata dal rottamatore, non per beneficenza indubbiamente, ma per calcoli politici che non so quanto gli si ritorceranno contro.

Quella classe dirigente di centro destra non ha avuto modo di ricostruire dalle macerie, di far emergere una nuova generazione di politici: abbiamo un gruppo di miracolati resuscitati, novelli Lazzaro che sono stati rialzati e rimessi a camminare come se nulla fosse accaduto.

Berlusconi si è comportato da Cronos, divorando via via i suoi figli, da Fini a Toti a Parisi, impedendo una rielaborazione della sconfitta che permettesse un valido ricambio, come la destra italiana merita, soprattutto per il bene del paese.

Del Movimento 5 stelle manco a parlarne, non è forza da prendersi in considerazione, a prescindere, come direbbe Totò.

Della Lega si potrebbe salvare qualcosa di buono se Salvini non sbraitasse a destra e a manca che vuole abolire la legge Fornero, che sicuramente nemmeno io amo, ma servirebbe che qualcuno spiegasse dettagliatamente come intende gestire la questione pensioni da qui ai prossimi 50 anni, senza raccontare storie.

Avendo frequentato i politici locali e visto quanta inettitudine connota l’azione politica nei piccoli paesi, ovviamente non parlo delle città grandi e men che meno di Parma dove lavoro e non è opportuno che critichi la classe dirigente, mi immagino quali pessimi compromessi siano disposti a mettere in atto le forze politiche a livello nazionale pur di continuare a gestire quei brandelli di illusorio potere che pensano di avere tra le mani.

Tralasciando la questione delle elezioni, gli italiani avranno qualche possibilità di migliorare la loro situazione soltanto quando la smetteranno di illudersi che spetti ad altri, al potere, alla politica, ai sindaci, a mammasantissima o a chi volete voi, rimboccarsi le maniche e darsi da fare, prima di tutto col pensiero.

Viviamo in un periodo di crisi del pensiero da cui è possibile uscire, di questo sono certo, ma come?

Propongo una citazione che ho già utilizzato recentemente di Giacomo Contri, dal post di Think del 22 gennaio u.s.:

“Formula di legislazione universale:

agisci in modo che il tuo atto produca sempre condizioni favorevoli.”

 

Questa formula, legislazione, è uno scibboleth né più né meno di quello usato ai guadi del Giordano di biblica memoria, serve a distinguere gli amici, non sarebbe male applicarlo anche ai politici poiché si tratta di una formula di legislazione universale, cioè valida per tutti e alla portata di mano di tutti.

[P.S. Se ci fosse un buon candidato voterei per il Sacro Romano Impero, con proposta di rimettere l’Imperatore, rigorosamente Asburgo, a Vienna e Vicerè a Milano]

Parma, 28 gennaio 2018 memoria di san Tommaso d’Aquino