Mi è stato chiesto un pensiero che fosse di aiuto ad una ragazza in occasione della partenza di un cara cugina, in viaggio in America per un anno.

Domanda difficile per uno che vive di tentazioni melanconiche, tuttavia non mi ci sottraggo auspicando un guadagno anche per me.

La prima suggestione che mi è venuta in mente riguarda un salmo, il 126 che ai versetti 5 e 6 così recita:

5 Qui seminant in lacrimis,

in exsultatione metent.

6 Euntes ibant et flebant

semen spargendum portantes;

venientes autem venient in exsultatione

portantes manipulos suos

 

[5] Chi semina nelle lacrime

mieterà con giubilo.

[6] Nell’andare, se ne va e piange,

portando la semente da gettare,

ma nel tornare, viene con giubilo,

portando i suoi covoni.

 

La seconda riguarda la famosa parabola dei talenti: il Signore protagonista chiama i servi, affida loro il denaro e se ne parte per un lungo viaggio, letteralmente si toglie dai piedi.

C’è un primo momento in cui si vive una “perdita”, chiamiamola semina o partenza, un terzo momento che potremmo definire raccolta o ritorno ed un secondo tempo, nel mezzo, di cui non si sa nulla o quasi.

Qualcosa si può ricavare dagli scarni racconti: seminato il grano o ricevuti i talenti i beneficiari si mettono al lavoro, non stanno a pensare al Signore, a quello che sta facendo o a quanto è triste la vita senza la sua presenza.

Molto banalmente, se vogliamo, i vari personaggi si mettono al lavoro, si danno da fare o come si usa dire oggi “si danno una mossa”: lì sta quel che viene percepito come difficile.

L’investimento che era stato fatto su una certa persona deve essere ritirato in vista di una sua riallocazione: serve tempo (non è mai stimolo-risposta, azione-reazione) e desiderio.

Se uno cessa di investire sull’oro si prende il tempo necessario per osservare i mercati e approfittare delle occasioni che ha modo di incontrare: il primo passo è chiudere la porta su quel che è stato o, come direbbe l’aspirante psicoanalista che è in me, cambiare discorso.

Cito una frase evangelica che ho sempre trovato strana: “dimitte mortuos sepelire mortuos suos”, “lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”, credo possa fare al caso nostro proprio come invito a lasciar cadere ogni discorso, cioè pensiero che ruoti attorno ad un tema fisso.

Mi viene un’altra citazione evangelica, la maledizione che Gesù scaglia contro il fico che non produce frutti, provocandone il disseccamento; in questo caso il buon Gesù si inc…la, non avendo trovato quel che cercava, ma non sta a costruire tante teorie, lamentele, discussioni, non rimane fissato a lamentarsi del fico improduttivo; in quattro e quattr’otto il fico disseccato diventa buono come legname, per farci qualcos’altro, ed il discorso di Gesù è già altrove.

Una buona elaborazione del lutto, in conclusione, è la cura dell’agorafilia, la valutazione positiva del mercato, è cambiamento di discorso e reinvestimento con valorizzazione di quel che si ha a portata di mano o di ricerca di nuove occasioni, senza esclusione, preclusione, prevenzione di sorta.

Buon lavoro!

Parma, 16 agosto 2021, memoria di san Rocco e di santo Stefano d’Ungheria