Il 28 aprile

Nella prima parte del sogno sono in una traversa di Via Mazzini (o Bixio o D’Azeglio), davanti ad alcuni locali e sto parlando con altre persone; parlano di una manifestazione o una festa da cui mi dissocio dicendo che è blasfema; loro mi guardano perplessi, poco convinti, ma io ribadisco che se uno è gay non per questo deve offendere la religione cristiana; uno dei due si convince e mi sostiene così il terzo se non convinto, comunque, lascia perdere l’idea.

Sempre lì davanti c’è l’ingresso di una chiesa e pure confusione, anzi c’è del trambusto, io allora mi allontano perché vedo che sta arrivando della polizia ed io non voglio essere scoperto perché mi trovo in un luogo di ritrovo gay.

Non succede, in realtà, nulla: vedo da una certa distanza che stanno identificando delle persone e che interviene sul posto anche il prete e parla coi poliziotti; ci sono anche degli agenti della polizia municipale, dei carabinieri e dei finanzieri.

Cammino lì attorno con fare abbastanza indifferente, quando un tipo, da una certa di stanza, mi chiede cosa faccia lì e cosa stia cercando, io rispondo che sono fatti miei, che sto facendo un giro e forse sono a trovare degli amici, al che lui forse si avvicina o mi ordina di avvicinarmi e mi chiede i documenti (o chiede di dichiarare chi sono) io sono collaborativo e rispondo alla sua domanda, però mi sorgono dei dubbi sulla correttezza del motivo per cui mi trovavo sul posto (ho dei dubbi sul dare motivazioni verificabili e razionali dell’essere presente in quel luogo).

A questo tipo chiedo, come io sono stato corretto, di essere corretto a sua volta e gli domando a quale forza appartenga ed il numero di matricola, lui mi punta in dito alla base della gola, con molta forza, tanto che ne sento la pressione fastidiosa, e mi rivolge alcune parole che sembrano minacce e non mi dice chi è. Forse nei pressi c’era un vicolo che permetteva di cambiare itinerario, girando attorno al luogo in cui mi trovo.

La scena cambia e c’è un’isola, piccola direi, con una costruzione (come un albergo sulla spiaggia), lì ci sono due uomini che probabilmente sono gli stessi con cui parlavo davanti al locale a inizio sogno; assieme a loro c’è una ragazzina, figlia del padrone, quindi si tratta di rapimento. Il padrone ha il mio stesso nome e mi dicono che sia una bravissima persona; ci sono delle trattative e questi chiedono 150.000 € (che mi sembrano davvero pochi) e poi chiedono alla ragazzina se le interessa andare a Parigi, cosa che la vede entusiasta, quindi pensano di portarla con loro.

Il padre paga; inizia un viaggio in auto, guido io e loro sono dietro con la ragazzina; siamo diretti in Francia: praticamente la polizia sembra protagonista di una serie di dormite continue, noi passiamo sotto il loro naso che è un piacere; arriviamo poi al commissariato di frontiera con la Francia, loro scendono ed entrano per il controllo, quindi ne escono, ancora una volta indenni.

Mi rivolgo loro precisando che io non intendo ricattarli ma che mi servono 2000 € per le spese e poi non ci vedremo più, poi rivelo di avere scritto tutto su un foglio che ho lasciato forse ad un notaio che, nel caso mi accadesse qualcosa, sa a chi mandarlo.

Torno indietro in Italia e rifletto sul concorso nel reato e qualche poliziotto mi dice che non c’è concorso ma forse qualcosa di peggio; sono dibattuto tra l’aiutare questo signor Luciano, che è una bravissima persona, e con lui la polizia, e la fedeltà ai criminali.

Il 1 maggio

Sono in ufficio a Rimini, con la Lidia Farinella e forse altri; lei mi dice che ci sono cose che può farmi vedere ma non darmi, poi mi parla del trasferimento di Umberto nel suo ufficio, che vede, però, lei contraria e io penso che questa cosa dovrei dirla ad Umberto perché non è proprio bella.

Comunque mi mostra alcune foto, anzi mi mostra il verso delle foto ed in una c’è scritto “ho fatto l’amore con lui”, forse firmata dall’innominabile mia ex capa (anche se non ne sono affatto certo), poi ce n’è un’altra con scritto: “ha trovato la macchina rubata sul lungomare, un ragazzo fantastico, si lavora benissimo con lui, firmata Ripalti.”

Passa, poi, una collega ed anche un’altra innominabile mia ex capa all’ufficio formazione  e Lidia mi dice “è previsto un premio di produttività per i quadri di 2.500.000 €; io commento: due milioni e mezzo di euro’ ammazza; poi rifletto ed esclamo: “anch’io sono un quadro…” e per un momento mi balena l’idea di…

Incontro una collega che mi saluta con un “bentornato”, quindi un altro (mio omonimo ex collega d’ufficio) che mi stringe la mano molto cordialmente, cosa che mi lascia un po’ perplesso, comunque  sono anch’io molto cordiale.

Mi dà, anche lui, il bentornato poi mi dice “lavoriamo insieme quest’estate in spiaggia .. allora non sei più a Torino?” me lo dice con con un senso di sollievo per me, come se intendesse dire che è molto meglio per me non essere più a Torino. Rispondo dicendo che non è che non sono a Torino, ma che sono in affitto, sono comandato, è una cosa temporanea, ma emerge anche l’idea che sto pensando a una soluzione definitiva diversa, non più temporanea.

Il 2 maggio:

Non so se prima o dopo la scena seguente, mi trovo in compagnia di Giacomo Contri, poi sono in una chiesa, o almeno credo; Silvia Sangiorgi ha regalato due libri a don Piero che, dopo averli esaminati e letta la dedica che è scritta su un foglio a parte, li cede a me in cambio di un altro volume che tengo tra le mani; forse Silvia rimane sconcertata, ma non ne sono sicuro.

Il 4 maggio:

c’è qualcuno che sta inseguendo qualcun altro; ad un certo punto gli lancia una freccia, che, incredibilmente, si divide ovvero; una si separa dall’originale ed insegue un uomo che sta fuggendo, a breve distanza, sulla destra, mentre l’originale si divide in un nugolo di frecce che mirano ad un altro uomo.

Assistendo alla scena penso che sia stato un tiro inutile anche se è evidente che, in realtà, e ne sono cosciente, quest’arma è efficacissima e colpirà sicuramente i due bersagli.

10 maggio

La prima parte non riesco a ricordarla… poi succede che vedo due, un uomo ed una donna direi, che stanno facendo una sorta di incontro di pugilato/wrestling, dandosi dei colpetti al viso mentre passano di fronte alla mia scrivania; noto che l’uomo (?) ha alcuni anelli e potrebbe ferire l’avversario (o avversaria).

Disapprovo lo scontro fisico ma interviene Gabriele che mi dice: “vorrei che tenessi come norma la frase…”, purtroppo la frase non la ricordo ma direi che il senso era di approvazione dell’incontro di boxe, da considerare quindi come un fatto positivo.