Correva l’anno 2010, mi piacciono i numeri pari, da sempre, e i multipli di 10 ed io avevo deciso di partecipare al concorso per ispettore di polizia locale in quel di Modena.

Non ricordo se ho già raccontato le vicissitudini di quel concorso, di come, convinto di non avere superato i test psicoattitudinali, avessi smesso di studiare per dedicarmi all’intensa consueta attività estiva di lotta all’abusivismo commerciale sul lungomare riminese.

Invitato, non ricordo bene quando, credo ad inizio settembre, ad un incontro presso la sede di una società editoriale che intendeva proporre una collaborazione per realizzare un progetto di formazione online, mi sono seduto di fianco ad un collega sconosciuto.

Durante la presentazione scoprii che l’ignoto al mio fianco era quello che è poi diventato un amico, tal Alberto Cuoghi, da Modena; gli sussurrai che avevo partecipato al concorso da ispettore ma con deludente risultato, al che lui mi chiese se fossi “quello di Rimini”: era ovvio che “quello di Rimini” coincideva col sottoscritto.

In quel momento mi sono sentito un po’ idiota, convinto di averne combinata qualcuna delle mie, che mi avesse esposto al pubblico ludibrio e invece, il buon Alberto mi disse: “sei quello che è primo”: rimasi a metà tra l’incredulo e l’impietrito perché, a quel che ne sapevo, i risultati avrebbero dovuto essere pubblicati a fine mese.

Alberto mi spiegò che, in realtà, erano già stati pubblicati e, vista la mia inquietudine, l’organizzatrice ci mise a disposizione un computer per verificare immediatamente quella che era, per me, una notizia bomba: di quell’incontro non ricordo nient’altro, se non la preoccupazione di dover recuperare il molto tempo perduto.

Di come è andato il concorso sappiamo … lo vinsi e la mattina del 16 dicembre 2010, alle 7 mi trovai in via Galileo Galilei, presso il Comando di Polizia Locale di Modena.

Ero funzionario, finalmente! Dopo la cocente delusione di un vergognoso concorso a Rimini, i miei sforzi di avanzare di grado avevano finalmente raggiunto l’obiettivo.

Desideravo fare carriera, lo ammetto, ma non per smanie di potere (esercitare il potere com’è normalmente inteso, è attività oltremodo faticosa e inutile) ma perché coltivavo l’illusione, amaramente smentita dalla realtà, di avere un minor numero di (beep) cui dover dire: “comandi”.

Il numero è diminuito, effettivamente, non è migliorata la qualità, ma questo è un discorso generale, che non intende riferirsi a nessuno in particolare.

Non so nemmeno spiegarmi il motivo per cui mi è venuta l’idea di fare una sorta di bilancio, dopo un decennio, ma visto che il pensiero si è presentato, è bene dargli un seguito.

La scelta che ho fatto ha rivoluzionato non poco la mia vita: prima della delusione riminese mai avrei pensato di tornare a vivere a Parma ed ancor meno lavorarci.

Ma veniamo al bilancio: professionalmente parlando l’avere lavorato in vari comuni della regione è stato un notevole arricchimento; ho avuto l’onore di collaborare con la Scuola Interregionale di Polizia Locale e conoscere tanti colleghi, alcuni dei quali splendidi.

Ho collaborato, e tuttora collaboro, con Aplrer, anche in questo caso mi si sono offerte tante occasioni di conoscenza di persone deliziose, con alcune delle quali sono rimasto in contatto ben oltre il poco tempo dei fugaci incontri formativi.

Insegnare è una delle attività che più apprezzo, fonte di continua preoccupazione (essendo maniacale) ma di altrettanta soddisfazione, specie quando vedo i risultati in ragazzi che arrivano ad indossare l’uniforme o in colleghi che fanno carriera e che lavorano con impegno, serietà, equilibrio.

A Modena mi sono occupato di quartieri, ero responsabile del quartiere 4, attività che mi faceva assolutamente schifo (da sempre la territoriale mi piace come un dito in un occhio) per passare poi all’ufficio di polizia giudiziaria: tantissimo lavoro, tante preoccupazioni ma anche tante soddisfazioni, soprattutto coi superiori (uno solo ma davvero buono, il Comm. Andrea Piselli), e coi colleghi di ogni ordine e grado, a partire dalla mia fantastica balia asciutta, il mitico Paolo Piccinini, detto Piccininuzzo, che si prese cura di me con una cortesia ed una pazienza esemplari.

Dovrei citare troppi colleghi di lavoro e di sindacato, tutti da ringraziare per l’aiuto e l’amicizia che mi hanno concesso; ne avevo lasciati tanti a Rimini, a Modena ne ho acquistati altrettanti.

Poi le vicissitudini mi hanno portato alla Bassa Est Parmense, uno dei posti dove professionalmente mi sono spento e dove, in effetti, non ho mantenuto alcun contatto (salvo il buon Stefano B., ormai quasi pensionando); un passaggio per la Bassa Reggiana, dove non sono migliorato professionalmente se non nel momento in cui ho potuto dedicarmi a quel che mi piaceva (l’ufficio contenzioso) ma, almeno umanamente, ho stabilito dei buoni se non ottimi rapporti.

Infine sono arrivato a Parma, saranno a breve tre anni pieni, il 31 dicembre; della città ducale non parlo per ovvii motivi di opportunità; di una cosa sono certo: non è stato un ritorno dettato da nostalgia.

Nonostante le difficoltà, gli errori, le incoerenze, la stella polare è e rimane: “ubi bene, ibi patria”.

Bilancio positivo? Penso di sì, tutto sommato (escludo il lavoro), tanto che ho voluto immortalare la ricorrenza con due dolcetti due, in compagnia delle mie attuali colleghe, il che è comportamento per me inconsueto, viste le abitudini evitatorie di festeggiamenti, una novità, insomma.

Per pura coincidenza, in questo stesso giorno ho ricevuto, dai colleghi dell’ufficio di polizia amministrativa (coloro che si occupano di commercio), un inaspettato dono, di squisita delicatezza, una “sanzione” o, come meglio potrei dire, una imputazione positiva riguardo alle mie azioni.

Ho telefonato a Paolo, verso sera, per salutarlo e ricordare con lui quei fatidici giorni: è stato un piacere.

Mi accorgo di come abbia evidenziato soltanto aspetti positivi, non dimentico quelli negativi, li rammento tutti, ma voglio puntare su ciò che di buono ho tra le mani perché, citando una delle figure più importanti dell’intera mia esistenza: “dall’insoddisfazione non parte alcun moto per la soddisfazione, non nasce nulla, o peggio” (Giacomo Contri, Think del 7-8 novembre 2020).

Grazie ad ogni persona che ha contribuito a rendermi più ricco; nel frattempo continuo nell’indefessa ricerca di partner (con rimando ad un altro Think di Giacomo Contri, quello del 20 novembre).

Parma, 15 dicembre 2020 memoria di Sant’Adelaide di Borgogna