Era il 16 dicembre 2010 quando mi trasferivo a vivere e lavorare in quel di Modena, diventato funzionario, ispettore di polizia locale, essendo risultato vincitore di concorso.
Era stata una scelta sofferta, un po’ per il mio conservatorismo e un po’ per alcune importanti amicizie che mi legavano e ad oggi ancora mi legano a Rimini, dove allora vivevo e prestavo servizio (lavorare è un parolone troppo impegnativo).
Da quella data sono trascorsi 15 anni; ogni tanto mi chiedo se feci la scelta giusta.
Difficile a dirsi, ma se mi metto a osservare quel che poi è accaduto in terra di Romagna debbo ammettere che la scelta fu giusta, quasi provvidenziale: con l’avvento dei capiscioni che oggi vanno per la maggiore l’aria sarebbe diventata ancor più irrespirabile di quanto già non lo fosse.
È fuor di dubbio che avrei avuto l’immutata amicizia di Umberto Farina, una stella in un cielo oscuro, di quel pischello di giovanotto di Nicola Villa (aka Nicolino) al quale ho pubblicamente dichiarato il mio amore (“se molli o ti molla la morosa, sei mio!!!”), che è una garanzia che lo condurrà al felice matrimonio con l’attuale fidanzata, e ci sarebbero stati i vari Davide, Massimiliano, Stefano (aka Stefanino), quindi svariate persone che ciascuna da sola è un bel patrimonio, e tuttavia avrei mal digerito di continuare a lavorare con certi figuri, ambosessi, che è meglio coprire di una coltre di oblio.
Professionalmente sarei stato condannato a morte, che forse non sarebbe stata nemmeno un’opzione negativa, sarebbe stato sufficiente rassegnarmi a prestare un servizio mediocre e sottotraccia e probabilmente avrei ridotto i danni di un bel po’, chissà, difficile a dirsi.
Anche a Modena ho conosciuto tante persone che mi hanno sostenuto e aiutato a divenire una persona migliore, tanti altri che mi sono stati di inciampo, come sempre accade; il cosiddetto spirito di colleganza non mi fa pensare bene di tutti i colleghi solo perché sono colleghi ma guardo a ciascun individuo e lo stimo o meno a seconda di come si comporta, non per l’uniforme che eventualmente indossa.
Ricordo che, agli inizi, il 16 mattina, agitatissimo ho preso servizio e sono stato affidato alle amorevoli cure di due colleghi, aventi il compito di farmi da badanti: una dei due, più “scaltra”, trovò il modo di abbandonarmi subito al mio destino, l’altro, il povero Paolo Piccinini, mi ebbe sul groppone come un carico molesto da sopportare.
Io ero iperattivo ed entusiasta (nascondevo bene le preoccupazioni) mentre lui posato e pacato proprio non condivideva né si lasciava coinvolgere, invitandomi sempre a pacatezza e prudenza; sono sicuro che mi avrebbe abbandonato alla mia sorte a gran velocità ma un po’ la bonomia del carattere e un po’ perché in fondo mi ha trovato umanamente sopportabile, un altro po’ anche in virtù della sua goffaggine nello sfuggire alle bordate della sorte (allora nelle vesti non proprio piacevoli di un comandante che ho dimenticato velocemente, anzi uno dei due comandanti che sepolto nella memoria con maggiore entusiasmo), insomma un po’ qui e po’ là e gli sono rimasto incollato come una zecca (non politica sia chiaro) ad un succulento polpaccio.
È stato un buon maestro, ha avuto ragione su tutta la linea e mi fa piacere che oggi sia tra i vertici della struttura, in posizione di responsabilità, come ben merita.
Attraversando un po’ di vicissitudini, come accade nella vita di ognuno, sono finito in quel di Parma, mia città natia, dove vivo e lavoro, o meglio sopravvivo, non ancora in grado di stabilire se sia stata una buona scelta.
Lo è stata per le necessità che si sono presentate, l’assistenza, un giorno forse ne parlerò più diffusamente, avendo ascoltato in radio alcune discussioni sui cosiddetti caregiver.
Ora che questa emergenza è venuta meno mi ritrovo a lavorare con un team di collaboratrici che non sarebbe giusto chiamarle tali; sono a pieno titolo persone che lavorano con serietà, competenza, dedizione, con le quali il confronto è continuo e mai in polemica ma sempre costruttivo, insomma un gruppo che chiunque vorrebbe avere, il tutto condito dalla discreta presenza di un capetto cerebrodotato e non figlio di paragnosta.
Quindi mi si potrebbe obiettare: di che ti lamenti? Il problema è che è un equilibrio precario, molto precario e questo crea una certa inquietudine.
Vedo fosche ombre all’orizzonte e nessuna luce.
Il mio passaggio dal titolo di ispettore a quello di commissario (vuoto cambio di parola, del tutto privo di significato) non avviene sotto i migliori auspici; peraltro sono mesi e mesi che utilizzo il più generico titolo di funzionario, che, come il blu, va bene con qualunque colore.
Ne parlavo con persone che conosco, alcuni giorni fa, che mi chiedevano:
il passaggio di grado prevede un aumento di stipendio? Ovvia risposta: no;
prevede un aumento di responsabilità? Nemmeno
ma allora che senso ha? Nessuno se non l’aumento dell’anzianità, intesa come mera vecchiaia.
Un altro segno delle storture che costellano la vita professionale degli appartenenti alla polizia locale.
In questi anni ho sempre avuto accanto la presenza di un sindacato di categoria cui sono iscritto da decenni, il S.U.L.P.L., che sempre, dalla sede di Modena, mi ha sostenuto e valorizzato (decisamente oltre i miei modesti meriti); sono rimasto iscritto nonostante l’esperienza parmigiana mi avesse messo a dura prova per via dei vari dirigenti che fortunatamente se ne sono andati per altre strade, con perdita di iscritti, innegabile, ma di aumento di credibilità e serietà.
Anche in questo ambito c’è tutto da ricostruire, il che non è detto che sia un male, ma il mio isolazionismo non è utile a fare proselitismo di qualità; vedo anche in questo caso un orizzonte poco luminoso anche se confido molto nello spirito di iniziativa del buon Nicolas Brigati, giovane e volenteroso dirigente che si sta cimentando in questa impresa ai limiti dell’impossibile.
Passati, dunque, 15 anni dal transito a Modena e, a breve, 8 a Parma, chissà che non sia ora di cercare altrove, purtroppo l’età avanzata non mi aiuta, ma da tanto tempo ci sto pensando.
Parma, 16 dicembre 2025 memoria di Sant’ Adelaide di Borgogna
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