Condoglianze ai famigliari del carabiniere ucciso, il Maresciallo Vincenzo Carlo di Gennaro; non ci sono parole di consolazione in un momento doloroso come questo: non c’è altro da aggiungere.

Condivido appieno quel che ha dichiarato il procuratore della repubblica di Foggia,  Ludovico Vaccaro: chi uccide un carabiniere colpisce tutto lo Stato; colpire una divisa è attentare a quella sicurezza che lo Stato deve garantire.

L’uniforme, cioè la coercizione è una forma del “se non per amore, per forza”, una modalità di tutela della civitas come luogo di libera esplicazione della personalità in rapporto con gli altri.

Non c’è civitas, civiltà, senza uso della forza sebbene quest’ultimo debbe essere ridotto al minimo indispensabile e sotto stretto controllo; per questo motivo chi attenta ai tutori dell’ordine attacca direttamente la civitas.

Ho appreso la notizia dal tg che spiegava come, subito dopo il grave ferimento l’omicida fosse stato immediatamente arrestato dai colleghi intervenuti immediatamente.

I carabinieri, quindi, hanno fermato ed arrestato l’aggressore della loro pattuglia.

Ho scoperto, solo successivamente, che a fermare l’uomo, invece, non sono stati i carabinieri ma una pattuglia della polizia locale.

L’importante è il risultato e questo è quel che conta ma mi sono chiesto se quel giornalista che ha dato la notizia (non ricordo sinceramente quale tg fosse) appartenga alla categoria degli amici e sostenitori della polizia locale e, quindi, ha dato per scontato che parlando di colleghi lo spettatore medio capisse che si trattava di polizia locale, oppure …

Oppure,parlando genericamente di colleghi, ha semplicemente dato una notizia approssimativa, cioè sbagliata: lascio ai lettori l’amletico dubbio.

Un giornalista è un professionista (si spera serio) delle parole, uno che sa benissimo come sottolineare un particolare a scapito di altri per trasformare una notizia in una diversa notizia.

Leggo il resoconto del luttuoso episodio da testate online, ad esempio il Corriere della Sera “‘l’auto ha percorso qualche centinaio di metri e nel frattempo sono stati raggiunti da rinforzi che hanno fermato il killer” un’altra testata: “Nel giro di pochi minuti un’altra pattuglia ha bloccato il presunto autore dell’omicidio”.

Della polizia locale nemmeno un cenno, silenzio assoluto.
Non ho ipotesi complottiste per giustificare un tale silenzio, né recriminazioni; mi limito ad osservare che è evidentemente insopportabile per molti giornalisti raccontare la realtà senza omissioni.

Una considerazione a margine: il giornale locale della mia città, Parma, la famosa Gazzetta di Parma, quando parla della polizia locale di Parma, non riesce ad usare, se non raramente, il termine polizia locale (o municipale); predilige il termine vigili urbani.

Non quando si riferisce ai comuni della provincia, ma per il capoluogo la tentazione è invincibile: vigili urbani forever.

Si tratta, in tutti questi casi, di una scelta consapevole e, temo, malevola.

Non credo serva aggiungere altro: dai giornalisti mi aspetto maggiore correttezza, non simpatia, ma rispetto per le istituzioni, rispetto che è sempre formale.

L’uso delle parole è forma, le parole, anzi le frasi sono formali e azioni.

Ricordo che la Chiesa Cattolica ci insegna, durante la Messa, al Confiteor che “peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione”: al primo posto il pensiero, segue, nella traduzione italiana, “parole” quindi arrivano le opere.

Il fatto che siano detentori dell’informazione non li esime dal giudizio, anzi conferisce loro maggiore responsabilità, proprio come alle forze dell’ordine.

Parma, 15 aprile 2019 memoria di San Damiano de Veuster Sacerdote