Periodo di qualche cena: una con i due soliti amici del liceo, Paolo e Federico, che è stata insoddisfacente, almeno in parte; a costo di passare per un vecchio barbogio (quale sono) trovo sempre più insopportabile perdermi in chiacchiere inutili, anche se capisco che non si debba parlare sempre di chissà quali argomenti.

Seconda cena, partita da una mia iniziativa, a Modena, con l’amico Cristian Cosimo e Roberto Asirelli con relativa moglie.

Debbo ammettere che ogni volta che mi capita di passare per Modena mi trovo col magone pensando ai tanti, non tutti ovvio, colleghi e amici; ieri sera non è andata diversamente.

La presenza di Cristian, però, è stata subito un balsamo corroborante e anche rivedere  Roberto è sempre piacevole; purtroppo anche in questo caso c’è stato un lieve eccesso di frivolezza, ma niente di insopportabile.

Ho reso noto anche a loro la mia decisione, progetto più che decisione, di lasciare quanto prima possibile l’uniforme per trasformarmi in un grigio travet, magari un bibliotecario, archivista o qualcosa di simile.

Mi trovo professionalmente svuotato ed è meglio, in questi casi, trovare alternative, per quanto possibile (e spero che lo sia); tanto la questione mi è urgente che mi compare anche nei sogni con una vividezza impensata.

Trascorso, purtroppo, un periodo di grande produzione onirica, mi sono trovato, però, alcune notti or sono ad avere questo sogno:

in ospedale; parlo con una dottoressa o un dottore (forse Federico) che mi dicono che ho un (non ricordo il nome della malattia ma era un tumore) … noto che dopo questo intervento di levigatura il mio pisello tornerà ad essere liscio, senza tratti di ruvidezza.

Mi trovo, quindi in sala operatoria dove dialogo con alcuni dei presenti, che non credo di conoscere; parlo loro della mia intenzione di cambiare lavoro e forse di voler fare l’infermiere di sala operatoria o comunque qualcosa di diverso da quel che faccio ora, ma mi obietto che è difficile. Interviene un’infermiera che ribatte affermando che non è affatto difficile; alla mia obiezione di essere laureato in filosofia e di non avere le competenze lei ribatte con decisione: “io sono un’alpinista!”, come a dire che nulla è impossibile.

Questa l’elaborazione notturna; è urgente pensarci sopra perché mi ritrovo il solito emergere di pessimi pensieri.

Nel frattempo un’altra cena, a casa dei sempre ottimi Gabriele e Silvia, con un buonissimo risotto al gorgonzola e zucchine e bistecche con ciliegie (che avevo scambiato per cipolle caramellate, ma sono molto raffreddado), cosa chiedere di più? Il di più l’ho avuto perchè Gabriele, in forma più che mai, mi ha incantato, parlandomi di storia, per tutta la cena; è stata una serata che definire piacevolissima è un pietoso eufemismo.

Mi veniva il raffronto con le cene precedenti, in particolare con la prima: dopo una cena con Gabriele e Silvia mi trovo sempre desideroso di intraprendere nuove iniziative (anche solo di pensiero), con nuove idee e voglia di approfondire temi cui non avevo dedicato attenzione.

Non è una critica agli altri amici, ma la testimonianza che si è amici del pensiero e senza quest’amicizia le altre usurpano il titolo.

A parte le ottime cene che mi sono sempre state generosamente offerte, vorrei dei partner, cioè gente che lavora.