CAROSELLO. PUBBLICITÀ E TELEVISIONE 1957-1977.

Titolo lapidario di una mostra temporanea, secondo lo stile della fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo.

Un po’ invogliato dal titolo, che evoca una sorta di amarcord in salsa, nebbiosa, emiliana, un po’ dalla sollecitazione che mi venne dalla cortesissima addetta al museo Renato Brozzi, sempre in Traversetolo city, ho deciso di tornare, l’ennesima volta, presso lo splendido luogo, sperduto nelle campagne del parmense, ove ha sede la fondazione.

Anche stavolta non sono stato deluso sebbene la mostra fosse di un argomento che mi interessa poco.

Al contrario delle aspettative, all’uscita ho acquistato il catalogo, deliziato da quanto avevo potuto vedere.

La mostra è dedicata a Carosello, ma la gran parte di quanto esposto è grafica pubblicitaria o manifesti od oggetti e non tantissime sono le “puntate” di questo particolarissimo spettacolo che è possibile vedere, ma questo nulla toglie ad un evento che merita.

Aggiungo anche un plauso alle due guide che ho ascoltato a sprazzi: brave e interessanti.

Veniamo, dunque, alla mostra.

La prima cosa interessante che ho scoperto è che Carosello era “imbrigliato” da una normativa che imponeva vincoli molto stringenti, primo fra tutti la durata un minuto e 45 secondi, di cui soltanto gli ultimi 30 potevano essere utilizzati – il cosiddetto codino – per pubblicizzare il prodotto, mentre la gran parte del tempo era destinata al racconto di una storia che, peraltro, non poteva ripetersi.

Massimo 6 erano i riferimenti scritti o verbali al prodotto e la scena non poteva mai essere interrotta da riferimenti pubblicitari.

Apparentemente una camicia di forza, ma …

La capacità dei pubblicitari italiani seppe creare un prodotto che ebbe un successo clamoroso, a tal punto da divenire proverbiale, ad esempio, che dopo Carosello i bambini andavano a letto.

Leggendo il catalogo ho scoperto un notevole approfondimento della materia, per la quale è stato scomodato il buon Aristotele, d’altronde la pubblicità è un mondo di tale importanza economica che è abbastanza ovvio non venga lasciato spazio all’improvvisazione (salvo quella creativa).

Ho allora scoperto che Carosello ha rappresentato una forma di pubblicità rassicurante, di supporto allo status quo del momento, una sorta di conferma dei valori di riferimento, sebbene inquadrati in una logica capitalista che invitava all’acquisto e al consumo.

Nella logica della vendita sono state utilizzate tutte le armi previste dalla retorica aristotelica, funzionali alla conquista di un uditorio ampio come quello del pubblico televisivo.

In mostra, oltre ad alcune puntate di Carosello, ho trovato molti manifesti pubblicitari, la gran parte di prodotti a me sconosciuti, risalenti agli anni Cinquanta; c’era, invece, la Mucca Carolina, che è stata un mito per tutti i bambini della mia generazione assieme a Susanna tuttapanna.

Non ho trovato traccia, invece, di alcuni personaggi per me mitici tra i quali il fantastico Jo Condor (“e che c’ho scritto Jo Condor?”.), un rapace col mirino sul becco, vestito da ufficiale di qualche esercito nemico, guastatore delle gioie del paesello felice, custodito dal Gigante buono che provvede regolarmente a sistemare le cose e punire il cattivo (“Ma mi lasci, non c’ho il paracadute, non c’ho la mutua!”).

Questi spot, della Ferrero, per la Nutella o i cioccolatini Mon Chéri, aveva, tra le “comparse” il luogotenente di Jo Condor, tal Secondor, un corvo, immagino, che pronunciava la mitica farse: “bacio le medaglie, comandante: avete colpito ancora”) e, buona ultima, la mitica Lulù, dagli “occhi blu”.

Mi è forse sfuggito anche Calimero, sebbene ne abbia sentito qualche accenno da una delle ottime guide, mentre non ho trovato traccia di Miguel son mì (che pubblicizzava i biscotti dellaTalmone) o Tacabanda per i biscotti Doria.

M’è sfuggita o non era rappresentata anche la fantastica rappresentante del lievito Bertolini, l’indimenticabile Maria Rosa che sapeva far bene ogni cosa e soprattutto in rima.

Una bella mostra che ha stretto l’occhio a chi sta invecchiando (io) e, contemporaneamente, ha mostrato l’evoluzione di un paese che ha visto, in 20 anni la parabola di Carosello, nato nel 1957, il 3 febbraio, e cessato il 1/1/77.

In questo lungo lasso di tempo vide pochissime interruzioni, una delle più significative si ebbe dal 31/5 al 6/6/63 durante l’agonia del Sovrano Pontefice San Giovanni XXIII, un’altra proprio in questo periodo, in occasione del tragico attentato di Piazza Fontana, dal 12 al 15/12/1969.

I costi di produzione, le spinte del mercato, la nascita delle tv private, la fine di una certa concezione del modo di fare televisione (educativa? paternalista?), tanti elementi hanno determinato la fine di un programma che è rimasto nel cuore e nella memoria di milioni di italiani.

Ancora un plauso alla Fondazione Magnani Rocca per questa bella iniziativa.

Parma, 11 dicembre 2019 memoria di San Damaso I Papa e dei beati Maria della Colonna (Pilar) Villalonga Villalba Vergine e martire, Martino Lumbreras Peralta e Melchiorre Sanchez Perez Sacerdoti agostiniani, martiri