Oggi è san Martino di Tours: a Parma e non solo si usa dire “fare san Martino” per dire traslocare, mentre a Santarcangelo di Romagna si svolge la famosissima festa dei becchi, con tanto di passaggio sotto l’arco col bucrano pendente a confermare o smentire, col suo dondolare, la presenza delle scomode protuberanze in testa agli sfortunati mariti.

Un modo falsamente scherzoso per dare sfogo all’idea, angosciosa, di un partner infedele sessualmente: nei secoli gli uomini non sono riusciti a trovare soluzioni più intelligenti al rapporto con l’altro sesso, che rimane sempre enigmatico.

Oggi ricorre anche l’anniversario della fine della prima guerra mondiale: immane tragedia che è stata risolta in modo talmente assurdo da aver posto le basi per il secondo tentativo di suicidio assistito del continente europeo e non solo.

Dopo avere terminato la bella storia (un bel volume, a scanso di equivoci) della guerra di Basil H. Liddell Hart mi sono dedicato ad un altro interessantissimo volume che ha a che fare con il periodo: “L’apocalisse della modernità” di Emilio Gentile.

Ne riparlerò quando sarò a buon punto.

Nel frattempo mi sono letto, molto velocemente, un volumetto intitolato “La buja ‘d Bogles”.

A Parma, almeno a casa mia, quand’ero bambino, in casi di assembramento con confusione si diceva che ci fosse incorso la buja’d Bogles, che sarebbe la lite di Bogolese, frazione del comune di Sorbolo.

Nessuno ha mai saputo darmi ragguagli in merito a questo modo di dire che ora ho scoperto risalire ad un fatto di sangue avvenuto presso il mulino di Bogolese nel lontano 16 febbraio 1863.

Fatto cui Renzo Pezzani ha dedicato anche una lunga poesia intitolata La Banda ‘d Bogles.

La questione ha rilievo per me perchè mi ricorda di un giorno, in estate credo, in cui bambino giocavo a palla in cortile con mio fratello ed il nonno Angiolino; giocavamo ed eravamo tutti attorno alla palla, facendo un piccolo chiassoso assembramento che qualcuno, non ricordo chi, definì la buja ‘d Bogles.

Uno dei pochi ricordi che conservo di mio nonno, uomo silenzioso e grandissimo lavoratore.

Dal libro mi aspettavo di più ma posso accontentarmi; in fondo il recupero di queste piccole perle mi permette di avvicinarmi e valorizzare una realtà, come quella dei paesi che avverto come molto distante dal mio modo di pensare.