Domenica ha chiuso i battenti una mostra, a Forlì, presso i musei di san Domenico, dedicata a Boldini. Lo spettacolo della Modernità.

Avevo avuto occasione di visitarne una dedicata allo stesso artista a Roma, nel lontano 2010 e ne avevo tratto un’impressione non esattamente positiva.

A Forlì, invece, mi è piaciuto molto, anche se a dire il vero, pure a Roma non mi era dispiaciuta, solo che mi aveva lasciato una sensazione di falso splendore.

Lo splendore di un’epoca sull’orlo del baratro, ritratta nel momento del massimo fulgore ma anche nell’istante immediatamente precedente la catastrofe.

Boldini ha avuto uno straordinario successo grazie all’indubbia abilità tecnica che ha saputo rendere la bellezza femminile, soprattutto.

Lo definirei un uomo ossessionato dalle donne, che ha saputo ritrarre sia in pose di sfacciato erotismo, sia nella bellezza statuaria di donne fatali, ben coscienti del loro fascino e non solo quello.

Queste donne sono straordinarie, sia quelle che lasciano trasparire un’inquietudine nevrotica, sia quando esibiscono l’albagia di chi sa di avere bellezza e potere.

Anche gli uomini di Boldini sono interessanti; in questo caso non sono sensuali ma molto espressivi del mondo culturale ed economico della Parigi di fine Ottocento. Questa città, splendida, mi ricorda, per contrasto le opere di Mosse dedicate al trionfo del perbenismo borghese.

Boldini è il cantore di un’aristocrazia che si permette qualsiasi lusso e che ignora bellamente ogni regola sociale oppure di una borghesia che si è talmente arricchita da aver assunto i modi aristocratici; questa classe sociale verrà messa in crisi, in questi usi e costumi libertini, dal sorgente e vincente moralismo borghese.

 Tutte le sue opere sono datate prima della Grande Guerra perchè è stato quello il discrimine che ha segnato la sua storia artistica o meglio quella della sua clientela.

In mostra anche opere di altri autori suoi contemporanei che hanno saputo, al pari di lui, cantare quest’epoca così angosciosamente frivola. C’erano anche opere di maestri del passato; tra questi un ritratto firmato da van Dyck, in cui un uomo è rappresentato con una vivezza moderna straordinariamente bella.

Un capolavoro, in particolare, mi ha affascinato: il ritratto di Giuseppe Verdi ad acquerello, custodito Galleria d’Arte Moderna a Roma. Bellissimo, intensissimo, l’intensità dello sguardo del maestro lo rende così presente da far pensare ad un interlocutore in carne ed ossa.