Giovanni Boldini è uno straordinario pittore, questo è risaputo.

Mi è sempre piaciuto per la capacità di rappresentare le donne, in particolare dell’alta borghesia e della nobiltà, di un periodo storico che è stato densissimo di implicazioni per il tempo avvenire.

Potremmo definire Boldini uno dei cantori della Belle Époque, un’epoca che viene tradizionalmente “racchiusa” dalla sconfitta francese a Sedan del 1870 e dallo scoppio delle Prima Guerra Mondiale.

Di questo periodo sono stati scritti fiumi d’inchiostro e non sarò certo io a introdurre novità storiografiche, l’ho citato solo per inquadrare il periodo di massimo splendore del nostro protagonista, il ferrarese Giovanni Boldini.

Fisicamente era un tappo, ma forse non così tanto tappo per l’epoca, sebbene la statura richiesta per il militare fosse di ben 155 cm e questo fu una fortuna perché venne esentato dal servizio militare.

La seconda fortuna fu l’eredità di uno zio, che gli permise di lasciare la troppo sonnacchiosa Ferrara per Firenze.

La terza fortuna fu l’intelligenza di saper ereditare, cioè di saper ricevere da altri e fare proprio il materiale ricevuto: l’abilità tecnica del padre, il gusto e l’eleganza dalla nonna (Beatrice Federzoni sposata con un uomo decisamente più giovane di lei) e dal nonno acquisito, abile ebanista ed i denari dallo zio.

Uomo dotato di cervello, il Nostro, da Firenze finisce prima a Londra e, quindi, a Parigi ed è qui che brillerà come non mai la sua stella.

Nonostante i bellissimi ritratti maschili, tra i quali il mio compaesano Giuseppe Verdi, Boldini lo definirei il cantore delle donne.

Oggi è in voga la vulgata secondo la quale le donne sono sempre state sottomesse, sfruttate, prive di diritti; se vi è del vero, è anche innegabile che, in quel periodo storico chiamato Belle Époque, le donne – ovviamente quelle potenti – godevano di una libertà davvero inusitata rispetto ad altre epoche storiche.

Le aristocratiche o alto borghesi di Boldini sono dame ben consapevoli del proprio potere (di seduzione ma non solo) e sanno esercitarlo, oppure sanno celare le loro difficoltà dietro gli schermi dell’eleganza.

Un po’ come le aristocratiche del Settecento, prima dell’ondata moralizzatrice scaturita dal pensiero di Rousseau e dall’azione dei giacobini.

La società borghese che solo qualche decennio prima costringeva a morire di tisi la sventurata Violetta Valéry sembra vedere crollare il proprio perbenismo di fronte alla voluttà della Bella Otero, contesa dai galletti delle famiglie coronate di mezza Europa e non solo.

Nella realtà il perbenismo non viene messo in discussione, la società borghese non può permetterselo, troppo preoccupata della conservazione e trasmissione dei patrimoni accumulati, tuttavia a una sparuta élite di privilegiati viene permesso di vivere in una sorta di extraterritorialità.

Boldini vive appieno quest’epoca e la rappresenta magistralmente: nei suoi ritratti regnano il movimento, siamo nel pieno delle “magnifiche sorti e progressive” ed il progresso (che è per definizione movimento) sembra inarrestabile, come la luce – e non a caso Parigi è la Ville Lumière; trovo conferma da un saggio del catalogo che le pennellate di Boldini anticipano le “smanie” per il movimento e la velocità dei futuristi, l’avevo pensato anch’io, perché dalle opere del ferrarese traspare una sorta di fremito molto simile alle vibrazioni futuriste anche se privo della carica rivoluzionaria, eversiva di questi ultimi.

Leggendo sempre il bel catalogo, emerge anche la figura di un Boldini arrivista, spasmodicamente teso ad ottenere riconoscimento sociale con annessi e connessi.

La sua arte decadrebbe ad eccellente abilità cronachistica, la descrizione di una sfolgorante bellezza, proprio come quella della capitale parigina, ma anche di una celata inquietudine che mi fanno pensare alla schiuma di una bottiglia di champagne: coreografica, inebriante ma effimera.

Può darsi che Boldini non sia classificabile tra gli immortali ma è anche vero che questo genere di classificazione è frutto di un giudizio normalmente malevolo: lo champagne sarà pure effimero ma si sorseggia con piacere e ne permane il ricordo di gradevolezza.

Come le opere di Boldini

Bologna 7 novembre 2021 memoria di San Vincenzo Grossi, sacerdote