Ho avuto l’onore e il piacere di essere invitato al battesimo di una stupenda pargoletta, paffutella e tirabaci come dovrebbero essere tutti i bambini, Iris.

Era qualche anno che non partecipavo ad una simile cerimonia; l’appuntamento è per le 12.10 circa nella chiesa di Santa Maria della Pace, in piazzale Pablo; quel disgraziato farabutto e ceffo nonché senza Dio del padre, il mio amico Loris, non ha saputo dirmi se la Messa era compresa o meno così, per non rischiare, ci sono andato sabato sera e bene ho fatto (anche se la prima lettura è risultata essere dal libro di Giacobbe) perché era previsto il solo rito del battesimo.

Tre i bambini, due femmine ed un maschietto.

Mi è piaciuto l’esordio del celebrante che ha fatto riferimento alla tradizione, alle convenzioni sociali, insomma sapeva benissimo che normalmente la partecipazione a questi riti è più dovuta a fattori esterni al rito stesso, ma ha invitato ad approfittare comunque di quel che sarebbe di lì a breve accaduto.

E cosa è successo? che i pargoli sono stati battezzati, piccole inconsapevoli creature, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e, di conseguenza, iscritte nel Liber Baptizatorum, atto giuridico che ne certifica l’appartenenza alla chiesa cattolica.

Chiesa che è notoriamente uno scalcinato carrozzone ma che custodisce e tramanda come può e per quel che può il pensiero di un tal Gesù Cristo che un paio di millenni or sono ha portato in evidenza l’uomo come unico essere metafisico, a somiglianza del Padre.

Metafisico perché unico essere vivente sprovvisto di leggi di moto e, essendone carente, vocato (non a caso si parla spesso di vocazione) a farsene una, nel bene o nel male.

Nato senza leggi, ne riceve, come proposta, dagli adulti che lo accudiranno (che non necessariamente saranno i genitori biologici – l’essere genitore biologico non apporta nulla di più): l’inizio è sempre ricettivo, si parte dall’offerta di un altro su cui occorre lavorare.

Come dice Goethe nel Faust (ed è frase notissima) “Ciò che hai ereditato dai padri / riconquistalo, se voi possederlo davvero”.

Ecco delineata la questione del battesimo ai bambini: il neonato è costituito sin da subito erede (a babbo vivo, come si usa dire, cioè non serve che muoiano i genitori per divenirne eredi, salvo pensieri melanconici) ma questo non implica alcuno sviluppo automatico della personalità; è un’occasione propizia di cui potrà profittare o meno.

Sarà solo riconquistando, cioè facendo proprio, con giudizio, quel che si è ricevuto, elaborandolo come legge per sé e quindi per l’intero universo che il pensiero di Cristo fungerà da pietra angolare su cui edificare con stabilità e profitto.

Tutto il pensiero di Gesù, a leggere i Vangeli, è permeato dall’idea di un buon rapporto, profittevole, con un Signore che Egli chiama Padre, col quale condivide l’idea che il rapporto o è profittevole o non è.

Ecco l’augurio che rivolgo ai genitori della piccola Iris: “Ereditare comporta seguire i propri eccitamenti, come pure seguire chi li ha destati o ri-destati, insieme alla spinta ad emulare i padri e i maestri”. (cfr https://www.culturacattolica.it/educazione/father-son/freud-con-goethe).

Parma, 20 giugno 2021 XII domenica del tempo ordinario