Banksy e Roma? Sì al Chiostro del Bramante nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, ma prima dell’orario ci sono luoghi da visitare come, ad esempio, una chiesa che non ero mai riuscito a visitare nelle varie discese, Santa Caterina a Magnanapoli, sede dell’Ordinariato militare.

Belle le statue all’ingresso ed ancor più belli i rilievi marmorei raffiguranti l’Estasi di santa Caterina di Melchiorre Cafà, Sant’Agnese da Montepulciano e Santa Rosa da Lima di Pietro Bracci, degno di nota l’affresco sulla volta, con il Trionfo di Santa Caterina.

Magnanapoli che vuol dire? ci sono versioni discordanti, la più accreditata lo fa risalire a “Bannum Nea Polis”, cioè “fortezza della città nuova” per via di una cittadella militare che dava il nome all’intera zona. Accanto alla chiesa c’è la Torre delle Milizie, la più antica tra quelle sopravvissute, di origine medioevale.

Segue un passaggio nella Basilica di San Vitale che compensa la sopraelevazione della chiesa precedente: tanto quella è rimasta sopraelevata, tanto questa è interrata.

Da vedere gli affreschi con la lapidazione di san Vitale e Storie di santi e martiri.

Un passaggio nella chiesa di Santa Rita e, alle 10:00 precise eccomi all’ingresso del Chiostro del Bramante.

Devo ammettere sinceramente che non sarei mai andato a visitare la mostra dedicata a Banksy perché di lui avevo poche e frammentarie informazioni, nessuna delle quali particolarmente stimolante, l’esperienza, invece, è stata assolutamente positiva, molto oltre le aspettative.

Mi spettavo di trovare un esponente di uno dei tanti gruppetti di contestatori che pullulano sulla superficie terrestre, ho trovato piuttosto un personaggio dotato di cervello, un pensiero strutturato.

Le opere, abbastanza numerose, sono tutte molto belle, molto spesso inquietanti ma di una sana inquietudine, uno stimolo alla riflessione; la prima suggestione che mi è venuta riguarda un parallelismo con un certo tale “che, temprando lo scettro a’ regnatori,/ gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela/ di che lagrime grondi e di che sangue”.

La seconda, invece, riguarda tal Sigmund Freud, nel saggio dedicato a “Das Unheimliche”, “Il perturbante”.

Due riferimenti non di poco conto: il primo per un motivo alquanto semplice: Banksy rappresenta, con crudezza a volte, quello che è normale e spesso opportuno che rimanga “segreto”; nelle rappresentazioni di S.M. la Regina Elisabetta o di Lady Diana, come in quelle di Winston Churchill viene evidenziata l’altra faccia del potere, quella che riporta ai singoli individui, spogliati delle sovrastrutture pompose e quasi irrisi nella resa paradossale di Churchill (con la testa munita di cresta punk fluo), la Regina trasformata in una scimmia o nella riproduzione seriale di Lady Diana nelle banconote da 10 sterline che la consacrano come personaggio di rilievo storico e contemporaneamente la trasformano in merce e in denaro che la merce mette in circolazione.

Il Parlamento inglese, tempio della democrazia, coi parlamentari trasformati in scimmie ad un tempo dissacra e rivela l’aspetto “animalesco” della gestione del potere nascosta dal  perbenismo dei parrucconi.

Ma Banksy non è un anarchico, come sembrano suggerire i saggi del catalogo, saggi che mi hanno lasciato parzialmente insoddisfatto, al contrario è un uomo che evidenzia le contraddizioni dell’attuale sistema capitalistico: egli mette in luce quanto di irrisolto, problematico, contraddittorio la società capitalistica, soprattutto di stampo anglosassone, produca.

Ne usa i mezzi, approfitta delle possibilità che gli sono offerte, addirittura ne diventa così funzionale da divenire oggetto di accaparramento e collezione, esattamente il contrario di quanto parrebbe voler ottenere.

Alcune opere mi sono particolarmente piaciute o, al contrario, mi hanno disturbato: una, ad esempio, mi è piaciuta moltissimo: ci sono alcune anziane signore della middle class anglosassone, quelle che vedrei bene sorseggiare il te con Miss Marple, che stanno giocando a bocce, in un clima di tranquillo rilassamento.

Con un minimo di osservazione ecco comparire delle minacciosissime bombe al posto delle inoffensive bocce: eccoci davanti ad un caso di perturbante, quello che era famigliare diviene, all’improvviso straniante, estraneo e pericoloso.

La realtà può assumere diversi aspetti, molti dei quali spesso mai pensati: Banksy offre proprio questo, la proposta di osservare la realtà e di notarne aspetti non pensati, talmente inconsueti da apparire carichi di minaccia.

Ad esempio le immagini dei poliziotti, una delle figure che Banksy predilige, che si trasformano regolarmente in figure minacciose o irridenti: capovolgimento di quello che uno è abituato a pensare, ovvero che il poliziotto sia il custode dell’ordine.

Stesso meccanismo utilizzato nel caso del manifestante che, invece di lanciare una bomba, è in procinto di scagliare un mazzo di fiori: contraddizione che, in questo specifico caso, rivela, a mio parere, anche la formazione reattiva di tantissimi pacifisti militanti.

Di straordinario impatto anche “napalm” dove Mickey Mouse and Ronald McDonald tengono per mano Phan Thi Tim Phuc (9 anni), immortalata nel giorno 8 giugno 1972 da Nick Ut, durante i bombardamenti americani in Vietnam: prima che critico verso la guerra, l’effetto è straniante, ancora una volta perturbante, Unheimlich.

Ci sono due opere che mi hanno ulteriormente colpito: il Crocifisso coi pacchi regalo pendenti dalle braccia e le pie donne e i discepoli piangenti ai piedi del cartello che indica la fine dei saldi, quasi una trasposizione di un dipinto fiammingo.

Non è irriso il cristianesimo ma evidenziato lo strapotere del dio merce che, come un parassita, si nutre di ogni realtà che incontra.

Il consumismo è rappresentato come proteiforme, modifica ed assume l’aspetto più utile per la sua sopravvivenza, un mostro che fagocita ogni cosa.

Correlato del consumismo è il capitalismo, che Banksy, ancora una volta, mette a nudo nelle sue contraddizioni, ad esempio nel mercato dell’arte: c’è la rappresentazione di un’asta di quadri in cui il banditore indica un’opera mentre all’interno di una cornice campeggia la scritta, in inglese “non posso credere, che voi idioti, compriate questa m….a”.

Uguale e contrario il fenomeno della vendita di gadgets ai concerti, con la fila di acquirenti in coda davanti al chiosco che vende magliette ricordo dell’evento: in questo caso sono interessanti i compratori, quanto di apparentemente più contrario al capitalistico mondo del commercio.

Surreale la rappresentazione del carrello del supermarket nei graffiti degli uomini preistorici, così come uomini primitivi che vanno a caccia di trolley in una savana.

Ogni opera esposta meriterebbe un commento ma voglio chiudere con un’altra splendida: un uomo ed una donna, apparentemente abbracciati in un momento di intimità, in realtà intenti a guardare i propri cellulari; non servono parole per rendere manifesto il pensiero di Banksy, non una solita, moralistica, critica alla tecnologia, ma un invito alla riflessione, al giudizio.

Questa, credo sia la degna conclusione: Banksy è un pensatore e non banale, non un anarchico; il suo pensiero coglie le contraddizioni della società in cui vive ma, come tutti noi, al momento, non è in grado di proporre una valida alternativa.

Il capitalismo è ben lungi dall’essere superato ma almeno Banksy non perde tempo a lamentarsene moralisticamente o ad attaccarlo a testa bassa, invidiosamente, restandone funzionale: a suo modo lo s-frutta, lo fa fruttare.

Roma, 14 settembre, festa dell’esaltazione della Santa Croce