In questo periodo mi sono successe alcune cose inaspettate, ma procediamo con ordine.

La prima è stata una, seppur fugace, visita di Agostino in quel di Parma; è stato un vero piacere, anche se tutto si è svolto troppo velocemente e molte delle cose che avrei voluto mostrargli erano chiuse. Sono stato molto bene, l’ho accompagnato in giro per il centro città poi ci siamo spostati in periferia per consumare un pranzo non proprio frugale, in un locale dove siamo stati trattati come principi, la trattoria “Antichi Sapori”.

Giornata splendida e pranzo delizioso, grazie ad Agostino.

Poi mi sono concesso un’altra uscita culinaria, stavolta col buon Paolo,  presso un altro locale che mi ha incantato, a Fontevivo, il ristorante è “12 monaci”.

Sono state due esperienze culinarie assolutamente fuori del comune, due appuntamenti con gli chef, il personale di sala e di cucina, che sono andati a buon profitto, con soddisfazione di entrambi.

Anche la cucina è testimonianza di un lavoro che produce un artefatto, non c’è niente di naturale nella cucina, ed offre l’occasione per fissare appuntamenti.

Nemmeno le mie amatissime ciliegie, giugno è il mese delle ciliegie, sono naturali perché derivano da un lungo e lento lavoro di selezione, niente di naturale.

Proprio le ciliegie hanno propiziato ben due spostamenti di mia madre che, è, normalmente, sedentaria al massimo grado: sono riuscito a coinvolgerla in un viaggetto a Vignola (24 kg anche se non tutti per me) ed uno a Guastalla, dal mio spacciatore di drupe ormai pluriennale.

Una parte delle ciliegie è finita, come si usa nelle mie zone, sotto spirito, una parte ai famigliari, una porzione ad alcuni amici così stamattina ne ho acquistati altri 12 kg (ma ne terrò solo 10), che mi faranno compagnia fino a sabato prossimo.

Ho notato una caratteristica che accomuna tutti i produttori di ciliegie: l’assoluta mancanza di ricevute e/o scontrini fiscali, solo pagamento in contanti e senza alcun riscontro.

Siamo un curioso paese ma questa non è l’unica anomalia riscontrata; stamattina, al mercato di Guastalla, in piena emergenza covid ho avuto il piacere di notare che il mercato si è svolto senza nessuna modifica rispetto a quando ci lavoravo io.

Nessuna forma di precauzione, controllo accessi, materiale informativo, gel sanificante, guanti monouso, niente di niente insomma; affollamenti pressi i vari banchi come se fosse un qualunque giorno di fine primavera.

Ho qualche motivo di credere che anche altri comuni seguano l’esempio poco virtuoso di Guastalla; le mie conoscenze in giro per la regione mi raccontano di situazioni altrettanto borderline, tra le quali persone pagate in nero per sorvegliare gli accessi di mercati rionali (col beneplacito dell’assessore competente) o di realtà dove si fanno firmare assunzioni di responsabilità ai commercianti per tentare di liberare l’unico ente realmente responsabile, il comune.

Anche in questo caso si tratta di lavoro; c’è lavoro e lavoro.

Parma, 13 giugno 2020 memoria di Sant’Antonio da Padova sacerdote e dottore della chiesa, della Beata Marianna Biernacka Martire