Dopo le polemiche riminesi di cui ho parlato ieri, eccomi a due altre polemiche molto simpatiche, una italiana ed una proveniente dalla mia amatissima Spagna.

Parto da quest’ultima: l’altro giorno il jefe del Estado Mayor de la Guardia Civil, el general José Manuel Santiago, cioè il capo di stato maggiore della Benemerita spagnola, cioè la Guardia Civil, durante una conferenza stampa ha dichiarato, riferendosi alla lotta contro la cosiddette fake news: «por un lado evitar el estrés social que producen estos bulos, y por otro, minimizar el clima contrario a la gestión de crisis por parte del Gobierno». «Todos estos bulos –añadió el general– los tratamos de desmentir por nuestras redes sociales». (fonte abc.es)

Non credo serva la traduzione per capire che il generale ha dichiarato che la Guardia Civil starebbe lavorando per limitare il clima stile alla gestione della crisi da parte del governo, cioè starebbe operando non come organismo istituzionale, e quindi super partes, ma quale dipendenza politica dell’attuale governo.

Giustamente le opposizioni si sono stracciate le vesti, sarebbe imperdonabile ed inaccettabile un utilizzo così scorretto di un’istituzione statale di tale importanza.

“Fuentes de la Benemérita consultadas por ABC achacaron la frase a un «error» de comunicación de un profesional que no está preparado para dar ruedas de prensa cada día, como le exige el Gobierno, y que en ese contexto se ha producido un indudable fallo en la transmisión de la idea que el general Santiago quería poner sobre la mesa.”

La Guardia Civil ha dichiarato che si è trattato di un errore di comunicazione da parte di un professionista non abituato a conferenze stampa quotidiane; una tale giustificazione è comprensibile.

La maggioranza (che a scanso di equivoci non gode assolutamente delle mie simpatie), invece, col “ministro del Interior, Fernando Grande-Marlaska, ha precistao: «Si esas son las expresiones que ha proferido, ha debido de ser un lapsus del general al contestar».

Se fosse stato un lapsus sarebbe davvero interessante poiché nei lapsus quel che si pensa sfugge al controllo del super-io e, quindi, si dice quel che si pensa realmente.

Quindi, secondo il ministro, il generale avrebbe detto, pensandolo effettivamente, che il governo fa un uso politico della Guardia Civil: una bella gaffe a pensarci bene.

Ma veniamo al caso italiano, che riguarda la categoria di lavoratori cui appartengo: in un intervento televisivo l’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini, parlando di istituzione di zone rosse, ha dichiarato che per presidiarle servono esercito, polizia e carabinieri, non certo vigili urbani e ausiliari del traffico poiché i primi dipendono dallo stato, i secondi dai sindaci.

Questa dichiarazione ha amareggiato molti colleghi, che hanno reagito addolorati e/o sdegnati.

Come dargli torto? da un ex ministro dell’interno ci si aspetta che almeno usi il termine corretto, polizia locale, e non il desueto vigili urbani, così come l’equiparazione con gli ausiliari del traffico non è proprio delle più felici, ma la foga oratoria del Nostro è tale da non ammettere tali sottigliezze.

L’ho anche votato ma, se continua su strade come quelle intraprese ormai da tempo, credo che presto cercherò altrove (cioè nell’astensione perché non c’è niente di buono sul mercato della politica).

A parte le giravolte ed i toni inutilmente polemici di molte esternazioni, Matteo Salvini, credo però abbia azzeccato la questione, involontariamente sia chiaro.

La polizia locale dovrebbe essere sottratta dalle mani dei sindaci e organizzata su base regionale perché non è possibile permettere a ogni singolo sindaco, con tutte le manie presenzialiste del caso, di decidere dei compiti, delle mansioni, delle dotazioni dei comandi.

Così com’è antistorico avere comuni con un agente o comunque con forze così ridotte da non poter fornire un servizio efficiente alla cittadinanza (e spesso le carenze sono supplite dall’enorme buona volontà dei singoli).

Ha detto bene l’onorevole Salvini, una zona rossa non sarebbe realizzabile in gran parte dei comuni italiani, per carenza di personale o di volontà politica di questo o quel sindaco.

Abbiamo urgente bisogno di una riforma, non di esternazioni infelici ma sono sicuro che non vedrò la riforma (né prima della pensione né prima di morire) e nemmeno la fine di un modo di fare politica arrogante con proclami cui non seguono mai decisioni concrete.

La bulimia comunicativa è cattiva consigliera (sul lungo periodo); nel breve, invece, si possono commettere errori non di poco conto, come insegna il clamoroso autogol del comune di Rimini di cui ho parlato ieri, ma, come si può vedere, è male diffuso in tutto il mondo.

Parma, 20 aprile 2020, memoria dei beati Antonio Page, Francesco Page, Giacomo Bell e Giovanni Finch, Maurizio Mac Kenraghty, Riccardo Sargeant e Guglielmo Thomson, Roberto Watkinson, martiri