“Non dimenticatevi mai di questo, di essere decentrati!

E poi il carisma non si conserva in una bottiglia di acqua distillata! Fedeltà al carisma non vuol dire “pietrificarlo” – è il diavolo quello che “pietrifica”, non dimenticare! Fedeltà al carisma non vuol dire scriverlo su una pergamena e metterlo in un quadro. Il riferimento all’eredità che vi ha lasciato Don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta. Comporta certamente fedeltà alla tradizione, ma fedeltà alla tradizione – diceva Mahler – “significa tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri”. Don Giussani non vi perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o adoratori di ceneri. Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi!

“Uscire” significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una “spiritualità di etichetta”: “Io sono CL”. Questa è l’etichetta. E poi cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una ONG.”

Il testo che ho citato è preso da Avvenire ed è il discorso che il Santo Padre ha tenuto agli appartenenti a CL, nell’occasione del decimo anniversario della morte di Don Luigi Giussani.

Il primo dato che emerge è l’amore che il Pontefice ha per CL: come dice il libro dei Proverbi (13,24): “Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo” ed il Papa intende correggerlo come ben si capisce dal discorso.

A me poco interessa, a dire il vero, delle reprimende papali ai ciellini, se la vedranno loro; m’importano, invece, le parole di Francesco perchè mi sembrano importanti per ogni persona, che sia cattolico o meno.

Cosa ci dice, dunque, il Papa?

Siate decentrati, che io tradurrei con squilibrati, cioè privi di equilibrio: equilibrio è sinonimo di stasi, di simmetria, di ordine ovvero chiusura e autoreferenzialità. Non è un caso che Gesù Cristo fosse totalmente decentrato, nel suo rapporto col Padre.

Decentrato comporta anche che non si possa specchiare, cioè esclude il narcisismo: specchiarsi nella propria immagine ma anche rifarsi ad un qualche ideale (il narcisismo della livrea più bella, dimenticando che la livrea è la divisa dei servitori) cui sottomettersi per averne … l'”amore”, parola equivoca come poche.

Decentrato è chi sa che il bene lo si riceve e che fare il bene è, invece, un’espressione equivoca a rischio altissimo di narcisismo.

Seconda notazione: conservazione del carisma in acqua ossigenata o in una pergamena attaccata al muro; qui si parla di eredità, che non richiede la morte di nessuno, salvo che nell’invidia.

Il pensiero di Giussani è a disposizione di chiunque voglia approfittarne, cioè diventarne erede: è un’occasione offerta, a portata di mano e gratuita; non solo, ma soggetta a moltiplicazione senza impoverimento.

Questo è possibile se non viene pietrificata, congelata o trasformata in un’immaginetta; un’eredità, per definizione, esiste nel momento in cui ci sia un erede che la tratti come tale, altrimenti diventa un reperto, uno scarto, qualcosa di inutile, privo di efficacia.

Adoratori delle ceneri: mi fa tornare in mente la frase di Giovanni Battista che ho già citato in altra occasione, dal Vangelo di Luca, 3,8: “Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre.”

Il pensiero è il medesimo: non c’è privilegio nell’essere, salvo ricadere, ancora una volta, nel narcisismo autoreferenziale.

La questione che sta alla base delle parole del Papa credo sia davvero la questione dell’eredità e del narcisismo come sua alternativa.

Eredità significa apertura al contributo di un altro con partecipazione produttiva, senza preclusioni o limitazioni: non c’è nulla che non sia sottoponibile al regime dell’eredità.

Il narcisismo, al contrario, è chiusura, obiezione, orgoglio cioè stupidità.

Siamo figli di Abramo (o ciellini o cristiani o …) se (s)fruttiamo il suo pensiero, in tutte le forme; Gesù poteva a ben diritto dirsi Figlio del Padre poichè faceva la volontà di Lui.

Anche il diavolo ha proposto a Gesù di far la sua volontà: quale differenza?

Il diavolo chiedeva in cambio l’adorazione, cioè la sottomissione, contemplazione del Potere di cui si dichiarava detentore, anche generoso poichè ben disposto a condividerlo.

Generosità “pelosa” come si dice perchè falsa: una volta accettata l’idea che i rapporti siano basati sul Potere non c’è altra possibilità che il rapporto padrone schiavo con il padrone che non vive molto meglio dello schiavo (Saruman e Vermilinguo).

L’offerta del Padre, come fatta ad Adamo ed Eva è radicalmente, inconciliabilmente differente, essi potevano fare qualunque cosa eccetto, narcisisticamente, pensare che il Padre voglia conservare per sè qualcosa di cui essere invidiosi.

A pensarci: che interesse c’è nel voler diventare come Dio nel momento in cui questo Dio mette a mia disposizione qualunque cosa perchè la tratti come riterrò meglio, facendomi uguale a lui nella sovranità?