Un’altra citazione dal libro di Amos Oz:

Rabbi Yehoshua e rabbi Tarfon sono in disaccordo sull’interpretazione di un passo della Torah, la legge divina, e ne discutono appassionatamente per giorni e notti, senza mangiare, né dormire. Dopo sette giorni e sette notti, il Signore, preoccupato per le possibili conseguenze negative, decide di intervenire, si sente dall’alto una voce che dice: «Rabbi Tarfon ha ragione, rabbi Yehoshua ha torto. Ora andate a dormire». Ma i due sant’uomini non smettono affatto, perché il perdente si rivolge a Dio e gli dice: «Sovrano del mondo, tu hai dato la Torah agli uomini, per favore stattene fuori da questa faccenda». E Dio? Dio non s’infuria, anzi sconsolato replica: «…i miei figli mi hanno sconfitto», e si ritira, mentre la discussione prosegue.

Stattene fuori da questa faccenda è l’invito che uno dei contendenti rivolge addirittura a Dio, quale supponenza! si potrebbe commentare, ma è quella stessa che Oz attribuisce ad Abramo che osa contrattare con Dio la salvezza degli abitanti di Sodoma, nel capitolo XVIII del Genesi:

[16] Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.

[17] Il Signore diceva: “Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare,

[18] mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?

[19] Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso”.

[20] Disse allora il Signore: “Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave.

[21] Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!”.

[22] Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore.

[23] Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio?

[24] Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?

[25] Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”.

[26] Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”.

[27] Abramo riprese e disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…

[28] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”.

[29] Abramo riprese ancora a parlargli e disse: “Forse là se ne troveranno quaranta”. Rispose: “Non lo farò, per riguardo a quei quaranta”.

[30] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta”. Rispose: “Non lo farò, se ve ne troverò trenta”.

[31] Riprese: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei venti”.

[32] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”.

[33] Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

Abramo “minaccia” Dio di accusarlo di ingiustizia, qui Dio è imputabile e potrebbe essere portato davanti ad una corte di giustizia, questo pensa Oz e molto correttamente.

In effetti Dio non si comporta da … Dio, sembra, invece, stare al gioco di Abramo che rilancia, sorridendo sotto i baffi.

Non è un Dio misericordioso quello che discute con Abramo, quanto piuttosto un Signore che ha stretto un patto, ha istituito un’alleanza con Abramo con cui tratta da pari a pari senza che nessuno ne esca svilito o sconfitto.

Laico Abramo che contratta con chiunque, senza sentirsi minore di nessuno e senza necessità di fondare il suo pensiero su valori eterni, astratti e religiosi: nel dialogo non ci sono punti esclamativi ambulanti ma un dialogo tra istituzioni, una delle quali si lascia “condizionare” dall’altra pur potendola zittire con un semplice “come ti permetti?! Io sono Dio!”.

La distanza col Dio dei filosofi è abissale nè è meno lontano da quello dei preti (di cui abbonda il mondo sedicente moderno).

Sarebbe interessante declinare la parola potere rispetto ai due personaggi sulla ribalta: Dio onnipotente e uomo polvere e cenere …o altro?