A Riccione, alle giornate dedicate alla Polizia Locale, evento organizzato dal SULPL, ero stato già in due occasioni precedenti, anni fa, quando in tandem con il mitico Andrea Piselli tenemmo un incontro formativo, ma sempre in giornata.

 Stavolta, grazie alla presenza di un giovane collega di ottime promesse e persona squisitamente cordiale, che ha condiviso viaggio e camera, e grazie agli incastri degli impegni ospedalieri che mi limitano spesso gli spostamenti, sono riuscito ad andare per l’intera durata.

Partenza giovedì 9, di buon mattino, arrivo all’hotel Mediterraneo, un albergo dove siamo stati trattati con grande cortesia e disponibilità, e subito al lavoro.

Le sessioni cui ho partecipato sono state tutte interessanti, questo è superfluo dirlo, ma oltre i contributi specifici, il clima frizzante è stato quello che più mi è piaciuto, lo scambio di opinioni, le valutazioni, lo spirito di collaborazione e poi gli incontri; ad esempio ho avuto l’onore e il piacere di salutare e scambiare due parole col neo comandante di Ferrara, il mitico Claudio Rimondi, cui auguro ancora una volta i migliori auguri per il proficuo lavoro che saprà ben svolgere (gli ho preconizzato almeno due anni di patimenti ma poi la strada in discesa), da grandissimo professionista quale è.

Citare tutti è impossibile, ma dimenticare Elisa Fancinelli sarebbe imperdonabile: con lei ho avuto anche il piacere di condividere il tavolo durante uno dei pasti, poi, meno famosi ma non meno importanti la Ross & Luca (meglio Ross & Tost), colleghi modenesi che adoro da sempre, qualche buon collega della Bassa Reggiana (oltre al sempre ottimo Luca Falcitano), di Rimini, di Gambettola.

Come mi accade sempre più spesso ho incontrato un baldo giovanotto che mi ha detto: “non ti ricordi di me?”, ovvio che non mi ricordo mai, sono vecchio, per continuare con “ho fatto un corso di preparazione ai concorsi con te, tempo fa”; mi h anche confermato che gli era stato utile il corso (e, in parte, anch’io), cosa che fa sempre contento.

Ottima cena poi mi sono preso un spazio per me, per rivedere Fabio Montebelli, un amico riminese che non vedo mai (l’ho infatti giustamente e pesantemente insultato) e che ho tediato per un paio d’ore facendolo scarpinare per le strade ghiacciate (e a rischio caduta) circostanti l’albergo. Fabio è una persona che non vedo mai ma che porto sempre nel cuore.

Una serata così, parlando del più e del meno, spaziando dai toni più seri alle corde dell’ironia, valeva da sola il viaggio; tornato in camera verso mezzanotte, ho trascorso un altro paio d’ore a discutere di incidenti stradali e interventi fuori comune, di assistenza a persone coinvolte in incidenti.

Venerdì dedicato al Codice Rosso (va di moda chiamarlo così) e non solo: noi truppe cammellate d’avanguardia siamo stati raggiunti da ben 4 ceffi parmigiani, in missione.

Tra i due contributi professionali siamo riusciti a concederci un non parco pranzetto ed una passeggiata in spiaggia (il tutto in un’ora e mezzo di pausa, alla faccia dell’efficienza); anche in questa occasione tutto è andato per il meglio, con mia grande consolazione.

Ma non è finita lì, la sera era prevista la cena “riminese”: purtroppo hanno dato buca alcuni amici cui tenevo tanto, ma è comunque andata bene; il ritrovo è praticamente in famiglia perché quando andiamo (e torniamo sempre lì con grandissimo piacere) presso il Ristorante del Toro, a Miramare beach, la mitica Teresa ci accoglie con una squisitezza, cortesia, affabilità che mi fanno sentire in famiglia.

Quando capita che c’è pure presente il suo compagno, Stanislao, la piacevolezza raddoppia; anche in questo caso non mi dilungo ad enumerare i piatti, dico soltanto che gli antipasti sono stati più che sufficienti a saziare l’allegra brigata e tutti di ottima qualità, varietà e preparazione (ne riparlerò tra un po’).

Ho avuto modo di riabbracciare l’organizzatore, Umberto, che rivedo ogni volta con maggior piacere, la super fanta Roberta che sarebbe fantastica se non mantenesse il viziaccio di fumare, poi Cristian R., Luciano L., Daniele, Lorenzo, Stefano e Ivano.

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Quel che ho apprezzato è stata la presenza di diverse generazioni: dalla giovane burbetta di Lorenzo (uno dei miei cuccioli più recenti) ai quasi pensionandi Umberto e Ivano; ognuno, comunque, a suo modo una gran persona a livello professionale ed umano.

 Mi viene, a questo proposito, di pensare alla parola benedizione, che siamo abituati a chiudere tra le 4 mura, ormai quasi deserte, delle chiese; in realtà, se uno va a leggersi la Bibbia scopre vari modi di benedire e significati diversi: il primo a benedire è Dio che effonde la sua benedizione prima su pesci e uccelli, quindi sull’uomo; per i primi essa è legata alla fecondità (“Crescite et multiplicamini et replete aquas maris, avesque multiplicentur super terram”, “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra” Gen.1,22), per i secondi, che non sono natura, è di ben più ampia portata (“Crescite et multiplicamini et replete terram et subicite eam et dominamini piscibus maris et volatilibus caeli et universis animantibus, quae moventur super terram”, “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. Gen. 1,28).

Le benedizioni del Signore, quindi, sono strettamente legate alla prosperità, alla fertilità.

Poi ci sono quelle degli uomini ad esempio quella di Isacco a Giacobbe: la benedizione è una parola efficace e irrevocabile, essa costituisce colui che viene benedetto, non solo parole al vento ma hanno un’efficacia direi costituzionale, come ben si vede nell’episodio citato di Isacco e Giacobbe.

Chiudo il discorso con la grande benedizione di Dio al suo popolo eletto (Num. 6.22-27): il volto del Signore sul suo popolo è a questi propizio e gli concede pace.

Questa pedante digressione serve per sottolineare quello che, spesso, le persone che mi frequentano, poco o tanto che sia, pensano che io faccia loro i complimenti come se fossi un laudator, uno buono che riconosce e magari amplifica le qualità dell’altro; nulla di più sbagliato: il mio parlare bene di una persona ha sempre il senso di una benedizione che, potremmo tradurre, con termini molto laici: “che tu sia sovrano e che prosperi ogni affare e si compia ogni iniziativa che intraprendi”.

Sabato mattina il programma prevedeva una parte diciamo politica, quella di consegna di encomi e attestati, consegnati ad iscritti e non iscritti al SULPL, quindi i saluti: con mia grande sorpresa ho scoperto che tra i premiati c’era anche il mio amatissimo Cristian Cosimo, da Formigine con furore, oltre ad altri colleghi modenesi: è stato un grande piacere rivederli né mi sono sentito di scapparmene via senza condividere con loro il pranzo.

Mi hanno chiesto dove andare a mangiare e dove se non nello stesso posto della sera precedente?

Ogni collega ha gustato tutte le pietanze proposte, si è portato a casa il biglietto da visita del locale perché tutti sono intenzionati a tornarci (e chi ne dubitava?).

La giornata ha quindi avuto un’inaspettata mangereccia conclusione (senza questo fortuito incontro avremmo saltato il pranzo e tornati subito a Parma), ancora una volta assolutamente positiva e di questo sono grato a Teresa e a tutto il suo staff (oltre alla simpatia di Stanislao) che mi hanno fatto fare un figurone coi colleghi.

Chiudo definitivamente ringraziando il SULPL e tutti e ciascuno di coloro che ho incontrato, salutato, avuto come commensali; saluto a distanza perché non sono riusciti a venire (con mio grande rammarico) Marco G., Andrea R. e Davide Z., mentre il buon Jader mi ha snobbato in favore di un’altra cena ma, essendo un giovanotto adorabile, lo perdono volentieri; un ringraziamento particolare al mio compagno di viaggio e camera, il pazientissimo Alf, che è stato delizioso in ogni circostanza, come sempre.

Tre giorni che mi hanno corroborato, come non era da tempo.

Riccione 9-11 gennaio 2019