a margine del funerale di Mario Cerciello Rega

Oggi è stato celebrato il funerale del vice brigadiere Mario Cerciello Rega: al Carabiniere vittima di un efferato delinquente auguro di riposare in pace, cioè, come dico sempre (ed auguro anche a me stesso), di elaborare quell’inconcludenza del pensiero che affligge ogni essere umano e che si chiama peccato originale e nevrosi.

Il purgatorio a questo serve ed è stato un’ottima invenzione della chiesa.

A margine di questo luttuoso episodio mi permetto due considerazioni su fatti collaterali, che hanno scatenato polemiche feroci.

La benda agli occhi di uno dei due arrestati che pare fosse anche ammanettato: in assenza di motivazioni che giustifichino un simile comportamento, mi permetto di dire che è stato un gesto perlomeno “riprovevole” che merita le opportune indagini qualora si ravvisino fatti reato o un provvedimento disciplinare.

Le forze dell’ordine sono chiamate a tutelare coloro che prendono in carico, siano pur anche delinquenti, perché spetta a chi indossa una divisa rendere manifesto a tutti che la supremazia, in uno stato di diritto, spetta alla legge; difficilissimo metterlo in atto quando accanto giace il corpo di un commilitone, ma proprio in questi momenti è indispensabile che prevalga il diritto.

Non c’è vendetta nell’operato delle forze di polizia e quando questa riesce, invece, ad insinuarsi ne derivano disastri cui è difficile e comunque faticosissimo porre rimedio.

Dunque venga punito, ai sensi di legge, chi ha compiuto un gesto che macchia l’Arma dei Carabinieri, ma questo schizzo di fango non sia il pretesto per qualunque manovra di delegittimazione dell’Arma e delle altre Forze di Polizia e, nello specifico, per dimenticare o attenuare la responsabilità di chi quel gesto esecrando ha compiuto.

La seconda nota a margine riguarda la famosa e, spero, quanto prima ex professoressa, che ha gioito per la morte di un uomo in divisa e con lo sguardo poco intelligente.

Anche nel suo caso mi auguro che lo stato di diritto non si vendichi ma applichi le sanzioni che sono previste, senza sconti ed eccessi punitivi.

Quel che mi ha colpito, però, è un’altra questione: la reazione della donna all’evento, tutta fondata su impressioni, su un’azione reazione in cui quel che è andato in tilt è il pensiero.

Una docente, anche giornalista, quindi, in teoria, un’operatrice del mondo della cultura, è una persona che della riflessione, della ponderazione dovrebbe campare perché a che altro serve un docente se non a sviluppare, lui per primo (per averne beneficio), il pensiero?

Per le informazioni oggi basta la rete, quel che serve è Qualcuno che avendo voglia sappia suscitare il desiderio anche negli studenti, desiderio, voglia cioè, ancora una volta, pensiero che di desiderio è sinonimo.

Chiudo con un riferimento generale ai “buoni” così buoni che più buoni non si può; Sigmund Freud ha individuato un importante meccanismo di difesa dell’io che si chiama formazione reattiva di cui wikipedia offre una veloce definizione: “Il processo di formazione reattiva si concretizza funzionalmente con la produzione di istanze endopsichiche, e l’assunzione di atteggiamenti e comportamenti coscienti, che sono totalmente opposti al contenuto psichico che è stato inconsciamente rimosso. Ad esempio, un forte desiderio sessuale inconsciamente represso può trasformarsi nell’assunzione, a livello cosciente, di un atteggiamento di moralismo intransigente.”

Uno dei modi è nascondere l’odio con l’amore, che sta andando di gran moda in questo periodo.

Parma, 29 luglio 2019, memoria di santa Marta

 

 

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