In primis vorrei ringraziare l’amico Federico che, richiesto di una consulenza, è andato ben oltre, con la sua squisita cortesia, che ricordo sin dai tempi del liceo.

Mi ero fatto qualche scrupolo pensando di arrecargli disturbo, poi ho pensato che, essendo amico, andava sfruttato e senza necessariamente ricambiare o compensare per l’incomodo: mi veniva in mente Freud quando parlava del tabù maschile della passività, ovvero l’insopportabilità del “maschio” rispetto all’idea di ricevere.

La stupida preferenza, direi coattiva, per il fare, agire e non subire, accettare, ricevere: è una tentazione  che ogni tanto mi riprende ma che ho imparato a giudicare per quel che è e vale: poco.

Non è un’amicizia disinteressata e mi auguro che possano accadere altre e numerose occasioni di sfruttamento (anche da parte sua quando lo riterrà) anche se non in ambito assistenziale come questa volta.